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 Abbiamo realizzato un Esclusivo Club per gli Artisti Contemporanei Italiani
(fatta eccezione per alcuni stranieri che hanno esposto in mostre personali o collettive alla Grafica Campioli ) A r c o n I t a l i A
diventerà una tra le migliori guide dell'Arte Contemporanea italiana, una vetrina sul mondo dell’arte alla quale nessuno potrà restare indifferente
SEI UN ARTISTA? Vuoi essere maggiormente presente nel panorama dell'arte in Italia? ArconItaliA ti offre G R A T I S uno spazio per inserire Cognome e nome, luogo e data di nascita indirizzo, telefono fisso e cellulare, sito web ed e-mail galleria di riferimento, breve cenno critico Manda una mail a info@graficacampioli.com o telefona al numero: 069064456
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Abate Alberto
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Abbaci Abdel Akim
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Algeria
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Accardi Carla
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La sistematica ricerca ed esaltazione del segno-colore connota da oltre mezzo secolo la personalità artistica di Carla Accardi (Trapani 1924) , fra i massimi esponenti dell’astrattismo italiano. Dal 1946 a Roma, la giovane siciliana si impose presto all’attenzione dei maggiori critici come uno dei protagonisti del gruppo "Forma" (1947), con Sanfilippo (suo marito), Dorazio, Perilli, Consagra, Turcato.
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Adami Valerio
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Bologna 17.3.1935
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Agnetti Vincenzo
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Milano 14.09.1926 idem 01.09.1981
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Al Amer Sahar
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Alberti Raphael
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Cadice 1902
Espone alla Grafica Campioli nel 1988 disponibile: volume rilegato in pelle con 19 incisioni originali XXIV/CLXXX FORMATO 30X40 "Romancero Gitano" di Federico Garcia Lorca Edizioni FILIGRANA Sociedad Anonima De Ediciones Limitadas Madrid-Barcelona
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Alecci Fabio Maria
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Alechinsky Pierre
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Espone alla Grafica Campioli nel 2001
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Alinari Luca
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Firenze 27.10.1943
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Allegretti Luiz
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Altieri Pasquale
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Alvarez Josè Maria
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E' presente alla Grafica Campioli con le "Parole Contate"
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Amato Serafino
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Amigoni Taddio Germana
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Sesto San Giovanni 3.10.1941 Via dei Giornalisti 40 RM 0635401500 - 3390320779
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Angelani Paolo
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI Paolo Angelani nasce a Monterotondo il 15 agosto 1930. Fin da bambino manifesta predisposizione e interesse per il disegno. Nel 1945 si iscrive all'istituto d'Arte. Di tale periodo rimane copia a matita de "L'aurora" di Guido Reni. Nel 1947 frequenta l'Accademia di San Luca dove esegue i primi disegni di nudo. Appaiono i primi acquarelli e una tempera di impostazione cubista. Nel 1948 profonda traccia lascia in lui il viaggio a Venezia, per visitare la Biennale d'Arte. Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1985 Disponibile: Fotolitographia e incisioni varie formato 35x50. Cataloghi
Nel 1945 si iscrive all'Istituto d'Arte. Di tale periodo rimane copia a matita de "L'Aurora" di Guido Reni. Nel 1947 frequenta l'Accademia di San Luca dove esegue i primi disegni di nudo. Appaiono i primi acquarelli e una tempera di impostazione cubista. Nel 1948 profonda traccia lascia in lui il viaggio a Venezia, per visitare la Biennale d'Arte. Nel 1949 esperimenta la china, usa molto l'inchiostro a macchia color seppia. De "L'occupazione delle terre" che rievoca le lotte contadine dell'epoca cui aveva preso parte, e per questo aveva fatto anche 21 giorni di prigione, rimane soltanto il bozzetto (in tecnica mista), essendo il quadro andato perduto. Diventa amico del pitore Ziveri, suo maestro. Nel 1950 si fanno più frequenti i disegni di influenza cubista. Consegue, con l'anticipo di un anno, il diploma di maestro d'arte e si iscrive all?accademia di Belle Arti in Roma. Maggior interesse sembra rivolto al cubismo, anche se in vari schizzi e studi comincia a trasparire un richiamo per la tendenza neorealistica. Nel 1952 esordisce con una mostra personale a Monterotondo, seguita da intensa partecipazione popolare, trattandosi della prima manifestazione del genere nella cittadina laziale. Vengono esposte oltre 250 opere. I disegni sono, per la maggior parte, ritratti dal vero di congiunti, amici, conoscenti, contadini. Abbandona il cubismo. Nella "Strage" (ispirato alla fucilazione del patriota greco Beloyannis che evoca in lui il tema della fucilazione dipinta da Goya) esplode tutta la ripugnanza verso la guerra e ogni forma di repressione della libertà e degli ideali di giustizia. Nel gennaio del 1953 partecipa. a Livorno, alle Olimpiadi culturali della gioventù inaugurate da Guttuso, che già conosce dall'Accademia. Affronta esperienze nuove, eseguendo disegni e quadri nelle campagne di Pomarance e nelle boracifere di Lardarello. Scrive articoli e esegue disegni pubblicati, poi, sulla rivista "Incontri oggi". E' il periodo del grande fervore pittorico neorealista. Intraprende studi sulla tecnica della puntasecca. Modella, in argilla, alcuni ritratti. Ha frequenti contatti con il pittore Sandro Mirabella. Insieme si recanoa dipingere contadini e paesaggi, a Monterotondo. Nel mese di marzo partecipa, con il quadro "Case", alla prima mostra d'arte del Lazio, tenuutasi nella Galleria di Roma, in Via Sicilia. Nel 1954 conosce tarcisio Bedini, che diventerà assistente di pittura di Oppo e molta importanza avrà nella sua vita. Insieme, in lambretta, vanno alla ricerca dei paesaggi da ritrarre nei dintorni di Monterotondo e sul Tevere, in particolare. Di un altro suo viaggio a Venezia rimane uno scorcio di Piazza San Marco. Il 20 dicembre espone nel giardino di Raffaello e della Fornarina da "Romolo" a Porta Settimiana in Trastevere, in una collettiva con Tarcisio Bedini e Carlo Mariani. Nel 1955 viene ammesso ad esporre (un paesaggio) alla VII Quadriennale Nazionale dìArte di Roma, al Palazzo delle Esposizioniu. Realizza "La fornace" e un omaggio a Coubert, ispirato ad un quadro raffigurante una marina. Il 1956 è l'anno in cui consegue il diploma dell'Accademia di Belle Arti ndi Roma e della mostra personale alla Galleria "Il Pincio" di Roma, presentato da Alberto Ziveri. Particolare considerazione merita un nudo di donna, dipinto a cui arriva dopo una lunga serie di disegni. Nel 1957 è chiamato a prestare servizio militare. Torna, numerosa, la produzione di disegni, che si possono dividere, a seconda dei soggetti, in tre tipi: una, avente per oggetto figure ispirate alle opere del Tintoretto, un'altra ai giocatori di biliardo, ed una terza - la più importante e conosciuta - alle osterie. A Natale, in una lettera, scrive di aver visto una mostra degli espressionisti tedeschi, dice di sentire una stretta parentela con quel mondo e, in particolare, con Nolde. Il ritorno alla vita civile, nella primavera del 1958, segna un nuovo slancio nella ripresa dell'attività pittorica. Vince il primo premio alla mostra dei pittori sabini svoltasi a Poggio Mirteto. In luglio si svolge a Monterotondo, nei locali della Pro Loco, una sua personale. E' presente alla "Prima Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio" svoltasi a novembre nel Palazzo delle Esposizioni. Ha il suo primo studio a Roma in via Vespasiano 12 e lascia quello di Monterotondo, in Via Saffi. Da questo periodo gli sarà molto vicino il cugino Sandro Angelani. Frequenta l'ambiente degli artisti di Via Ripetta. In estate si reca in Spagna, passa molto tempo al Museo del Prado e all'Accademia di San Fernando per studiare Gpya, Velasquez, Rembrandt e El Greco. Stabilisce contatti con alcuni pittori spagnoli. La produzione artistica è caratterizzata dagli studi eseguiti nel mattatoio di Monterotondo. Tiene una mostra a Tivoli, con vivo successo di critica. Espone per la seconda volta alla GGalleria "Babuinetta" di Roma. Insieme a Tarcisio Bedini partecipa alla mostra del "Maggio" di Bari. Nell'estate del 1960 partecipa alla manifestazione popolare di Porta San Paolo contro il governo Tambroni e alle elezioni amministrative del 6 novembre che lo conduranno ad assumere l'incarico di Sindaco di Monterotondo, il 23 gennaio 1961. A questo periodo risalgono soltanto due olii, uno dei quali "Figura e lume" verrà esposto successivamente alla IV Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio del 1963. E' presente alla Terza Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio avente per tema "Roma nel Risorgimento". Profondo turbamento suscita in lui la tragica morte dell'amico Bedini, il cui rimpianto non lo abbandonerà mai. Il 1962 segna la realizzazione di molti suoi quadri tra i più significativi, come "Ponte Vittorio", "Il tramonto al Gianicolo" e "Paesaggio di Malagrotta". Vince il primo premio alla Mostra di Arti Figuratyive di Monterotondo, espone in una collettiva alla Galleria La Nuova Pesa di Roma e realizza la seconda mostra personale che si svolge a Padova, alla Galleria "Il Sigillo", presentato da Domenico Purificato, con notevole risonanza sulla stampa. Nel 1963 si trasferisce a Vicolo Santa Maria in Cappella, in Trastevere, dove ha sede lo studio di Marcello Avenali e di altri artisti. Con il quadro "Il fiume Sacco" partecipa al "Premio internazionale di Pittura Città di Recanati". Nel 1964 vince il concorso nazionale per la realizzazione di un'opera d'arte per il nuovo edificio scolastico destinato alla sciola elementare del Comune di Rignano Flaminio. E' invitato a "Premio città di Prato" e vi invia due grandi tele sul tema "La Tempesata", testimonianza di una nuova concezione pittorica. Ha continui contatti con Mino Maccari, in quanto riprende ad impegnarsi nella tecnica dell'acquaforte. Nel 1965 "L'Unità" pubblica, in edizione nazionale, due suoi disegni che illustrano altrettanti racconti. In giugno, a seguito della partecipazione ad Ancona della "Mostra Biennale delle Regioni", ottiene il diploma d'onore. In settembre vince il 4° Premio di Pittura a Genazzano A novembre prende uno studio i8n Via Vittoria 24, in pieno centro storico, ma tiene ancora quello in Trastevere dove in marzo si svolge una personale allo "Studio 12" di Avenali, con presentazione di Antonello Trombadori. A Damasco, nello stesso anno, sotto l'egida del Ministero della Cultura, tiene una personale alla Galleria Siwann. Nel 1966 npartecipa alla mostra estemporanea di Calalzo di Cadore, vincendo il primo premio (l'opera è presso l'E.P.T. di Belluno). Due vicende internazionali lo colpiscono particolarmente e se ne trova traccia nelle sue opere: l' "Escalation" della guerra nel Vietnam e la morte di Che Guevara, nel 1967. Il 1967 rappresenta un anno importante: ritorna a maggio, alla Gelleria "Il Sigillo" di Padova, con una mostra personale che, per il succeso riportato, viene ulteriormente prorogata e, inoltre, vince il Concorso Nazionale per l'esecuzione di un'opera per l'Aula Magna dell'Istituto Bernardi di Padova. Trattasi di un murale di metri sette per tre, eseguito con la tecnica dell'affresco. Conosce e fa amicizia cpn il pittore padovano Gioacchino Bragato. Espone a Parma. Appaiono di frequente, in questo periodo, nei suoi quadri un gufo e il cane di nome Cucci nei primi giorni di agosto del 1968 parte per la Persia, facendo sosta a Beirut. Soggiorna a Teheran e viaggia attraverso l'Iran. Ritrae molti paesaggi, il ricordo di quell'ambiente gli ispirerà, poi, una feconda produzione. Trascorre la fine del 1969 a Parigi, dove ha contatti con alcuni artisti. Caratterizzano questo periodo approfondimenti su temi degli anni precedenti. Nell'ultimo scorcio della sua vita sviluppa, fondamentalmente, due soggetti: le nature morte e il paesaggio del Tevere. Nell'aprile del 1971 fa parte della giuria dela Biennale internazionale di Arte Contemporanea "Città di Monterotondo". Nel decennale della morte dell'amico Tarcisio Bedini, si impegna nell'organizzazione di una mostra antologica dell'artista, al Palazzo del Comune di Ostra. Il 20 luglio di ritorno da Ostra, prossimo a intraprendere un viaggio nell'Asia Centrale che molto lo entusiasma, la macchina con la quale viaggia insieme alla fidanzata Maria Pia Ballanti, viene improvvisamente investita da un'altra auto. Ricoverato all'Ospedale di Civita Castellana, vi muore quattro giorni dopo, il 24 luglio.
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Angeletti Michela
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Scandiano 28.2.1974
ia Pradello, 25 Pazzano di Serramazzoni MO 0536957221 fax 0536931168 - 3355346632
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Angeli Franco
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Roma 14.05.1935 idem 1988
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Angelosanto Angelosanto
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Annigoni Pietro
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Milano 07.06.1910 Firenze 1988
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Anselmi Emilio Mitia Arjuna
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 1994 - 1996 - 1997 - 1998 - 1998 - 2002 - 2004
Emilio Anselmi Mitia Arjuna nasce nel 1940 a Tressano (corretta dizione della forma dialettale di Terzano - Tertianus fundus, fondo di Terzo) una frazione del comune di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia. All’età di quattro anni segue la famiglia a Modena dove resterà fino a trent’anni quando, per ragioni di lavoro, si trasferisce a Tor Mancina nei pressi di Roma dove inizia a dipingere solamente a partire dal 1970 malgrado l’ottima predisposizione per il disegno dimostrata fin dalla sua partecipazione al corso di “Modellista” nella Scuola Professionale di Stato “Fermo Corni” di Modena e, soprattutto, grazie alla sua frequentazione, in qualità di collaboratore, nella Galleria romana “Il Nuovo Carpine” di Giorgio Braghiroli
Pittore, incisore e scultore, predilige le sfumature della monocromia ai colori di una ricca tavolozza. Si esprime, prevalentemente, con materiali riciclati, manoscritti antichi, cartoni, legni e metalli. La sua arte vuole rappresentare e rappresenta un ritorno alla dimensione naturale o primordiale del sacro.
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MOSTRE PERSONALI 1974 Monterotondo Centro Sociale di Educazione Permanente - Palazzo degli Orsini; 1974 Casaprota Provincia di Rieti - Pro Loco; 1975 Monterotondo - Sala Consiliare; 1976 Modena - Galleria d'Arte Ghirlandina; 1977 Roma Via dei Prefetti- Galleria d'Arte Contemporanea "Il Triangolo"; 1977 Roma Via della Stelletta - Galleria d'Arte "Pantheon Ventuno"; 1978 Roma - Circolo Sociale d'Arte "Prenestino-Centocelle"- Frantumazione della parola Davide De Felici; 1979 Sulmona (L'Aquila) - Circolo d'Arte e Cultura "Il Quadrivio"; 1979 Jesi (Ancona) – (Mostra a tre) Palazzo dei Convegni; 1980 L'Aquila - Galleria d'Arte Contemporanea "La Sonda"; Dal 1980 dirige la "Grafica Campioli" Stamperia e Galleria d'Arte in Monterotondo (Roma); 1991 Rieti - Excalibur "Pietre" Arianna di Genova; 1992 Monterotondo (mostra a due) Grafica Campioli "Estate Eretina; 1994 Monterotondo - Galleria d'Arte Contemporanea Grafica Campioli; 1995 Castelvecchio Subequo (L'Aquila) - Museo Civico "Il tempio della memoria"; 1995 Rieti - Palazzo Comunale "Il tesoro nascosto" Franco Campegiani; 1997 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura "Grafica Campioli"; 1997 Roma - Galleria d'Arte Contemporanea L'Ariete "Bianco di Persia"; 1997 Mentana - Palazzo Borghese - "Pietre Miliari" Anna Chiara Anselmi; 1998 Monterotondo - Grafica Campioli "Il popolo delle Pietre, della Musica, delle Immagini"; 1998 Monterotondo - Palazzo Orsini "Progetti di delirio" Miriam Poddi; 1998 Monteflavio (Roma) Pineta – “La ruota di medicina” Happening; 1998 Roma Chiesa Anglicana All Saints “Sacred Spirit” Mario Lunetta; 2000 Roma Chiesa S.Rita dei Poverelli “La Porta del Cielo” A.C.Anselmi, A.Antoniani, L.Billi, G.Iacomucci Litofino, M.Ruiu; 2000 L’Aquila – Palazzetto dei Nobili “La Porta del Cielo” “Omaggio a Celestino V”; 2002 Monterotondo – (Mostra a due) Ass. d’Arte & Cultura Grafica Campioli “Frammenti e Frammenti”; 2004 Monterotondo – Centro Culturale “Antiche Cantine Mancini” Antonello Ferrero; 2004 Modena – (Mostra a due) Sala Comunale “Paradisino” – Pepper and Secret Spirit; 2004 Ariccia – Locanda Martorelli “I giorni dell’Omega” – Aldo Onorati; 2005 Monterotondo – Scalinata del Palazzo Orsini “Calice”; 2006 Monterotondo – Tutti a borgo “Le sculture in piazza” Happening; 2007 Monterotondo - (Mostra a due) – “Prove generali” –Grafica Campioli. BIBLIOGRAFIA Il Tempo, Il Resto del Carlino, La Gazzetta dell'Emilia, Praxis Artistica, Allgemeines Kunstlerlexicon – Dar Leipzig, Art Guide, Anna Bella, L'Elite, Tiburno, Hinterland, Monterotondo Oggi, Mondo Sabino, La settimana a Roma, Il Popolo, Il Centro (Aquilone) - La Sponda, Scena Illustrata, La Ribalta, A.G.E.S., Annuario Comanducci, Paese Sera, L'Osservatore Romano, Teleuropa, Catalogo d'Arte Contemporanea Editrice Alba, Radio Televisione Teleroma 56, Radiondasabina R.O.S., Rai Rete Tre (Gazzettino Regionale del Lazio), Artesette di Telejolli 41, Vademecum dell'Arte Editrice Il Pilastro - Firenze, TV1 Radiotelevisione Sulmona. "migrare" ferro h. 2 mt.
Hanno scritto: Giovanni Anceschi, Anna Chiara Anselmi, Andrea Antoniani, Berenice, Elisabetta Berliocchi, Luigi Billi, Giorgio Braghiroli, Franco Campegiani, Bruno Caruso, Anton Ponce de Leon, Daniele De Felici, Arianna Di Genova, Franco Ferrari, Antonello Ferrero, Elisa Francesconi, Giancarlo Iacomucci Litofino, Mario Lunetta, Fabio Marazzi, Fausto Marzioli, Aldo Onorati, Ferruccio Veronesi, Daniela Pierpaoli, Miriam Poddi, Sergio Guzzo Premoli, Carlo Previdi, Gian Luca Promontorio, Massimo Ruiu, Sangiuliano, Elide Smeraldi, Enrico Todi.
"pesa sulle cose la luce" locandina della mostra a Campogalliano (Modena)
MOSTRE COLLETTIVE 1973 Comune di Monterotondo – III biennale d’Arte Contemporanea “Premio Città di Monterotondo”; 1973 Galleria S. Achille Martire – Roma 1° Trofeo S. Achille Martire; 1973 Galleria La Metopa – Roma “Trofeo Settembre a Roma”; 1973 Galleria Luigi Calamatta – Civitavecchia “XXXV Premio Nazionale Civitavecchia”; 1973 C.S.E.P. Comune di Monterotondo – Mostra D’arte; 1974 Circolo Culturale Il Dialogo – Rieti “Maestri e Pittori Contemporanei”; 1975 Palazzo delle Esposizioni - Roma “Mostra Regionale d’Arte Lazio’75”; 1977 A.C.L.I. – Monterotondo “II rassegna d’arte contemporanea”; 1977 Monterotondo Scalo – Estemporanea “Trofeo Paolo Angelani”; 1978 Comune di Monterotondo “V biennale d’arte contemporanea Premio Città di Monterotondo”; 1978 Comune di Monterotondo III Circoscrizione – Collettiva d’Arte Contemporanea; 1978 Monterotondo Scalo – Estemporanea “Trofeo Paolo Angelani”; 1978 Circolo Sociale d’Arte Prenestino Centocelle – Roma “II rassegna d’arte Contemporanea”; 1979 Sassoferrato Ancona – Università degli Studi di Urbino “XXIX rassegna di pittura “G.B.Salvi”; 1979 Parigi - Francia Bilan de l'Art Contemporain "Gli artisti d'Italia a Parigi"; 1979 Comune di Monterotondo IIIa Circoscrizione - "Mostra dedicata a Paolo Angelani"; 1979 Sulmona - L'Aquila - VIa Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea; 1986 Isola del Gran Sasso d'Italia (Teramo) - Mostra d'Arte "Incisori Contemporanei"; 1987 Associazione Pro-Loco Comune di S. Gregorio da Sassola - "Mostra estemporanea di pittura"; 1993 Roma - "Collezione di farfalle" (Paolo Balmas); 1995 Palazzo Corvaja Taormina - "Tutte le Madonne del Mondo"; 1996 Galleria d'Arte Tricromia - Mentana "Proposte '96"; 1996 Voci dell'Arte - Roma "Tutte le Madonne del Mondo"; 1997 Centro Sperimentale Tor Mancina "Mostra Internazionale di Scultura"; 1998 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura Grafica Campioli "Il Delta di Venere"; 1998 Nemi - Inti raymi (Festa del Sole) -Organizzazione ACCSIA Indios d'America; 2001 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura Grafica Campioli "Arte in folio"; 2002 Roma - Torretta Valadier (Transcritica) – L’acqua “I fiumi del Lazio”; 2002 Roma – Palazzo Valentini (Transcritica) – L’acqua “I fiumi del Lazio”; 2003 Monterotondo – Ass.ne d’Arte & Cultura Grafica Campioli “Percorsi”; 2006 Vaduz– Partecipa al “Reto engare Wasserhilfe con un’opera.. Liechtensteinischen Kunstmuseum; 2006 “I sentieri del gusto” Legambiente, Regione Lazio, Ass. Perseo, Comune di Monterotondo; 2006 Incontriamo la Cultura – Parco Arcobaleno - Ass. Perseo Comune di Monterotondo; 2006 “I sentieri del gusto” Legambiente, Regione Lazio, Ass. Perseo, Comune di Monterotondo; 2006 Meisterschwanden (Svizzera) Kunst forum mitgliender e glast – Austellung;
PRESENTAZIONI, RECENSIONI E TESTIMONIANZE "...perchè ho scelto come base delle mie opere la carta scritta, usata, da buttare per intenderci è soltanto un fatto tecnico oppure si tratta di un impegno per trasmettere l'importanza che potrebbe avere la frantumazione della parola…". Il dialogo con Anselmi Emilio inizia più o meno così; il perché della frantumazione della parola è meno complesso di quel che sembra. L'artista reggiano si oppone alla parola usata con disonestà, con dolo, con malafede. Per un fattore analfabeta un affare concluso con una stretta di mano è stipulato; in separata sede gli si potrebbe far firmare atti che lui, parlandone, non accetterebbe. Proprio perché non sa leggere. L'uso della carta scritta è attento ed oculato; non è carta normale: si tratta di fogli sui quali sono scrupolosamente annotati i conti della "roba". Quello di Anselmi è il discorso della terra irrigata con il sudore degli uomini preposti a lavorarla dall'alba al tramonto. Si affollano nella mente indimenticabili pagine di Giovanni Verga e Grazia Deledda: nella loro rassegnazione nel loro amore e disonore per la terra si trovano molti dei motivi che emanano dalle tele di Emilio Anselmi. Motivi recentemente balzati con pieno merito agli onori del grande schermo grazie ad Olmi e Bertolucci con "L'albero degli zoccoli" e "Novecento"; scene, pause, sguardi, silenzi più adatti ad un'opera lirica che a quadri o pellicole cinematografiche, ma non per questo meno suggestivi… … Scrive Anselmi: si tratta di un consuntivo della parola, del suo significato, del suo valore politico, per farne emergere le contraddizioni ed indicarne l'occulta finalità. In parete d'inganni si realizza, forse, quella frantumazione della parola che dà il titolo alla personale, frantumare, eliminare la parola disonesta ed ingannatrice, imparare a comunicare con i nostri simili grazie alle illimitate qualità sensoriali ed extra-sensoriali di cui è ricco l'animo umano. Come? La risposta la dà Anselmi stesso: "La Natura di insegna tutto, basterebbe voler apprendere". Di pregevole fattura anche le opere scultoree; si tratta di radiche di fiume di diverse dimensioni trattate con successivi strati di oli e colori; esili scheletri trasportati per chilometri e levigati per anni dalla corrente. Da Verga alla Deledda, da Olmi a Bertolucci alle radiche del Po di Bacchelli è un unico susseguirsi di profumi e sensazioni che danno vita alle tele di Anselmi. E' semplice e bello seguire l'artista nella sua frantumazione della parola con tutte le componenti di cui s'è detto, ma sono da non dimenticare i fogli di quaderno con la conta della roba. Sono parte integrante della pittura di Anselmi, con l'augurio e la speranza che il "Fattore" torni nuovamente sposo della terra. Daniele De Felici

Alla galleria Pantheon Ventuno ha riscosso grande successo la personale di Emilio Anselmi. Sebbene si tratti di un autodidatta, la sua pittura è estremamente valida. Dalle sue opere emana una forza spirituale veramente fuori dal comune, dove l'Arte supera la tecnica. (Teleuropa - n. 5/6 . 1997)
Alla "Ghirlandina" (Canalino 43), prima personale modenese di Emilio Anselmi, un reggiano trentasettenne che vive a Monterotondo, presso Roma. La mostra si raccomanda per il rigore col quale Anselmi - approdato alla pittura da pochi anni - conduce la sua ricerca in un'area che definiremmo di naturalismo astratto con propensioni liriche. Si tratta di chine che, dopo essere state diluite con solventi, vengono tese a spatola. E' questa la fase più delicata dell'operazione perché c'è il rischio di cadere nel casuale o nella decorazione epidermica; trabocchetti ai quali il pittore quasi sempre si sottrae. (Il Resto del Carlino) Ferruccio Veronesi
Emilio Anselmi ha cominciato a dipingere da poco più di quattro anni. Nativo del reggiano trentaseienne, residente a Tor Mancina di Roma, dove lavora, ha allestito in questi giorni una mostra personale alla Galleria Ghirlandina in Via Canalino 43. Una trentina fra quadri e disegni, che proseguono l'iter percorso da Anselmi in questi anni di lavoro artistico già denso di riconoscimenti (fra l'altro il 1° premio, per elencarne uno, di grafica bianco e nero alla mostra regionale d'Arte "Lazio '75"). Disegni e pittura (quest'ultima utilizza sapientemente una tecnica di china diluita e stemperata a spatola) meritano un esame separato. Nei primi, la ricerca prevalente dell'artista è indirizzata verso un effetto di arcane geometrie che scandiscono lo spazio per esigenza connaturata; è quasi l'impossibilità di rinunciare a una decifrazione personale a un dialogo con significati intuiti dall'artista e ritrasmessi in un eloquente gioco di prospettive e di scorci che suggeriscono l'assorbimento del reale nell'ideale. Sulla delicatezza del disegno si innesta poi la prevalente produzione a china, che alla Ghirlandina fa la parte del leone. Si tratta di quadri di un assoluto personalismo. Emilio Anselmi offre, senza compromessi con una facile retorica, il sentimento di un tema di incontaminato astratto che ruota ancora sull'idea dello spazio. Squarci di immagini tolte quasi da paesaggi preistorici, affastellarsi di richiami alla realtà ovattata, idealizzata con la particolare tecnica del pittore, con la china diluita che meglio di qualsiasi altra soluzione riempie di delicata atmosfera le composizioni. Una mostra che appare convincente, rigorosa nella coerenza quanto precisa nell'espressione, che certamente riflette da parte dell'autore il possesso di strumenti estremamente efficaci. Una promessa anche per il futuro. (La Gazzetta dell'Emilia) m.d.m.
I lavori di Anselmi presentati all'Excalibur di Rieti nascono dalla pratica a lui familiare di ricercare elementi naturali (come radici di alberi o pietre), forme, colori ed immagini che possano confrontarsi con l'arte. Così la scultura, che si origina dal primitivo gesto di "modellare" oggetti, affermando un'appropriazione della materia da parte dell'uomo, inverte qui il suo processo, dandosi come operazione già naturalmente compiuta. L'artista diventa un demiurgo che "trae fuori" da una presenza già di per sé consistente, una corposità emozionante. Anselmi racconta di aver raccolto i suoi sassi nel corso del tempo, di averli guardati a lungo, di averli lasciati "vivere" accanto a sé nei giorni, fino a quando, sentitosi pronto ad interagire con loro, ha deciso di trasformarli in oggetti artistici. Dai precedenti lavori pittorici di Anselmi (costituiti da collages di carte antiche manoscritte che nelle loro venature già avevano in nuce le "rughe" della storia), alle pietre, il passo è breve e necessario. L'intervento dell'artista è ridotto al minimo: da una parte la presenza di una pietra che sulla base di una riflessione estetica è stata scelta fra migliaia di altre, diventando così una architettura della memoria, una specie di rudere che racchiude in sé un intero universo di linee, forme e colori; dall'altra parte, uno stralcio di carta manoscritta, che viene incollato sul sasso, con un atteggiamento di grande rispetto, che affonda le sue radici nelle pratiche orientali del pensiero Zen. La carta non invade la pietra, ma la accompagna suggerendo il paragone tra due percorsi svoltisi parallelamente: quello della natura e quello dell'uomo. Non c'è nulla di concettuale alla base dell'operazione di Anselmi; né alla base del ready-made che egli consacra con il suo atto artistico, è avvertibile un intento provocatorio. Piuttosto nel suo processo creativo è rintracciabile una matrice di origine romantica che idealizza il senso estetico delle cose e la loro immediatezza espressiva. L'opera di Anselmi si presenta concepita come una stratificazione su due livelli: la base della scultura, lavorata ad intarsi di carte manoscritte ed impreziosita come un vero oggetto d'arte, a cui viene affidato il racconto della Storia, e la pietra "reinterpretata", che invece si assume il compito di generare il confronto tra la memoria collettiva e l'Io dell'artista. La carta utilizzata da Anselmi è tratta dall'archivio di un fattore di campagna: vi compaiono cifre, conti, a testimonianza di un lavoro quotidiano a contatto con la terra; perciò il linguaggio, che spesso conduce verso strade puramente filosofiche, si dà qui in tutta la sua concretezza e si trasforma in arte nel suo essere macchia, colore sbiadito dal tempo e materia ruvida. Alla vista, il più intellettualizzato e viziato dai pregiudizi dei sensi umani viene preferito il tatto. Toccare le superfici venose della pietra, le stratificazioni della carta diventa così il modo più diretto per avvicinarsi alla comprensione, per leggere le opere dall'interno di loro stesse. Quei sassi, che spesso restano adagiati silenziosamente nei prati, si caricano di una forza magica, rinascono sotto forma di feticcio (ad es. "Pietra nera", 1990), e vengono scoperti sulla base dell'intuizione dell'artista più che su un immaginario costellato di simbologie alla moda. I conti del fattore racchiusi in quei fogli ingialliti dagli anni, incidono brani di poesia nella pietra, lasciando riemergere un vecchio conflitto tra due opposti: quello del lato diurno della nostra esistenza (scrittura) ed il lato notturno (l'alfabeto misteriosi di un universo interiore rappresentato dal sasso). Arianna Di Genova
 Il concetto pittorico di Emilio Anselmi può essere annoverato fra quelle tendenze artistiche che intendono esprimersi attraverso una stringata sintesi di effetti tonali ed una precisa selezione delle forme. Queste finalità ci sembra che siano state ampiamente raggiunte nelle opere che l'artista ha recentemente esposto, in una mostra personale, alla Galleria Pantheon in Via della Stelletta. In esse, infatti, viene dimenticata qualsiasi regola accademica e qualunque riferimento alla realtà oggettiva, anche se da questa parte sempre l'ispirazione dell'artista, è volutamente escluso per lasciare ampio spazio alle tonalità cromatiche raggiunte mediante spregiudicati accostamenti i quali, però, dato che sono concepiti nei limiti di un raffinato gusto estetico, definiscono una armonia coloristica di grande suggestione. Per rendere più viva la composizione e più incisivo il suo discorso, Anselmi non esita a ricorrere anche all'aiuto di effetti materici che si possono ottenere con l'impiego di sostanze eterogenee soprattutto quando l'illustrazione di un soggetto avviene, non secondo i termini dettati da una percezione visiva diretta, ma attraverso il filtro del ricordo e di ciò che la memoria pone in evidenza sotto lo stimolo di una intima riflessione e di una sofferta meditazione. Non si tratta, quindi, di opere tendenti a riprodurre ciò che può essere visto e percepito dagli organi sensori ma semplicemente intuisce nei momenti di maggiore abbandono. Fausto Marzioli
L'attenzione critica di fronte ad opera grafica usa fermarsi prevalentemente su aspetti di carattere tecnico. Certo oggi i fatti tecnici hanno assunto un ruolo molto importante nella produzione critica e talvolta l'originalità e la novità di una tecnica tendono a sostituire quelli che tradizionalmente erano i contenuti della rappresentazione o addirittura a mascherare la incapacità di realizzare un discorso comunicativo, nel caso di Anselmi invece la ricchezza e l'originalità del contenuto ideologico della sua produzione spinge a trascurare per un attimo il fatto tecnico, anche se interessante, da non costituire né una novità né un problema. Il superamento della fase di tumultuosa formazione è avvenuto attraverso la mediazione di un tipo di cultura di origine ambientale. Mediazione del mito che si attua inoltre in Anselmi con conciliazione di impulsi della fantasia ed esigenze di ordine compositivo, e chiarezze di discorso che costituiscono la premessa di tutti i suoi lavori. Nella dialettica degli impulsi del sentimento e della rivolta, e dell'esigenza di una razionalizzazione del reale per poterlo meglio comprendere e giudicare, si pone come mediatore il ricorso, attraverso il quale Anselmi perviene ad una più profonda coscienza di sé e delle forze più prepotenti della natura. In questa intima e imperiosa tensione sta, forse, la sua caratteristica peculiare. Giorgio Braghiroli
Nato in provincia di Reggio Emilia, porta con sé la generosità d’impegno della gente emiliana. Dal ’74 al ’77 è presente in ben sei “personali” a Roma, Modena, Rieti e Monterotondo e a numerose collettive e mai gli sono mancati consensi di pubblico e di critica. La sua pittura vuol rappresentare la presa di coscienza dei nostri desideri e delle nostre ansie, ch’egli esprime con purezza plastica raffinata e con la ricchezza e l’originalità di un contenuto ideologico che nasce da profonde e sofferte ricerche interiori. E’ candidato al Classification Europa Club Diploma (CEC) Enrico Todi
Una rosa rossa tra le sbarre. Un'allegoria affascinante, ideata da Emilio Anselmi, che ci offre una chiave di lettura profondamente simbolica. Emilio Anselmi nella costruzione delle sue opere, ama prendere un soggetto, estrapolarlo dalla sua realtà e svelarne i contenuti più intimi, più segreti, ponendolo in una "dimensione-altra", che ne metta in luce la sua recondita essenza. Un immaginario che si esprime in accostamenti tra oggetti, audace ed insolito, dove la volontà dell'artista è tesa a far si che l'opera "parli al fruitore", gli si rivolga direttamente, se pure a volte con un linguaggio arcano, trasmettendogli tutta la sua ricchezza significante. Su questa lunghezza d'onda ne "La Rosa" l'incontro tra l'artista e l'autore rappresenta una straordinaria sintonia che si esprime in una immagine di rara intensità. Emilio Anselmi sceglie una rosa dal gambo lunghissimo, irto di spine, e la accosta ad una imponente inferriata. Il modo prospettico che guida l'osservazione è obliquo, obbliga chi guarda ad un angolo di visione difficile, disorientante. Lo spazio è privo di respiro, chiuso, bloccato da un solido reticolo di ferro che crea angoscia, un'atmosfera di ansietà. Ma al contatto con la rosa le sbarre gravi e nodose si distorcono, si incurvano, si ritraggono, come se il bellissimo fragile fiore, con la sua sola presenza, forte e misteriosa, riuscisse a piegare, a spezzare le pesanti maglie della grata e a protendersi "al di la", nello spazio, non più ingabbiata, a simboleggiare un incontenibile grido di dolore e di liberazione dell'animo dell'artista. Ora, il riferimento all'insita capacità della poesia di trascendere, con lampi di illuminazione, la opprimente realtà che imprigiona l'uomo sembra essere il cuore di questa raffigurazione. L'allusione al mondo poetico e visionario di Angelo Mancini è particolarmente delicata e coraggiosa soprattutto nel voler risaltare, sin dalla copertina del libro, un messaggio che è proprio della sua poesia: l'insofferenza e il malessere di un uomo che medita "progetti di delirio" in un'epoca di indifferenza; un poeta mutevole e sensibile, dilacerato, che cerca, incoerente e provocatorio, di attraversare di andare oltre le "sbarre" della soffocante realtà inquieta e degradata dei nostri tempi, in un conflitto oscuro e violento con le aspre e ineludibili contraddizioni della vita. Il verso di Angelo Mancini, allora, si specchia nell'immagine di Emilio Anselmi, la stessa metaforica "contraddizione" tra una rosa e una grata, tra la libertà e il suo opposto. Miriam Poddi
Questo non è il racconto di un grande cacciatore, né di un grande guerriero né di un grande viaggiatore, sebbene ai miei tempi io abbia cacciato molta carne e lottato per la mia gente, sia da ragazzo che da uomo, e sia andato lontano e abbia visto tante terre e uomini strani. Lo stesso hanno fatto molti altri e meglio di me. Queste cose le ricorderò nel mio racconto e spesso potrà sembrare che esse costituiscano il racconto stesso, come quando le vivevo, nella felicità e nella disgrazia. Ma adesso che posso vedere tutto ciò come dall'alto di un colle solitario, so che era la storia di una potente visione, concessa a un uomo troppo debole per servirsene: di un albero sacro che avrebbe dovuto fiorire nel cuore di un popolo, con fiori e uccelli canori, e che adesso si è seccato; del sogno di un popolo che morì nella neve insanguinata". Sono alcune delle parole desolate e appassionate che il vecchio stregone Sioux Alce Nero pronuncia durante la lunga narrazione che stende come un lunghissimo tappeto davanti a John G. Neihardt, animoso rievocatore della storia del West. Alce Nero della tribù Oglala dei Sioux e cugino del grande capo Cavallo Pazzo, è già quasi cieco, e sopravvive sulle brulle montagne del Big Horn, a ovest di Manderson. E' l'agosto del 1931. Tra le affermazioni più decisive che il vecchio stregone fa, e che il suo intervistatore raccoglierà poi in un libro di straordinario ardore e precisione come Alce Nero parla almeno un paio sembrano lanciate nel futuro per essere raccolte da chi ha mente ferma, fantasia libera e buona volontà: 1) "E' nell'oscurità dei loro occhi che gli uomini si perdono"; 2) "A volte i sogni sono più savi che la veglia" (e quest'ultima avrebbe potuto pronunciarla pari pari André Breton). A un tratto, in un'invocazione al Grande Spirito, Alce Nero chiede la forza di "camminare sulla morbida terra, come parente di tutto ciò che esiste". Rimarrà inascoltata. Il vincitore bianco la calpesterà, come tutto, e il vecchio stregone, che sarebbe sicuramente piaciuto a un panteista doc della specie di Giordano Bruno, constata dolorosamente che "il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l'albero sacro è morto". E' il caso di dire che, quasi per un minuscolo paradosso della storia (e della storia dei linguaggi, nella fattispecie), il disperato testimone del vecchio predicatore Sioux è stato raccolto, in età postmoderna e ipertecnologica, da un artista di grande sensibilità antropologica, che nel disordine casuale dei materiali rinvenuti nell'immane scarto del consumo persegue un ordine alterno rispetto al caos dell'impostura totale che deregola la nostra vita e di ogni istante di essa fa merce e merda. Emilio Anselmi non realizza i suoi manufatti new indian appiattendosi - come molti, troppi operatori di linea land art o di linea arte povera - sulle scoperte geniali e ciniche di Duchamp, che hanno azzerato il rapporto tra senso dell'opera d'arte e percezione del fruitore. Anselmi lavora anche lui sul ready made, ma con uno spirito assolutamente scevro di eleganze e di trucchi; al contrario, con un empito panico che contiene in sé anche la coscienza dell'inanità del tentativo di riprendere la corsa, una volta afferrato il testimone che il rappresentante esimio di una civiltà scomparsa ha lanciato nel futuro. E' questa aderenza alla vita e alle sue tracce più deperibili, è questo disporsi fraterno in sintonia con un microuniverso frammentario, trascinato nel buio di una deriva senza approdi, che fa dell'artista modenese (ormai laziale) prima che un creatore, un lettore paziente e sottile dei nessi che intercorrono tra natura e cultura, spontaneità biologica e artificio tecnico. Esemplare in questo senso è l'happening dedicato alla cultura die popoli pellerossa nella pineta di Monteflavio, col titolo "La ruota di medicina" (Sculture e istallazioni), in collaborazione con Anna Chiara Anselmi e Antonio Solarino, nella giornata dello scorso sabato 25 luglio 1998; come già tutti concepiti in quest'ottica insieme plurale e distintiva erano in passato i raffinatissimi manufatti ottenuti per avventurosa ma stringente contaminazione da antiche carte scritte, legni, pietre, giochi di inchiostri di china diluiti con solventi, scatole, fotografie: un'imagerie delirante, tra il feticistico e l'animistico, in cui contava soprattutto il respiro del trascorrere del tempo e l'età misteriosa delle trasformazioni, come in una metampsicosi senza clamori, umile, dimessa, forte soltanto del suo approdo precario dentro la forma di questo o quell'oggetto, di questa o quella pallida icona. Il legno, la pietra, il ferro: sono i cardini di questo straordinario "cacciatore" che aborre il sangue e la violenza e si chiama Emilio Anselmi. Cacciatore di elementi residuali, nei quali insuffla - al di là di ogni sarcasmo - fiati di consonante tenerezza. Ed ecco allora il susseguirsi di opere installate nella natura, assolutamente inconcepibili in uno spazio chiuso, come in un abbandono attento, in una dimenticanza che non vuole confondersi con l'oblio, ma proseguire umilmente la catena delle interrogazioni (terrestri e cosmiche) che le animò in altri tempi, in altri luoghi remoti, prima che venisse bestialmente disperso il sogno di un popolo che morì nella neve insanguinata. Parlano di questa terribile epopea i titoli anselmiani, che sono anche - naturalmente - parola che racconta, memoria e presenza: "La grande ruota della medicina", "Modern tribute to the dead", "Il guerriero della pace", "La leggenda del Totem", "Lo scudo", "Alce Nero", "Totem primordiale", "Sacred rattle", "Totem metropolitano". Ora, questa serie di opere raccolte sotto il titolo di "Sacred spirit", approdata in luogo molto particolare della Roma eterna e eternamente sconquassata, lontanissima comunque dall'energia integrativa con l'ambiente che caratterizza la cultura pellerossa, continua il discorso che Anselmi ha pronunciato negli ultimi anni, e in cui il dato estetico si definisce sul filo di una pregnanza alchemica elementare, di un contatto immediato con la corporeità di una sapiente rigenerazione della infinita fattualità della natura; come dire, il contrario (silenziosamente polemico e intelligentemente intransigente) di quel riciclaggio oggi confusamente di moda. Tornano opere potenti e catafratte come "The mask", o intrise di magia feticistica come "The sacred rattle", con quel carapace di grande pregnanza simbolica; tornano "Alce Nero" - come sintesi storica e psicologica di tutto un percorso e di un lungo amore -, il bellissimo "Totem metropolitano" dal corpo metallico e dalle temibili orecchie; "Totem primordiale"; l'affascinante e inquietante "Ruota di medicina" con la sua selvaggia semplicità … E in più, ecco il versante del gioco, il recupero della libertà infantile racchiusa nel feticcio della bambola, che in questa serie di cinque realtà esalta la purezza autonoma della scultura in quanto forma e organismo pregnante di fermezza e eleganza: e qui, al pathos anselmiano per la ritualità figurale pellerossa si intreccia il rapporto con la plastica africana e il lascito essenziale e drastico di un cardine dell'avanguardia storica come Brancusi: "La bambola sacra", "Hopi doll", "Kachina doll", "La bambola Zuni", "La bambola dai capelli al vento", infine, costruita con un rigore da teorema pitagorico … I dieci quadri con i chiodi, esaltando il vuoto abitato soltanto - e in modi chiaramente precari e instabili - da elementi di ferro entro un supporto ligneo che fa da incongrua cornice, aprono su una zona della personalità dell'artista certo foriera di altri sorprendenti esiti: quella dell'ironia metafisica. Ancora dominante, in questa serie, il gusto per lo choc che in un mondo di sontuosità finte violentemente esibite può produrre l'interazione tra due materiali poveri: e l'effetto è quello di una ferita che in sé comprende la possibilità di un sogno ricomposto, con aspra semplicità e intelligente crudezza. Mario Lunetta Accademia Platonica, settembre, 1998
Dalla natura ci arriva un messaggio a cui la storia dell'uomo risponde, lasciando pagine scritte molti giorni fa su di una pietra levigata dal passar del tempo e dallo scorrere dell'acqua. Vere pietre miliari che segnalano con la propria presenza tappe fondamentali nel percorso in miglia dell'umanità, raccolte da E.A. Mitia, accarezzate, scelte tra tante a parlarci di noi e del nostro essere natura diventata storia. Dietro il gesto dell'artista, in questo caso, c'è un rapporto vibrante ed emozionato con le cose del mondo e un voler ascoltare i messaggi cifrati - ma non troppo - che dalla natura, una "natura naturans" che ci dà la vita, giungono a parlarci di miti arcani ed oscure leggende e arrivano a insegnarci a leggere il "perché" delle cose ed il "come" degli accadimenti … basta saper ascoltare!. Le leggi del cosmo e della creazione dell'universo valgono anche per la nascita dell'individuo ed il suo divenire essere pensante: è da qui che bisogna partire per "imparare a leggere", dai primi elementi dell'alfabeto, vale a dire il nostro appartenere alla natura. E' da qui che nasce una consapevolezza del linguaggio, o meglio dei linguaggi, che ci mette in condizione di comunicare, al di là di ogni possibile differenza con il nostro interlocutore. L'uomo, dunque, dialoga con la natura scoprendo in essa le proprie radici e imprimendovi tracce del proprio passato - le pagine scritte! - ma dialoga anche con l'altro, con chi è diverso da lui, parla apparentemente un'altra lingua e chiama Dio con un nome differente. Che si tratti di Allah o Budda, o che non si chiami affatto, l'uomo esprime infatti da sempre, e per lo più attraverso l'arte, la propria ansia di infinito e il proprio appartenere ad una dimensione che è solo provvisoria, un semplice passaggio a quanto si potrà raggiungere in comunione con il proprio spirito, che importa se su questa terra o in altri mondi? Ma se uomo e natura condividono la stessa origine, il loro comune appartenere all'universo, e se uomo e uomo non sono diversi ma un diverso mostrarsi della medesima combinazione di anima e corpo, di spirito e materia, dove trovare il punto di incontro e come esprimere l'elemento proporzionale tra cielo e terra, finito ed infinito, terreno ed eterno? La "quadratura del cerchio", di cui sempre peraltro l'arte si è occupata, sta proprio qui, nelle pietre miliari segnate dal tempo e dal fluire organico dell'esistenza, espressione di un equilibrio alchemico tra la vita e il suo divenire storia, pronte ad accogliere pagine scritte dall'uomo o suoi gesti ed azioni che vadano a segnarle per interloquire. Le opere di Mitia non nascono però da un semplice amore per la natura, ma da una riflessione più profonda su quanto di profondo vi è in noi: non basta esserci nato ed aver vissuto in mezzo alla natura per capirla… bisogna credere che le risposte alle nostre domande non vadano cercate lontano, nelle complicazioni di questioni a noi oscure, incomprensibili, ma che basti guardarsi intorno, un po' come "en plen air" gli impressionisti arricchivano la propria tavolozza traendo colori dalla realtà circostante, per trovare la chiave con cui aprire le porte che conducono a noi stessi. Da qui "La biblioteca della memoria", pietre che sostengono libri scritti a mano, travertino unito a carte segnate nel secolo scorso da parole scritte da non sappiamo chi, "Totem", albero rituale su cui poggiano, trafitte, radici levigate a disegnare sagome di uccelli, il sasso di fiume perfettamente modellato ma "sezionato" dall'azione dell'uomo, protagonista di "Il sacrificio" (Ceppo da macellaio). Il riferimento ad una religione universale, fatta di storie e profeti dai nomi diversi, ma nati da uno stesso legate all'infinito, diventa esplicito in "La pietra nera" e "Tavole della legge": la Ka'aba intorno alla quale i musulmani devono girare sei volte coscienti della magnificenza di Allah si trova infatti esposta accanto alle tavole consegnate a Mosè sul monte Sinai da un Dio che forse è diverso soltanto per nome da quello per cui ci si reca, almeno una volta nella vita, in pellegrinaggio alla Mecca. Tor Mancina, 1997 Anna Chiara Anselmi
 Il fascino dell’estetica del frammento come memoria, è questo forse che Emilio sente come testimonianza umana della storia; man mano che l’assemblaggio si ordina, creano un insieme di una imperscrutabile logica interna che poi si fa incontro e svelamento. Pian piano prende sostanza e si apre alla mente la dolcezza della reminescenza, travalica i significati residui dei singoli pezzi e ne riscatta complessivamente un significato altro e alto. L’oggetto si fa simbolo metafisico grato e conflittuale, arcaico e ironico, diviso tra l’aspirazione al cielo e l’attrazione naturale della terra, la concretezza della vita e il desiderio di trascendenza. Insieme al vagabondare della mente Emilio percorre vasti spazi ove oggetti dimenticati consumano le loro acconciature funzionali assumendo aspetti di inutile residuo, alza le antenne dei sensi e lancia la rete per un possibile incontro: cavalcando un cavallo immaginario come un libero indiano nella sua prateria, nelle spiagge deserte, nei prati dimenticati scorge da lontano la sua “pepita” brillare e lì, in una attrazione reciproca, avviene l’innamoramento e i dolci ricordi si sfanno.” “ L’importanza sta nello sguardo non solo nel soggetto”, Andrè Gide. Una treccia disfatta (Lady Godiva) è la memoria atavica di una eroina mitologica, porta con se il sapore del vento salato che violento fischia tra le sartie di navi del passato, un legno tra uomo e croce lascia che l’aria morbida muova dolcemente un cappio ormai inutile come una cravatta disfatta dopo una sera di baldorie; un sasso (Suiseki) è una fantastica montagna in miniatura con una vela sbiadita di antico manoscritto che sa di mappa dell’Isola del Tesoro e di remote scorrerie di letture perdute. Ai soffi di vento sferzanti, alle violente tempeste e all’erosione del tempo si può ora dire: qui non potete più né toccare né distruggere, gli oggetti salvati e rinati agli sguardi sono ormai padroni di un tempo bloccato e personaggi di un teatro dei ricordi. Franco Ferrari Costruiamo le cose, le usiamo poi le abbandoniamo alla Natura chi le accoglie, le segna, le trasforma e le restituisce agli occhi di chi, come da un lancio di astragali, ne sa leggere i misteri, a volte sacri custoditi in esse. Per Emilio l’arte è il privilegio di raccogliere i segni portati dalle cose e organizzarli in simboli per dare una risposta, seppur dubbiosa, alla nostra esistenza. Roma, 7.3.2000 Massimo Ruiu
Di chi sono le opere che Emilio Espone alla Chiesa di Santa Rita in Roma? La risposta sembra evidente e la domanda pretestuosa, ma se vi fermate un attimo a pensare scoprirete che le cose non sono poi così semplici come sembrano. E’ chiaro che le opere sono di Emilio, lui le ha trovate, assemblate, pulite, restaurate e con gran modestia, plasmate con piccoli o complessi interventi, che hanno il pregio di nascondersi dietro un apparente naturalezza e semplicità. Ci vuole un gran coraggio, perché sembra facile trasformare il piombo in oro e questo nella migliore tradizione alchemica. Ora possiamo rispondere alla domanda fatta in apertura: le opere sono della “madre dei viventi”, le ha realizzate per tutti noi e sono sempre a nostra disposizione, basta decidere di cercare. Ma cercare cosa? E’ semplice: cercare se stessi, questi sono i viventi. Ognuno troverà quello che a lui serve per capire e quando arriva a comprendere qualche cosa, lo fa anche per tutti gli altri, basta che accettino di mettersi in sintonia con l’opera. L’Opera parla di un tempo trascorso, a volte di migliaia d’anni, questa è la materia che adopera in prevalenza la “madre dei viventi”. Ma nella mostra ci sono esempi di materiali con pochi anni di vita. Questi generano un forte contrasto emotivo perché li trovi sempre dove meno te lo aspetti. Che cosa è successo? Il tempo è stato assorbito e si è fermato nel momento del riconoscimento, di una parte di se con l’oggetto stesso. Questo vuol dire fare archeologia filosofica, riconoscere, conoscere di nuovo quello che un tempo era conosciuto come divino. Vuol dire conoscere se stessi attraverso l’immortale generosità della “madre dei viventi” che ci fornisce continuamente spunti di riflessione per iniziarci all’Arte. Giancarlo Iacomucci Litofino
Una premessa… Emilio Anselmi colloca rimasugli scordati della vita; rimasti indietro nel mondo che fagocita cose e sentimenti e ne abbandona gli scarti ovunque. Egli raccoglie dunque, pensieri e frammenti di legno, ferodi di auto e poesie che assembla in una scansione ne univoca ne rigorosa, ma rispondente ad ancestrali figure primitive: totem guerrieri, ruote, animali. Un’operazione mediatica ed animistica che egli fa mettendo il suo corpo al servizio del mondo visibile in modo da divenire parte totale dell’Essere (invisibile) ed è in quest’opera di transustanziazione che egli stesso diventa spazio e fascio di funzioni e movimento. (Merleau-Ponty) Ma questo fare non come decisione dello spirito, un fare assoluto, che decreterebbe, dal fondo del rifugio soggettivo, un cambiamento “psichico”. Esso è il seguito naturale e la maturazione di una visione fenomenologia ab origine. In più le figure dell’Anselmi sono gradienti (in biologia è la variazione graduale dell’intensità di alcune proprietà fisiologiche, lungo l’asse principale del corpo degli organismi) imprevedibili all’occhio, alla luce, allo stato d’animo. Sembrerebbero aver vita loro, poiché “visioni”, poiché specchi e concentrazioni dell’universo. L’idios cosmos che introduce al kòinos-kòsmos, nel cuore del mondo della visione. E si potrebbe dire con Andrè Marchand: “In una foresta, ho sentito a più riprese che non ero io a guardare la foresta. Ho sentito, certi giorni, che erano gli alberi a guardarmi… La visione dell’artista non è cartesiana, non è relazione fisico-ottica con il mondo, non si rapporta alle cose empiriche, fa scoppiare la pelle delle cose (H. Michaux) per mostrare come le cose si fanno cose da se, ed il mondo mondo. Una visione… Sottotitolo: Dalle praterie del West americano a Tor Mancina. Ore 17,00, laboratorio di Emilio in Via Bellini al numero 50… di fronte alle opere della mostra. E così ho ascoltato il vento che dalla prateria portava gli odori: del bisonte acre e bianco, dell’erba, del fumo dei tipii, delle scritture che nel menoma legano a sinapsi, l’elettricità corporea dello spirito alla materia. E ho visto nelle pietre sparse dallo “stregone” e nel volo degli uccelli, tutti i colori a destino del mondo: i turchini ed i gialli rugginosi ed i rossi del sangue e i mille verdi, che l’erba della mia solitudine in quel momento dava. Ed è li che ho visto Emilio Anselmi, seduto nel vento e nella genia dell’anima mia. Antonello Ferrero
Con le opere del pittore Emilio Anselmi che hanno affascinato gli amanti dell’arte Alla scoperta dell’anima delle cose. Non solo attivo presidente dell’Associazione d’Arte & Cultura Grafica Campioli ma anche artista completo tra pittura, scultura e tecnica incisoria. E’ Emilio Anselmi Mitia che nel corso dell’estate è stato protagonista indiscusso di due importanti personali a Modena, sua città natale, ed Ariccia. Dal 26 al 30 aprile, infatti, lo scultore, eretino per residenza, è stato ospite insieme al fotografo romano Piero Leonardi dell’emiliana Sala Paradisino con la mostra “Pepper and Secret Spirit”, in cui le sue ventitré opere lignee sono state accompagnate da una cinquantina di scatti. La profonda amicizia instauratasi tra i due artisti li ha spinti ad affrontare una simbolica ricerca spirituale grazie alla quale recuperare “l’anima delle cose”, come i semplici peperoni catturati dal Leonardi o i legni trasportati dal fiume sino al mare e consegnati erosi nelle mani dell’aAnselmi. “”I materiali di cui mi servo – afferma lo scultore dalle origini oriunde- sono legno, plastica, metallo, manoscritti antichi, insomma oggetti di recupero che grazie alla loro autenticità mi permettono di estrapolare dal sacro primordiale un’armonia perduta. E’ certamente una location così suggestiva si fonde perfettamente col mio intento artistico”. Dal 3 al 13 luglio, invece, l’arte totemica del modenese è stata esposta presso la Locanda Martorelli di Ariccia nell’ambito del pluriappuntamento “I giorni dell’Omega”. Tra meditazione e sacralità Anselmi ha voluto esaltare la pur sempre misteriosa semplicità rivalutando quell’essenza dell’oggetto, recuperato dal caos originario, non corrotta dal flusso temporale. Oltre alle interpretazioni fotografiche di Fabio Marazzi e Piero Leonardi, quest’ultimo ha partecipato in veste di narratore emergente con la presentazione dell’opera “Papalea”, edita da “Vivaci Pensieri” (Corriere, giovedì 7 ottobre 2004) Daniela Pierpaoli Indiani del Nord America Sacred Spirit, è questo il titolo di una interessante mostra personale di scultura di E.A.Mitia che si terrà dal 3 al 14 ottobre prossimi nella sala delle esposizioni della chiesa romana “All Saints”, Anglican Church in via del Babuino 153/d, che , per l’occasione, osserverà l’orario 10,30 – 20,30. Le opere, tutte ispirate alle civiltà indiane del Nord America, sono prevalentemente “Totem” che sprigionano una forza emotiva d’amore e di mistero. La Gazzetta dell’Antiquariato Anno VI n° 34 Una mostra particolare, quella di Emilio Anselmi, inaugurata sabato 3 febbraio alla Galleria Tricromia di Mentana, che ha fatto conoscere a quanti già apprezzano la grande sensibilità del noto gallerista Anselmi, la sua personale disposizione artistica. Pietre, legni e manoscritti, recuperati ed assemblati nel rispetto delle originarie espressioni, ma valorizzati ponendone in risalto aspetti originali e potenzialità evocative, mirano così a salvare memorie lontane e soprattutto a trasmetterle a chi manca di tale prezioso patrimonio: A questo scopo Anselmi ci narra la “Leggenda del sacrificio”, “La leggenda delle pietre”, interviene incollando documenti di realtà quotidiana al trascorrere del tempo, avvicinando l’elemento particolare al concetto universale perché ne sia testimoninanza, con la discrezione ed il riguardo che lo distinguono dai mestieranti senza passione, in un’adozione amorevole che si traduce in opportunità espressiva priva di astrazione. Tra il forlto pubblico il giornalista RAI Augusto Giordano, il pittore Marcello Ciabatti, lo scrittore Giuseppe Vecchio, il poeta Angelo Mancini e molti altri esponenti della cultura e dell’arte. 3 febbraio 1996 Elide Smeraldi
Molto interesse sta registrando la mostra di Emilio Anselmi, denominata “Pietre” all’Excalibur di Rieti, Via San Rufo 49. Scrive in catalogo Arianna Di Genova, tra l’altro… quei “sassi”, che spesso Adagiati silenziosamente nei prati, si caricano di una forma magica, rinascono sottoforma di feticcio e vengono scoperti salla base dell’intuizione dell’Artista più che su un immaginario costellato di simbologia alla moda…”. A.G.E.S. 2 marzo 1991 Si conclude oggi, presso la sala mostre del Palazzo Municipale, la mostra dell’artista Emilio Anselmi inaugurata il 13 settembre. “Il tesoro nascosto. Pietre, legni e manoscritti dell’800” è il titolo dato all’esposizione, un titolo che si giustifica con l’originalità delle opere presentate. Non si tratta, in verità, di pitture e di sculture nel senso stretto delle due parole ma, appunto, di legni, pietre e carte antiche selezionati e “lavorati” istintivamente e emotivamente. In poche parole, di oggetti, materia, spazi utilizzati secondo quello che sono i canoni della pop-art o, se si vuole, del new dada, del ready-made, per trarre da essi quel “tesoro nascosto” che è, poi, il dato emotivo. Si prenda, ad esempio, la “Leggenda del sacrificio” (pietre a fette, quasi fossero carne, su un ceppo da macellaio) che evocano i temi del bene e del male. Quello dell’Anselmi, quindi, è un percorso allegorico che merita attenzione, non foss’altro perché egli, attraverso questi elementi strappati alla loro dimensione naturale e materiale, è attento alla sacralità dello spirito, alla riconciliazione dell’uomo con la natura, alla ricchezza interiore di chi non vuole affidarsi alla pura e semplice razionalità. A.D.N. Il Tempo 19.9.1995 Personale di Emilio Anselmi Si è inaugurata mercoledì 13 la personale dell’artista eretino, ospitato per l’occasione dal Comune di Rieti nella sala delle Esposizioni all’interno del Palazzo Comunale. Nato a Castellarano in provincia di Reggio Emilia Emilio Anselmi ha iniziato a dipingere nel 1973 ma è grazie alla direzione della Galleria d’Arte “Grafica Campioli”, iniziata nel 1980 che è diventato noto in tutto il mondo sabino. L’artista raccoglie le cose più varie,, le seleziona con cura e ne fa delle opere attraverso dei semplici interventi manuali. Nei suoi “bricolages” rientra di tutto, dalle radici degli alberi ai sassi. Anselmi racconta di aver raccolto i suoi sassi nel corso del tempo, di averli guardati a lungo, di averli lasciati vivere al suo fianco per alcuni giorni fino a che non ha deciso di trasformarli in oggetti artistici. Una scelta tutto sommata naturalistica che nasce dalle capacità umanistiche di fare cultura, lasciando trapelare tutto il conflitto o la sintonia che un artista ha dentro di sé. Hanno scritto di lui quotidiani come il Resto del Carlino, Il Tempo, La Gazzetta dell’Emilia oltre a numerosi altri settimanali, le televisioni non sono state da meno e il RAI Uno nell’edizione regionale, Tele Roma 56 e TV1 di Firenze si sono occupate delle sue mostre. La mostra rimarrà allestita fino alla settimana prossima. In seguito: Galleria d’Arte “Grafica Campioli” via Bellini, 46 Monterotondo. Il Tiburno, 14 settembre 1995
Che simpatici quei due amici che sorridono. Sembrano due gemelli. E che fisico, quel tipo con la pelle gialla. Guarda un po’ che strani personaggi, ma guardali meglio…Sì, sono dei peperoni, degli ortaggi. Così – scommettiamo – non li avevate mai visti. Sono davvero dei soggetti curiosi e particolare, quelli che ci offre la mostra “Pepper and Secret Spirit” allestita fino a venerdì prossimo alla sala del Paradisino in Corso Cavour 52 (sempre dalle 10 alle 21). La mostra affianca le fotografie di Piero Leonardi alle sculture e alle installazioni di Emilio Anselmi. La ricerca di Leonardi è intitolata L’anima delle cose: “Cerco di trasformarmi in vento per fotografare le foglie che cadono – spiega Leonardi – in un insetto per fotografare un fiore, in un peperone per fotografare dei peperoni… ed ecco che si mostrano”. Il risultato è sorprendente: i peperoni acquistano un’immagine del tutto inedita e strana. Emilio Anselmi invece si cimenta con la realizzazione di sculture e istallazioni, con materiali di recupero. Sono come totem, che nascono dal legno, dalla plastica e dal metallo, appositamente riassemblati: “I materialei di Anselmi non sono nobilitati, trasformati in qualcosa d’altro dall’opera dello scultore – scrive Fabio Marazzi -. Essi rimangono così, nudi ed erosi dal tempo, mostrando tutta la loro realtà di oggetti di recupero”. Il Resto del Carlino 28 aprile 2004
Ultimo giorno, al Paradisino, della mostra “Pepper and secret spirit” che vede esposte sculture, installazioni e fotografie nella sala di Corso Cavour, 52, che è aperta al pubblico dalle 10 alle 21. In visione, ci sono le opere dello scultore Emilio Anselmi, oriundo modenese, residente nei pressi di Roma, nato nel reggiano e del fotografo Piero Leonardi, romano. I due artisti, amici, intendono “animare” cose apparentemente sen’anima, quali i peperoni od i legni trasportati dal fiume fino al mare, in un contesto di ricerca spirituale comune, nonostante lo scultore ricerchi nel “primordiale” ed il fotografo operi nel “contemporaneo”. Per entrambi, gli obiettivi sono l’autenticità e l’armonia suscitate dalla percezione sensoriale delle loro opere, che acuiscono la capacità di comprendere anche in modo diversificato il loro significato, a seconda di chi le osserva. Ambedue gli artisti sono presenti per tutta la durata della mostra, cominciata ad inizio settimana, che dichiarano essere da non perdere. Se qualcuno ancora non l’ha vista e vuole avere conferma di ciò, vi si può recare oggi, ultimo giorno di esposizione. L’ingresso alla mostra è gratuito. La Gazzetta di Modena 30 aprile 2004 – Carlo Previdi
Dopo tre presenze a Sulmona, tra il 78 ed il 79, Emilio Anselmi giunge a L’Aquila per tenere una personale a “La Sonda”. Qui ordina una mostra d’insieme da cui scaturisce un quadro visivo e tematico nel quale si sommano molteplici aspetti: l’esigenza di recupero dei reperti grafici d’altra epoca, alcune situazioni materiche e di strutturazione della forma di riferimento informale, alcune annotazioni specificatamente metafisiche, una razionale e costante ricerca compositiva tale da creare vere e proprie scenografie spaziali in cui l’uomo è, appunto, il protagonista in quanto colui che ordina, in una grande e lungimirante progettazione il passato ed il presente storico. Questo artista, originario di Reggio Emilia ma da alcuni anni a Monterotondo di Roma, sembra dunque seguire una strada tutta personale dopo aver profondamente letto la pittura degli ultimi decenni. Ed infatti, pur accettando la ricerca come base del suo linguaggio, non si avventura dietro le facili intuizioni, né ricorre alle semplicistiche tecniche pittoriche. La materia informe delle pagine manoscritte salvate dalla distruzione di antiche biblioteche notarili si ricompongono in un’attenta struttura che non lascia nulla al caso ma che al contrario diventa punto di partenza e motivo di analisi continua per quelli che saranno poi gli interventi monocromatici, anch’essi ripetuti fino all’ossessione, ma ugualmente efficaci per esaltare ancor più l’apparente illegibilità dei codici grafici di volta in volta prescelti. Così come non è possibile leggere un libro soltanto mediante alcune sue pagine, non si può capire il mondo poetico dell’Anselmi attraverso una delle sue opere. L’unica chiave di lettura che ci pone insistentemente davanti agli occhi è, allora, il concetto generalizzato della incomunicabilità la quale, al contrario del grande proliferare delle comunicazioni di massa, accenna sempre più ad accentuarsi con toni allarmanti. Forse è per questo che l’ultima produzione dell’artista diventa più scheletrica esaltando le grandi campiture bianche che restringono l’immagine in uno spazio limitato a comunque non più caratterizzato dall’assemblage di recupero del manoscritto bensì disegnato con estremo rigore scientifico seguendo la tecnica tradizionale del segno e della forma acquerellata. Pur conservando la loro enigmaticità, queste nuove immagini sembrano uscite da una sorta di incubo che fino a qualche tempo addietro le tormentava in un linguaggio grafico minuto, impreziosito fino all’esasperazione. Il Tempo – 10 febbraio 1981
Per Emilio E’ un Percorso quello a cui ci invita Emilio con questo corpo di lavori intitolato “La Porta del Cielo” Il sentiero cerca sopravvivenza nello spazio fitto di segni, che paiono Segnali a cui riferirsi per proseguire il viaggio, per non perdere il cammino. Ma arrenditi, lo perderai. Il sentiero disseminato di sassi diventa poi mare, e i minerali di prima, sono pezzi di barche restituite alla spiaggia, poi. E questi avanzi di senso da tanto sbarcati, nella poetica di Anselmi diventano Porte. Non provate ad attraversarle. A nulla conducono, se non a loro stesse. E ti volti e un Re ti spaventa, un Santo ti chiama, un Totem ti inganna dicendo che no, non c’è altro cammino, sei arrivato-tranquillo- al tuo Dio. Ganesh ti sorride In fondo allo spazio, ha attraversato il Tempo, per reincarnarsi ancora. A Lui dovrai riferirti se vuoi comunicare con la Verità. Qualcuno ha messo dei chiodi nelle cornici Come fossero quadri. Attento, il nemico ti guarda. Fai silenzio, ascolta in silenzio, lasciati guardare. Loro ti possono guardare almeno quanto Tu li guarderai. Sei arrivato. Luigi Billi – marzo 2000
Irraggiungibile, il mercante di farfalle è diventato farfalla e non cerca mercanti ma doni da fare. E li trova. E li dà. E’ nato e rinato, e ancora rinasce. Da larva nel bozzolo, a verme, alle ali… Vede ora in volo forse la Madre? Davvero può andare al di là di quest’aria maligna e trovare la Madre, e non la Matrigna che ancora ossessiona il giocatore maniaco di scacchi, come tediava chi vendeva o comprava almanacchi? Son quelle ali che… Pastore alchimista, non ha mai ceduto, ma ha inseguito e trovato sia il fuoco che l’acqua, sia la terra che l’aria, sia la notte che il giorno nelle pietre e metalli, nei percorsi e riflessi che sono ora qui attorno. Raccogliendo il dono della Madre d’ogni natura tutto questo ora lo vede anche nel Sé ora sa che guru vuol dir bravità, e la cerca nei sassi e nella forma che vede che hanno, e che dona all’amico, al passante, al passato che torna e che cambia. Cambia il passato? Son quelle ali che… Le sue tele, tutte, una volta ha distrutto. E, in dono, a lui la sorte ora consente vedere una foggia nel legno che il mare ha scolpito: “Era là…” E la pupilla che fissa quel mare (ma che segue anche sullo schermo una freccia) è quella che ha visto brucare le pecore – tante! – in altra stagione. E ricorda, e lo sa. E’ per questo che sa. Che siano di Psiche, oppure di Nike, lo fanno volare di dentro da sotto dall’alto. Procede Continuo, o fa un salto, e ci chiama a vedere il suo volo. Andrea Antoniani – marzo 2000
E’ un gioco di luci che si rincorrono e s’infrangono su lame incorporee, è un allucinante riverbero incorporeo quello che scaturisce dall’immaginazione (o immaginiamo) di Emilio Anselmi, per cui diremo che l’afflato metapsichico impone all’attenzione dell’osservatore una meditazione, che parte dall’ancestrale e perviene alla contemplazione. Scavare nei meandri delle riflessioni incrociate su spicchi di realizzazioni fantastiche, polverizza in magma quanto nella natura vive e si spande, dare a tanto la forza di un contesto che si avvale dello sconvolgimento metafisico che, peraltro, è anche costruzione, non è compito agevole eppure Anselmi vi perviene con sicura efficacia. Su questo piano riteniamo che la pittura di Emilio Anselmi possa percorrere ancora molta strada e con successo. Catalogo d’arte Contemporanea Editrice Alba – Antonio Caggiano E’ stata inaugurata la mostra del pittore Emilio Anselmi, nella sala del Circolo Sociale d’Arte “Predestino-Centocelle” in via F. Delpino 166. Anselmi è un giovane artista che è riuscito ad allestire una rassegna sui un tema “la frantumazione della parola” quanto mai insidioso e difficile. L’impressione delle sue opere è di trovarsi di fronte a una ricerca condotta con serietà e meticolosità. Le opere di Anselmi saranno esposte fino al 18 prossimo. Il Popolo – 16 novembre 1978 Il pittore Emilio Anselmi ha fatto un regalo alle socie del club di Modena. Anzi, di regali ne ha fatti dieci, dal momento che ha messo a disposizione dieci delle sue opere da estrarre a sorte tra tutte le iscritte. Il sorteggio si è svolto il 14 marzo, presso la Galleria Ghirlandina in occasione della vernice della mostra del pittore. Annabella – annoXLIV n° 15
Sacred Spirit di Emilio Anselmi Mitia. La mostra presentata da Mario Lunetta, espone una decina di “Totem” realizzati con materiali riciclati. Vuole essere un tributo al “popolo degli uomini” (Indiani del Nord America), ma anche l’espressione di una necessità primordiale dell’uomo di dare forma al divino. Romacè – 8/14 ottobre 1998
E.A.Mitia allestirà una mostra nelle sale di esposizione (Cripta) della Chiesa Romana “All Saints” Anglican Church, in Via del Babuino 153, dal 3 al 14 ottobre p.v. Le opere, una decina di “Totem”, la cui altezza si aggira intorno ai due metri e mezzo, sono realizzate con materiali riciclati, dal noto artista che abita a Monterotondo, dove lavora e vive da molti anni. La mostra vuole essere il tributo di un artista contemporaneo al “Popolo degli uomini” (Indiani del Nord America), nonché l’espressione primordiale della necessità dell’uomo di rivolgere le proprie preghiere a qualcosa di concreto che dia forma al Divino. L’autore è pittore, incisore e scultore che esprime la propria arte riciclando materiali usati, manoscritti antichi, pietre, legni e ferri. L’inaugurazione della mostra avverrà sabato 3 ottobre alle ore 18 e sarà visibile fino al 14 delo stesso mese dalle 10,30 alle 20,30 ogni giorno. Nella presentazione Mario Lunetta scrive: “Questo non è il racconto di un grande cacciatore, né di un grande guerriero né di un grande viaggiatore, sebbene ai miei tempi io abbia cacciato molta carne e lottato per la mia gente, sia da ragazzo che da uomo, e sia andato lontano e abbia visto tante terre e uomini strani. Lo stesso hanno fatto molti altri e meglio di me. Queste cose le ricorderò nel mio racconto e spesso potrà sembrare che esse costituiscano il racconto stesso, come quando le vivevo, nella felicità e nella disgrazia. Ma adesso che posso vedere tutto ciò come dall'alto di un colle solitario, so che era la storia di una potente visione, concessa a un uomo troppo debole per servirsene…” Sono alcune delle parole del vecchio stregone sioux Alce Nero della tribù Orlala … E’ il caso di dire che, quasi per un minuscolo paradosso della storia, il disperato “testimone” del vecchio predicatore sioux è stato raccolto, in età postmoderna e ipertecnologica, da un artista di grande sensibilità antropologica, che nel disordine casuale dei materiali rinvenuti nell’immane scarto del consumo persegue un ordine alterno rispetto al caos dell’impostura totale che deregola la nostra vita e di ogni istante diessa fa merce… E.A. Mitia non realizza i suoi manufatti appiattendosi sulle scoperte geniali e ciniche di Duchamp, che hanno azzerato il rapporto tra senso dell’opera d’arte e percezione del fruitore, ma lavora con uno spirito assolutamente scevro da eleganze e trucchi…” Mondo Sabino – 3 ottobre 1998 Giuseppe Vecchio
Si è inaugurata, il 10 maggio u.s., in via Bellini, 46 in Monterotondo la mostra dell’artista Emilio Anselmi, con opere in tecnica mista, già esposte in molte personali. Le opere esposte sono: Sharazade, la donna del cuore, Mirab, La città fallica, Il mercato persiano ecc. Si tratta di una mostra di grande caratura culturale, tenuto conto della ricerca dell’artista sul tema del sacro. Infatti, in Persia, nascono le religioni più importanti basti pensare ai titoli: Il trono di Haeloim e il Mirab, che è il punto della moschea che guarda verso La Mecca e proprio il monte Hira dove Maometto ha avuto l’illuminazione. Presenta anche la poesia di Omar Khayyam. La poliedrica attività dell’artista è descritta in moltissimo articoli di noti critici d’arte, uno dei quali recita (Il Tempo): “Emilio Anselmi, vincitore del primo premio per la grafica del “Premio Sulmona di Arte contemporanea” espone i temi più cari dell’artista: la famiglia, simbolo dell’amore, la casa che dà sicurezza e serenità; sapiente è il gioco degli scorci, delicati e intensi, resi con l’originalissimo uso della china.” Per la pittura Anselmi si serve contemporaneamente di collage, olio, tempera, inchiostro ed altri mezzi per rendere l’effetto desiderato. Fra il numerosissimo pubblico che gremiva la sala, potevamo distinguere Domenico Dortenzio, la sua gentile consorte, Anna Chiara Anselmi, il regista attore Edgardo Prosperi, la gallerista Giuseppina Frassino, il dott. Enrico Angelani, il poeta scrittore Angelo Mancini, il neo-laureato in giurisprudenza dott. Filippo Fazzini, lo scrittore prof, Daniele Fabrizi, il dott. Domenico Fabrizi la Sig.a Isolina Sacchetta. Mondo Sabino – 17 maggio 1997 Giuseppe Vecchio
Mitia nella costruzione delle sue opere, ama prendere un soggetto, estrapolarlo dalla sua realtà e svelarne i contenuti più intimi, più segreti, ponendolo in una dimensione “altra” che ne mette in luce la sua recondita essenza. Un immaginario che si esprime in accostamenti tra oggetti, audace ed insolito, dove la volontà dell’artista è tesa a far si che l’opera “parli al fruitore”, gli si rivolga direttamente, se pure a volte con un linguaggio arcano, trasmettendogli tutta la sua ricchezza significante. Franco Campegiani espone il suo punto di vista sull’opera di Mitia: oggetti scaturiti da un lavoro artigianale, con un sapore letterario e rusticano che prendono a prestito la civiltà tecnologica con una simbologia che parla da se nell’atteggiamento dell’uomo primitivo, il quale resta allo stato grezzo, nella condizione con cui si vuole e si deve andare in sintonia con l’universo. Egli fonda arte, tecnica e religione. Tecnologia alternativa al servizio dell’uomo presentata da una satira da Pop Art, assente quella naif. Mondo Sabino – 4 aprile 1998 Giuseppe Vecchio
Anselmi è stato il felice rincontro d'amico, che nel lungo passaggio degli anni è uscito dal suo ghetto culturale per entrare con tutta la sua semplicità nel mondo libero dell'arte. Guardando i suoi quadri ho trovato dentro le sue carte assorbenti i ricordi di quando era fanciullo e con le carte assorbenti asciugava l'inutilità delle parole che formavano sulla carta bianca ombre misteriose come geroglifici moderni. I suoi quadri silenziosi ove le figure umane chiuse nel loro cerchio di conoscenza non svelata, nascono già mute e pochi labili accenni di colore come strappati al pennello formano qua e là il grigiore del nostro vivere quotidiano; ma lasciano però quel codice d'ombre ingiallite dal tempo dove forse un giorno qualcuno potrà decifrare la parola vera e unica: Arte. Sergio Guzzo Premoli
L'opera di Emilio Anselmi, di cui queste "pietre" sono un saggio assai significativo, procede entro il solco poetico, ed insieme polemico, del realismo oggettuale, ove confluiscono le stimolazioni del Ready-made, dell'Arte Povera, della Pop-Art e del New Dada. Un'arte, dunque, essenzialmente materica e polimaterica, in cui l'oggetto viene come estrapolato da un contesto che tende a massificarlo, per tentarne una sorta di rivalutazione intima. Tale rivalutazione, che nelle poetiche considerate assume valenze demistificatorio-ironiche e insieme simbolico-psichiche, nei racconti e nelle allegorie di Anselmi acquista connotazioni più ampie e profonde di quelle prettamente antropiche, scendendo verso una memoria più remota, e direi edenica, in cui l'uomo vive all'unisono con le cose, pago della comunicazione che avviluppa tutto il vivente. L'allegoria è chiara in opere come "Leggenda delle pietre", dove, in una cassa di legno, si celano sassi che vogliono essere doni, in un'abbondanza improvvisa e insperata per la moltitudine (come quella profusa dagli Americani, sul finire della seconda guerra mondiale, a beneficio pubblico). In altri casi il "tesoro" è ricoperto da un velo che si può togliere, come nella "Leggenda del cavallino", e in altri ancora ("Maternità") si offre in una sorta di parto petroso ovulare, apertamente. Altrove l'allegoria è più sottile e mediata. Come in "La rosa" o "Leggenda della libertà", dove la maglia dell'inferriata spezzata lascia uscire l'incontenibile grido di liberazione dell'io. O come in "Totem", la cui struttura grezza e primordiale, che ha una strana somiglianza con le croci di montagna, rammenta l'obliterata sacralità del tempio naturale del creato. Stessa finezza allegorica troviamo nel "Copialettere", che narra di una civiltà più umana, dove i sistemi di comunicazione sono lontani dai processi alienanti dei media attuali. O anche in "Biblioteca della memoria", un diario segreto di schizzi pittorici e di appunti lirici, posto fra due pietre e reso inaccessibile alla curiosità del frettoloso lettore. Ma nell'esaltazione dell'incanto, non è che Emilio Anselmi misconosca il valore del disincanto, giacché egli sa che c'è sempre il rovescio della medaglia e che la gioia non è mai scissa dal dolore. Il suo sentire naturalistico avverte l'equilibrio dei contrari: quella dolorosa armonia del creato, da cui fugge spesso l'uomo civilizzato per riparare in illusori e disperati, purtroppo, paratisi artificiali. Ed ecco la "Leggenda del sacrificio", che con il suo ceppo da macellaio, rinnova i temi delle religioni sacrificali arcaiche - cui in un certo senso il Cristianesimo non è estraneo - le quali, in un tempo anteriore alle scissioni manicheo-mazdaiche (ma in altro senso anche ebraiche) vivono il problema morale come intima collaborazione delle forze del bene e del male. Sulla stessa lunghezza d'onda è "Gemini", la cui struttura duale amplifica le proprie possibilità simboliche attraverso il possibile ribaltamento delle due forme gemellari, che si trasformano in fiere in agguato. La dualità è sempre presente nell'opera di Emilio Anselmi, dove i vuoti e i pieni (lo yin e lo yang) si compenetrano in un gioco di cooperazione cosmica, in un abbraccio non retorico, né mai morbosamente erotico, ma pregno di armonia. Allo stesso modo non c'è divergenza fra natura e cultura, fra la creatività dell'uomo e quello del creato. Si tratta di forme espressive diverse, che tuttavia concorrono al fermento creativo universale. A una condizione, però: che l'uomo sappia essere autentico, sappia essere se stesso, senza fingere con se stesso andando a costruire valori distorti e artificiali. Questi intenti dell'artista si evidenziano maggiormente laddove, nell'usare e nello scegliere oggetti naturali, egli fa di tutto per lasciare che parlino da sé. E' un po' l'atteggiamento dell'uomo primitivo, che non modella le pietre, ma le usa allo stato grezzo, nella convinzione che siano dimora di spiriti e di particolari entità con cui si può e si deve entrare in sintonia. E' un tornare alla dimensione naturale del sacro, dove si fondono arte e religiosità. Né questo atteggiamento - come detto - vuole essere punitivo nei confronti dell'umano, quando questo umano sappia non diventare disumano, approfittando del proprio libero arbitrio e tradendo la propria autenticità. Ciò che Anselmi intende cogliere non è altro che la conversazione universale, nella quale anche l'uomo è inserito, o può inserirsi, se accetta di essere il padrone autocritico di se stesso, nel tentativo di conformarsi alla propria dimensione archetipale. Da qui l'interesse che Anselmi nutre per l'altrui linguaggio espressivo, quando questo riesca a cogliere la vera creatività. La sua intensa attività di gallerista lo può confermare. Ma ancor più lo confermano - come già detto - i riferimenti più o meno espliciti ad autori contemporanei, che egli fa rivivere nel proprio diario creativo, come a strapparli dall'appiattimento e dalla massificazione della storicità. Questi rimandi non vogliono essere altro che echi di quella festa segreta e universale, di quella entusiastica e creativa autenticità, che la ricerca di Anselmi intende appunto annunciare, in un rinnovato senso della fratellanza e della creaturalità. Una scelta tutto sommato naturalistica, che non comporta menomazioni alle capacità prettamente umanistiche di fare cultura, dacché l'uomo può sentirsi nell'abbraccio della natura a qualsiasi livello di sviluppo culturale e a qualsiasi stadio tecnologico. Tutto dipende dalla sua moralità con se stesso, dal suo sentirsi in conflitto oppure in sintonia con il mistero che è dentro di sé. Ecco che le sculture hanno un sapore rusticano, alcunché di arcigno e fiero, frammisto ad una raffinatezza intellettuale, ad un fascino leggiadro e gentile che sorprende. L'istintualità è fondamentale in elaborati di tal fatta, ma non è mai affidata al caso, sebbene la ricerca non risulti programmata intellettualmente. C'è un affidarsi all'istinto profondo, la cui programmazione non è razionalistica e viaggia su binari istintuali non inquinati dalla superficiale emozionalità. Franco Campegiani, 1995
Emilio Anselmi alla “Ghirlandina” Alla “Ghirlandina” (Canalino 43), prima personale modenese di Emilio Anselmi, un reggiano 36enne che vive a Monterotondo, presso Roma. La mostra si raccomanda per il rigore col quale Anselmi – approdato alla pittura da pochi anni – conduce la sua ricerca in un’area che definiremmo di naturalismo astratto con propensioni liriche. Si tratta di chine che, dopo essere state diluite con solventi, vengono stese a spatola. E’ questa la fase più delicata dell’operazione perché c’è il rischio di cadere nel casuale o nella decorazione epidermica; trabocchetti ai quali il pittore quasi sempre si sottrae. La mostra è stata patrocinata dal club modenese di “Annabella”. Al cocktail della vernice dieci quadri sono stati sorteggiati fra le aderenti al sodalizio. Timidamente, il sottoscritto ha chiesto se era possibile sorteggiare per lui una… socia del giovane club. “Lei deve andar per quadri, non per donne”, gli è stato risposto. Si ma è un’altra cosa. Il Resto del Carlino 8 marzo 1976 - Ferruccio Veronesi |
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Anselmi Silvana
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Roma 18.12.1942
Via Giacomo Giri, 1 RM
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Anselmi Anna Chiara
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Modena 8.1.1967 Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Antoloci Beatrice
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Piazza Vimercati, 6 RM
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Antonelli Antonella
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Roma 6.11.1969 Res. Via Aurelia 183 Santa Severa RM 3493643419 - 3482608779
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Antonelli Salvatore
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Via Monte Massico, 39 RM
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Aparicio Aparicio
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Brasile Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Arevalo Antonio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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ARMODIO Vilmore Schenardi
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Piacenza 4.10.1938
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Arrigo Alessandro
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Attardi Ugo
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Sori 12.03.1923
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Bacillieri Lina
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Melito Porto Salvo 19.12.1960
Via Enea, 77 RM 067809420
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Badini Giacomo
www.giacomobadini.com
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Guidonia Montecelio, 8.9.1954 Espone alla Grafica Campioli nel 1989 Studio: Via Serrecchia 13 Monterotondo
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BAJRAMAJ ELIO
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ELIO BAJRAMAJ MONTEROTONDO ROMA - ITALY 3293167057 - 3388148332
www.arteliobajaramaj.com elio@arteliobajramaj.com
Elio Bajramaj è un italiano figlio di Albania. Nato a Durazzo, ha guardato sempre all'Italia dal suo porto e, nel 1997, ha voluto vederla da vicino, e tanto gli è piaciuta che ha voluto fermarsi per un anno ad assaporarla. Tornato in patria ha continuato gli studi artistici con una passione ed una capacità che gli hanno valso numerose richieste di esposizione. Ma l'Italia era ormai nel cuore e, terminato il liceo, si è trasferito a Monterotondo (Roma) dove tutt'ora vive e lavora. A Durazzo ha studiato l'arte e le sue tecniche in modo eccellente, prendendo lezioni di pittura dall'età di dieci anni presso una grande pitttrice vivente Shpresa Beqiri. Dal 1993 al 1998 ha studiato presso la scuola artistica "Jan Kukuzeli" sotto la guida del prof. Nicolet Vasia. Dal 1999 al 2004, ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Via Ripetta avendo come professori universitari Palumbo Scelza e Andrea Volo.
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Baldacci Marco
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Bolzano, 7.12.1941
Espone alla Grafica Campioli nel 2004
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Baldassarre Elisabetta
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Castilenti 16.6.1951
Via Belmonte Piceno, 24 RM
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Baldoni Sandro
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Via Cipro 44 25124 Brescia www.sandrodaldoni.it info@sandrobaldoni.it
tel ab. 030220582 cell. 3470074519
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Balla Giacomo
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Torino, 18.7.1871 Roma, 1.3.1958
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Balsamo Angela
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Viale Parco Azzurro, 20 Guidonia RM
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Banchieri Giuseppe
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Milano, 9.11.1927 Massa Carrara, 30.12.1994
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Barbarini Laura
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1996
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Barbato Franco
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Calvizzano (NA) 1961 Studio Cupa Reginella, 21 Quarto NA te. 081 8761141 cell. 3398642843 E-mail francobarbato_2007@libero.it Inizia la sua attività artistica negli anni '70 e tiene mostre collettive e personali in Italia e all'Estero.
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Barberi Antonio
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Forte dei Marmi, 1941
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Barbieri Stefania
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Via Roberto Lepetit, 180 RM
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Barnaba Marzia
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Via Dameta, 15 RM
062291717
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Barnaba Antonietta
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Barni Roberto
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Pistoia, 30.9.1939
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Barone Eclario
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Bartocci Ezio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1992 disponibile:
cataloghi da consultare
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Bartolini Luigi
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Cupramontana, 8.2.1892 Roma, 16.5.1963
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Bartolucci Maria Gabriella
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Roma 13.1.1961
Via delle Alvizzie, 24 RM 062413110 - 3397448876
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Basaldella Mirko
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Udine, 1910 Cambridge 1969
disponibile: Monografia "Mirko" edizioni Bora Bologna
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Basaldella Afro
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Udine 4.3.1912 Zurigo 24.7.1976
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Bavenni Lello
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n. Numana AN 13.2.1937 Residente 80069 Vico Equense (NA) Via S.Andrea, 38
www.bavenni.it e mail: lello@bavenni.it
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Bechu Florence
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Belkhoudir Dalil
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Bellardi Franco
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Reggio Emilia, 1934
Espone alla Grafica Campioli nel 1987
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Bellavista Veronique
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Bellini Enzo
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S.Sofia, 9.9.1932
Disp. incisione all'acquaforte "Coniglio" Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Benci Iacopo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Bendini Vasco
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Bologna, 27.2.1922
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Benedetti Giancarlo
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L'opera recente di Giancarlo Benedetti rappresenta la migliore conferma di quello spirito di ricerca, insieme libero e rigoroso, che costituisce il tratto saliente della sua personalità, tanto sotto l'angolo artistico quanto sotto quello umano. (Estratto dal catalogo "Nuone dimensioni plurimediali", Roma 1986) Sergio Sorrenti.
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Benedetti Paolo
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- nome e cognome .............................Paolo Benedetti - Luogo e data di nascita ...................Valmontone (Rm) il 22/06/1957 - Indirizzo e cellulare ...........................Valmontone - Via dei Pini, 23 ........334-3478587 - Sito web ed e-mail ...........................www.paolo-benedetti.net ........paolobenedetti2@inwind.it - Gallerie di riferimento .......................\"Il Mondo dell\'Arte\" in Via Margutta e Via dei Castani, Roma \"Praeneste Arte\" Palestrina (Rm) \"Immagine Spazio Arte\" Via Beltrami, 9 - Cremona - Biografìa ..............................................PAOLO BENEDETTI nasce a Valmontone (Rm) il 22 – 06 – 1957. All’età di 12-15 anni copia tantissime opere di Maestri antichi con ottima esecuzione. Nel 1975 ottiene la maturità artistica e successivamente la laurea in Architettura. Dopo circa 30 anni di astinenza pittorica, si ripropone con tenacia sulla scena artistica. Dopo un primo periodo, accompagnato volutamente da rappresentazioni figurative classiche, assistiamo ad una svolta positiva ad opera di una nuova ed originale veste grafica, capace di raccontare emozioni sovrapponendo segni istintivi e spontanei, ovvero grafismi contemporanei, sempre mirati all’identificazione del soggetto e nello stesso tempo catturare l’ attenzione dello spettatore. E’ presente su qualificati cataloghi d’arte, pubblicazioni, siti… ecc.
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Berrocal Miguel Ortiz
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Espone alla Grafica Campioli nel 1988 disponibile: cataloghi da consultare
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Bertani Luisa
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Disp. incisioni varie cm. 35x50
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Berti Mauro
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Genzano di Roma 4.2.1947
Via Calabria, 30 Genzano di RM 069390086
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Berto Gian Paolo
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Visita la sua galleria virtuale |
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
| GIAN PAOLO BERTO |
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Gian Paolo Berto è nato ad Adria (Rovigo) nel cuore del Polesine, il 26 novembre 1940. Intorno al 1953, la visita a una mostra del settembre adrianese in cui, fra la bicicletta di Coppi e altri cimeli della contemporaneità, sono esposti alcuni quadri, mette in moto la sua determinazione a dipingere (da tempo ha preso a disegnare, ricercando in sé i segni di una vocazione perché in famiglia è appeso un quadro dipinto da uno zio , che rappresenta una strada di Verona, e perché sua madre ha delle qualità). Poco dopo, da una zia materna, riceve in dono dei colori a olio e realizza il suo primo quadro ispirandosi a una cartolina. Conosce Roberto Reali e Carlo Scarpari. Presto cerca compensati e altri materiali e prende a far pittura continuativamente. Conosce Foster, pittore del paesaggio palustre, che stabilisce col ragazzo rapporti di stima come altri anziani (come il poeta dialettale Livio Rizzi o il critico drammatico Eugenio Ferdinando Calmieri), che individuano in lui i caratteri di una forte personalità artistica: partecipa a estemporanee organizzate all’interno del piccolo mondo culturale adriese. In un primo dei suoi incessanti viaggi a Venezia, in gita di gruppo, disegna tutto il giorno, prefigurando il suo primo “San Marco” e stanca tutti parlando sempre di pittura. Un’insegnante di architettura, Gisella Breseghello, vede per prima i suoi lavori e lo incoraggia a dipingere. Lavora con Franco Previatello. Si lega di amicizia fraterna col pittore rodigino Gabbris Ferrari. Nel 1956 gli organizzano la sua prima personale a Rovigo, nella “Piccola Galleria del Polesine” di Livio Rizzi. Vi espone fra l’altro un grande quadro ispirato ai contadini polesani che si intitola “i consunti”. E’ un tema drammatico, le facce sono malinconiche. Qualcuno ne critica la scarsa piacevolezza. Carlo Levi, che visita la mostra, vuol conoscere subito il ragazzo. Su un libro delle firme lascerà un messaggio: “I brutti musi sono molto belli. L’arte è fatto di coraggio. Buon lavoro, Carlo Levi”. Segue un periodo di grande lavoro, di dolore e di malattia. Cento giorni di ospedale durante i quali riceve ogni giorno, senza defezioni, la visita di Tono Zancanaro che lo apre al mondo dell’arte incisa. In una delle sue visite alla Venezia della pittura e delle Biennali incontra Giorgio de Chirico e comincia a dipingere i suoi primi “San Giorgio Maggiore”. A vent’anni la sua famiglia si trasferisce a Roma. Alla ricerca inquieta di grandi spinte medita di chiedere a Giorgio de Chirico, che ha incontrato alla Galleria Russo in Piazza di Spagna, di prenderlo a lavorare come ragazzo di studio. Non lo farà. Molti anni più tardi sarà de Chirico (che intuisce il suo appassionato amore per la pittura e apprezza i suoi giudizi positivi sui nudi del suo periodo classico, malvisti dalla critica) a offrirgli di andare nel suo studio quando dipinge. Va a Villa Strhol Fern a trovare Carlo Levi che si interessa ancora alla sua pittura, invitandolo a frequentare liberamente il suo studio e lo manda a conoscere Ranato Guttuso, che nello studio al 222 di Via Cavour lo accoglie con gentilezza. Sscriverà fra la’ltro di lui: “Mai visto in un giovane più furibondo e ostinato amore per la pittura, un più appassionato desiderio di definire figurativamente i sentimenti”. Cerca di lavorare all’interno del suo lavoro di pittore. Visitando una mostra di Ugo Attardi alla “Nuova Pesa” di via Sistina conosce l’artista, al quale si lega subito di fraterna amicizia. I pittori coi quali sodalizza in quegli anni sono Pino Reggiani, Anna Salvatore. Poi conosce Enotrio, che gli fa conoscere il mondo drammatico e mitico del Sud. Ma resta forte e si accresce anche il suo legame con Tono con frequenti ritorni nel Veneto Conosce Osvaldo Forno. Conosce Marino Mazzacurati, che lo invita a fare scultura con lui nel suo studio agli orti della Farnesina. Realizza collages, assemblages (alcuni verranno esposti, in una mostra a due con Aldo Braibanti, nel Circolo Culturale di viale Giotti. La mostra è visitata anche da Pisolini, che terrà una conferenza) Nel 1963 la sua prima mostra significativa a Modena, al Palazzo dei Musei presentato da Carlo Levi, che Berto frequenterà con assiduità quasi quotidiana fino alla morte, in un rapporto esemplare allievo-maestro destinato a dare un’impronta e uno stile alla sua vita di pittore e di professore quando sarà chiamato (prima all’Accademia di Belle Arti di Macerata, poi a quella di Roma) a insegnare tecnica dell’incisione. Le prime mostre a Roma: al Circolo Culturale Campitelli; due mostre alla galleria Marino in piazza Navona: opera grafica e “la passione secondo Ricasso” (dipinti e incisioni); alla galleria di Piazza Margana, in una esposizione a due con Giovanni Majoli che ha per tema la maternità. Espone a Piombino. Poi le tre mostre dai Russo, fra le gallerie di Piazza diu Spagna e di Via della Croce e all’Arcobaleno in piazza Verdi. Fra gli altri lo presentano e scrivono di lui Carlo Levi, Renato Guttuso, Natalino Spegno, Berenice, Guglielmo Petroni, Tono Zancanaro, Ugo Attardi, Dario Micacchi, Claudia Terenzi, Giuseppe D’Agata, Dino Partesano, Gianni Rodari, Gianni Franceschetti, Renzo Bretoni, Glauco Pellegrini, Enotrio, Adolfo Chiesa, Nato Frasca. Espone al premio Bettona. Nel 1979, la prima mostra antologiva nella sua Rovigo, a Palazzo Roncali, presentato al catalogo qesta volta da un sociologo, Macello Lelli che pubblica contemporaneamente un volume dedicato all’artista: “Romaberto”, edito dal Pomo d’aoro di Padova. Successivamente Berto espone a Segni (mostra antologica al Centro Culturale Polivalente). Quindi a Imperia, presentato da Carlo Cattaneo, dove conosce Giannetto Fieschi che gli diviene amico. Espone in Grecia (a Atene alla galleria “Le Pleiades”, e a Creta, alla Biennale Internazionale di Grafica allIstron Bay). Seguono alcune mostre a Roma; alla”Ferro di cavallo”, dove presenta assemblages tra cui figurano opere fondamentali della sua ricerca nel campo della scultura oggettuale come “L’Orante”, o “La passione per Mirò”; lavori che vengono esposti commentati, opera per opera, da scritti di Cattaneo. Successivamente espone all’Arte San Lorenzo (una mostra didattica o, maggio a Guttuso) con d’après sul San Ggirolamo del Colantonio che hanno interessato Dario Micacchi). Espone con Pino Reggiani e Franco Mulas (opere grafiche) nella sede del P:C:I: di Campo de’ Fiori. Mostra alla sala espositiva del banco di Santo Spirito a Piazza del Parlamento con dipinti nel tema delle astronaute. Mostra all’Arte San Lorenzo con opere dall’85 all’88, trasferita successivamente alla “Ferro di Cavallo” (e qui la ricerca di Berto porta avanti un attento sudio su l’opera incisa di Guido Strazza). Berto ha appena finito di illustrare per l’editore Lombardi di Roma, con una serie di 43 acqueforti, “L’isola del tesoro” di Stevenson. Partecipa su invito alla Biennale Internazionale di grafica Vico Arte. Realizza l’Atrio di Teatri Epistola di Aldo Braibanti. Espone alla “Ferro di cavallo” una serie di opere dal tema del Presepio. Presentazione del ciclo “Kappa” di Nato Frasca. Mostra Antologica al Teatro Comunale “A. Rendano” di Cosenza (1991). Illustra il numero di luglio (1991) con lavori su Mozart di “Psicoanalisi contro”. Stampa per i tipi di Luigi Ferranti (cartella Amodeo) una raccolta di 12 acqueforti dal titolo “Il cavaliere occidentale” (1993). Stampa per i tipi delle edizioni di Sergio Mazzocchi una cartella di 12 incisioni dal titoloo “Faust” (1994). Fra l’estate e l’autunno del 1994, sempre a cura di Miceli, ha partecipato don dipinti, tecniche miste e incisioni alle mostre: “Natura attraversata” Pisa e “Occasioni Rovesciate” (Maggiano). A Roma, sempre nel 1994 due mostre: una installazione, “Buona notte Man Ray” e una partecipazione alla collettiva – sulle copertine – col suo Pinocchio, libreria Grandmelò. Mostra di incisioni a Chioggia – Chiesa di san Pieretto organizzata da Manlio Gaddi e Nico Ravagnan. Escono due cataloghi monografici a cura di Nicola Miceli per la mostra antologica di Villa Pacchiani a Santa Croce sull’Arno, pre il cui Gabinetto deiu Disegni e delle spampe viene accolta una scelta di sue opere. Jolena Baldini | | |
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Bianca Giulio
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Siracusa 23.5.1940 Res: a Roma Via Tazio Nuvolari 252 065041962 - 3382894433
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Bianchini Fabiola
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Ronciglione 5.1.1952
Loc. Fontanaccie Ronciglione VT 0761625925
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Billi Luigi
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Firenze 1958
Espone alla Grafica Campioli9 nel 1992 - 2005 educazione 1979-84 Universita' di Firenze, Laurea in Psicologia 1972-77 Liceo Artistico Barbarino, Genova
personali 2001 - Old Fashion CafË, Palazzo della Triennale, Milano Untitled Kisses - Centro culturale San fedele, Milano Hombres - Libreria Babele Galleria, Milano Racconti umani - Albrizi, Milano Io ricordo i tuoi ricordi 2000 - La Corte Arte Contemporanea, Firenze Hombres - Ninni Esposito Arte Contemporanea, Bari Hombres - Lo Spazio Gallery, New York Cara mamma, stiamo tutti bene. Caro babbo, siamo tutti morti 1999 - Temple Gallery, Roma Hombres - New York University, New York Hombres 1997 - AOC F58, Roma Della sopravvivenza: tecniche e motivi 1996 - Explorer Coffee Gallery, Roma Inconsci Collettivi 1994 Museo di Villa Adriana, Tivoli A casa di Adriano 1993 - AOC F58, Roma Donne, dieci apparenze Ornella Mignone & MuseoTeo, Milano Duplex 1992 - Roma & Arte, Roma Giovani artisti per nuovi collezionisti 1990 - Opening, Roma Paesaggi in casa
website: www.luigibilli.com
disponibile: cataloghi da consultare
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Binga Tommaso
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Biondi Marco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1995
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Birolli Renato
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Verona, 10.12.1905 Milano, 3.5.1959
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Blasetti Egidio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Disp. pastello cm. 40x50.
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Boccioni Umberto
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Reggio C., 19.10.1882 Sorte, 17.8.1916
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Bodini Floriano
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Gemonio, 8.1.1995
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Boetti Alighiero
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Torino, 1940 Roma, 29.4.1994
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Bonafede Emanuele
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Prima mostra personale alla Galleria Crispi nel 2007. Presentato da Emilio Conciatori ...una inesauribile fonte di dare e di sapere: Di conoscere e di apprendere...
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Bonamano Alessia
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Piazza Apollodoro 57D RM
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Bonifazi Monica
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Espone alla Grafica Campioli nel 1997 Disp. piccolo pastello ceroso.
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Bonomo Bonomo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Boresta Giuseppe
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Borghese Franz
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Roma, 21.1.1941
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Borra Pompeo
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Milano, 28.1.1948 idem, 5.11.1973
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Borrello Ciriaco Francesco
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indirizzo Via Chiantusello 4, Borgone di Susa (To) tel 0119641990 e-mail abcf@hotmail.it
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Bottaro Angelo
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Siracusa 15.8.1934
Via Tiburtina, 65 Villalba di Guidonia 0774373273
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Bournens Bruno
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Boy Gino
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Via Cantalupo, 4/b Rieti Studio: Laudamia Studio Lyne Via Cantalupo, 30 02100 Rieti Tel. Fax. 0746496639 - cell. 335.7077446 http://www.ginoboy.it e-mail: ginoboy@libero.it
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Bragato Gioacchino
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Espone alla Grafica Campioli nel 2007
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Brancaccio Gabriella
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Via Fringuello, 76 RM 3472243429
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Branislaw Petrovic
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Serbia Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Brindisi Remo
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Roma, 25.4.1918 Lido di Spina, 25.7.1996
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Bruni Gianni
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI Taranto 24 dicembre 1935 – Roma 22 ottobre 1995.
Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1985 - 1989 - 1990 - 1992 - 1993 - 1993 - 1996 - Laureato in architettura, realizza con le chine colorate, immagini surreali, scrive meravigliose poesie sempre legate al mare perché il mare era nel suo Dna. Bonavita, Selvaggi, Civiello, Pillon, Tallarico, Perfetti, Naucer, Mosca e molti altri ne hanno elogiato l’opera ma ci piace ricordare quel passo della presentazione di P. Mosca che dice "…pittore, incisore, urbanista, navigatore, poeta e soprattutto, uomo con la U maiuscola: questo fu Gianni Bruni, un figlio del sud e delle altre e più vere, Puglie. Un uomo che ha trasportato la sua e la nostra vita con versi sublimi e tele incantatrici, nelle onde spirituali dell’umana avventura.
disponibile: cataloghi da consultare
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Bruno Anna
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Padova 5.1.1933
Via Dino Frescobaldi, 24 RM 068272110 - 3470360943
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Bueno Antonio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1987
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Buffa Pino
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Bulfarini Franco
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Ravarino MODENA
residente a 41017 Ravarino MODENA via della Resistenza, 213 cell. 3392494224 bulfarte@gmail.com info@labottegadegliartisti.org www.pitturiamo.com
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Burri Alberto
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Città di Castello, 12.3.1915 Nizza 13.2.1995 Espone alla Grafica Campioli nel 2002
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BUSOLI (DIDO) GIANNI
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lEGNANO (Mi) 30 MAGGIO 1933 Residente a San Vittore Olona (Mi) Corso Sempione, 126 tel 0331515777 e-mail dida.busoli@gmail.com
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Caccavella Enza
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Espone alla Grafica Campioli nel 1997
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Cacciamani Angela
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Spoleto (Pg) 6.4.1955 Ab. Trevi (Pg) Via Bocca del termine, 14 www.angelacacciamani.com info@angelacacciamani.com Galleria perswonale a Trevi in Via Zappelli, 3
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Cacianti Virgilio
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI - Roma Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 1990 - 1992 Artista figurativo, pittore, scultore e incisore ha eseguito numerose opere grafiche soprattutto mediante l’uso dell’acquaforte e della litografia. La sua formazione artistica è avvenuta all’Accademia di Belle Arti di Roma con Grassi e Rivosecchi.
Disp. incisioni varie.
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Cafolla Maria Rosanna
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Roma 17.11.1952
Via Augusto Lupi, 44 RM 062677837
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Cagli Corrado
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Ancona, 1910 Roma, 1976
Nessuno sa della psiche se non il perimetro di un impenetrabile labirinto, ove, tuttavia, i processi associativi sondano e traggono, da una illimitata congerie, argomenti, vocaboli, forme, sensazioni, al fine di comunicare ed esprimere. Nessuno più dei moderni ha investigato lo spessore di quei sentimenti che occultano, in semi sparsi, la memoria della storia dell'uomo... un grande pittore, nel mondo moderno, deve dià da solo accogliere nell'orbita della sua creatività una dialettica complessa, lasciando la propria funzione maturare nel magma delle contraddizioni interne, a suo rischio e a suo danno. CORRADO CAGLI
Espone alla Grafica Campioli nel 1988 disponibile: Il pastorello - 1968 serigrafia su carta di riso cm. 54x32 - battute di colore 7. Cataloghi e ampia selezione di monografie da consultare
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Calabria Ennio
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Tripoli, 1937
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Caldarelli Biagio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Caloi Paolo
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Verona 27.10.1960 Res. in Via Damiano Chiesa 3A 37057 Pozzo di San Giovanni Lupatoto (Verona) 347983836 - 3485274418 www.paolocaloi.it e.mail paolocaloi@gmail.com
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Campegiani Franco (Poeta)
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E' presente alla Grafica Campioli con "Chiaroscuro" ass.cult.
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Campidori Paolo
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Fotografo, pittore, giornalista e scrittore. tel studio 3476530891 tel abitazione 0556503539 e-mail paolo.campidori@tin.it sitoweb: www.paolocampidori.com
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Campigli Massimo
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Berlino, 1895 S.Tropez, 1971
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Campra Rosalba
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Canè Carlo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Canevari Angelo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1988 disponibile: cataloghi e monografie da consultare
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Cangemi Andrea
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 1981 è nato a Monticiano in provincia di Siena il 23.10.1951. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Macerata. Si esprime prevalentemente con un linguaggio figurativo. Vive e lavora a Iesi.
disponibile: catalogo da consultare
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Canova Bruno
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Espone alla Grafica Campioli nel 2003
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Cantatore Domenico
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Ruvo di Puglia 15.3.1906 Espone alla Grafica Campioli nel 1982
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Canuti Nado
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Bettolle (Siena), 1929
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Capogrossi Giuseppe
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Roma, 1900 idem, 1972 Espone alla Grafica Campioli nel 2002
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Capone Enrica
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI Architetto, docente di storia dell'Arte, esperta di Arti decorative. Inizia l'attività negli anni settanta, prediligendo il figurativo (Olio, acquarello, tempera) Dal paesaggio che mescola materie e temi architettonici, si evolve verso lo studio della forma/corpo e della sua interazione con la forma/materia (impasti di terre, sabbie, gessi e cere). Ha al suo attivo importanti incarichi di decorazione in Italia (Roma, Capri) e all'estero (Paris).
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Caputo da Roma
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Carabba LeoNilde
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Monza 28 novembre 1938 Sesto San Giovanni (Milano) 20099 Via Damiano Chiesa, 26
rif. galleria Sinopia Laboratori Via Dei Banchi Nuovi, 21 a-c 00186 Roma www.sinopialaboratori.com
Si forma nella Milano artistica degli anni 50-60. Nel 1961 fa la sua prima personale alla Numero di Firenze.
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Carena Felice
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Cumana 13.8.1897 Venezia 10.6.1966
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Carli Monica
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Via Giorgio del Lullo, 147 RM 0652453407 - 3383962441
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Carmassi Arturo
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Lucca, 1925 Espone alla Grafica Campioli nel 1991 Disp. Incisioni 58x46,5 - serigrafie 35x50 e 58x78 cataloghi e monografia
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Carone Michele
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Carpineti Anna
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Studia sassofono classico al conservatorio di Fermo fino all'età di 21 anni, poi si dedica completyamente alla pittura con innumerevoli mostre d'arte originali e divertenti con l'artista Silvio Craia e il poeta Giovanni Prosperi, tipo "ai piedi dell'arte" con disegni sotto la suola delle scarpe, "sculture di sapone" opere in saponette marsiglia, "l'opera peggiore" mostra dell'opera più brutta, "amici di Emilio Villa" a Bologna galleria Cattani, "cenere" con opere calpestabili alla galleria Mancini di Montegranaro e tante altre.
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Carrà Carlo
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Quargnento, 1881 Milano, 1966
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Carroll W. Robert
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Espone alla Grafica Campioli nel 1982 disponibile: cataloghi da consultare
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Caruso Bruno
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Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1985 - 2004 Palermo 1927. Vive e lavora a Roma. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza frequenta i corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. E’ presente nelle più importanti manifestazione d’arte contemporanea. Tra gli altri hanno lasciato la propria testimonianza sul suo lavoro: Argan, Sciascia, Fazio, Basaglia, Bilardello, Ciavai, De Micheli, Fagone, Giunta, Grasso, Hiepe, Mercuri, Micacchi, Solmi, Sinisgalli, Tobino, Usiglio, Volponi, Carluccio e molti altri.
Disponibile: serigrafia 50x70 - disegno "figura" 30x42 - disegno scena teatro 76x106  cataloghi e monografie da consultare
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Casavecchia Gino
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Studio d'arte progetti e realizzazione su disegno oggetti e sculture d'arredo lavori personalizzati restauro marmi pietra e graniti Espone alla Grafica Campioli nelk 1995 - 1996 www.ginocasavecchia.it
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Cascella Tommaso
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Roma 10.7.1951
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Cascella Michele
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Ortona 7.91892 - 27.8.1989 Espone alla Grafica Campioli nel 1991
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Casolaro Gea
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Espone alla Grafica Campioli nel 1991 - 1995 - 1996
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Casorati Felice
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Novara, 1893 Torino, 1963
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Casorati Francesco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994 Disp. incisioni "farfalle" 50x70
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Cassinari Bruno
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Piacenza, 1912 Milano, 1992
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Castellani Enrico
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Disp. bassorilievo Achille Mauro Editore
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Cattaneo Carlo
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Alassio 19.3.1930
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Cazzaniga Giancarlo
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Monza, 1930
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Ceccobelli Bruno
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Montecastello Vibio, 1952
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Celli Italo
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Nasce a Roma nel 1949 dove vive e lavora.
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Cenci Franco
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Monterotondo 2.1.1958 Espone alla Grafica Campioli nel 1989 - 1991 - 1992 - 1995 - 1996
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Cerroni Fabio
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Espone alla Grafica Campioli nel 2003 disponibile: catalogo
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Cesetti Giuseppe
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Tuscania 10.3.1902 - 19.12.1990
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Cesselon Angelo
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Settimo di Cinto Caomaggiore- Venezia, 1922 Velletri, 1992
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Cesselon Alessandra
alexandrella@yahoo.it
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Si è diplomata al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Roma. Ha studiato grafica e costume con Achille Perilli e Dario Cecchi; poesia e criticsa con Alfredo Giuliani, Angelo Moneta e Nello, Ponente, pittura nello studio del padre Angelo Cesselon che è stato tra i più nori ed importanti pittori italiani di manifesti cinematografici del dopoguerra. Si è laureata in Storia dell'Arte Medievale ed ha insegnato storia dell'arte e discipline artistiche. Nel 2001 ha nfondato il Movimento Culturale "La Transcritica" che ha come scopo la promozione dell'arte e della culktura. Di esso fanno parte poeti, scrittori, musicisti, attori, danzatori ecc.
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Chessa Gigi
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Torino 15.5.1898 - 23.4.1935
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Chessa Paolo
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Porto Torre 1924
Via P.del Giudice, 12 RM 0671544748
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Chia Sandro
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Firenze, 1946
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Ciaffaroni Paolo
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Paolo Ciaffaroni è uno scultore singolarissimo nel panorama contemporaneo, per lui l’arte è ricerca continua tra arcaismo e attualità, che abbraccia più cose e in esse, sconfina liberamente. Come un alchimista egli modella con la stessa energia anche l’aria e il vuoto intorno alla materia . Con le mani plasma l’argilla la trasforma e crea forme scultoree che si basano su un mondo particolarmente puro primordiale, pieno di sensazioni che ruotano attorno al tema dell’essenza antropomorfa di alcune forme/tipo dall’arcaico sapore emblematico. Spacca la pietra, il tufo, cambia la forma in orizzontale e verticale con incastri di materiali diversi per creare opere che fanno ben capire la visione che egli ha del rapporto tra la scultura e gli spazzi esterni. Di effetto architettonico sono le sue ultime opere, non isolate dal luogo in cui oggi si vive e che testimoniano la realtà metropolitana con le sue lacerazioni. L’occhio dell’artista che osserva l’architettura delle costruzioni ne coglie gli aspetti monumentali e quelli in rovina, che si affiancano, restituendo, a questi ultimi, la loro bellezza trasferendoli, simbolicamente, nelle sue opere attraversate da elementi precisi: la compattezza del cemento in blocco contro le crepe interne in cui si intravedono rete, ruggine, grovigli di ferro, miracolosamente superstiti ad una deflagrazione naturale. Tutto ciò è fortemente visibile nelle ultime creazioni architettoniche di Ciaffaroni che privilegia la possibile monumentalità della scultura facendo coincidere “grandezza” e “leggerezza” attraverso materiali lungamente sperimentati, dove conquista intimamente lo spazio e la materia, evocando la “resistenza” dell’opera che simboleggia l’azione realizzatrice di un profondo desiderio di libertà da un lato, e dall’ altro di trasmettere un senso di solidarietà verso gli uomini, verso la natura, verso la vita.
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Ciampi Antonia
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Cianci Fabiola
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Roma 10.6.1985
Via Galileo Galilei, 8 Fiano Romano 0765389613
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Ciuffarella Pio (fotografo)
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 2005
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Clerici Fabrizio
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Milano 15.5.1913 Roma 8.6.1993
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Cocola Francesco
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Nasce a Siena nel 1938, vive e lavora ad Ancaiano (Sovicille - Siena) Podere Casanova, 136
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Collodi Isabella
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Roma, 1957 Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Conti Primo
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Firenze, 1900 idem, 1988
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Conti Fabio
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Roma 12.6.1974
Via Tommaso Smith, 44 RM
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Cori Claudio
www.cori-art.de
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Roma 25.5.1955
Opere in permanenza presso la galleria Il Mondo dell'Arte
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Corpora Antonio
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Tunisi 15.8.1909
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Cossari Vincenzo
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
E' nato a Badolato (Catanzaro) il 16 ottobre 1949, nel 1972 è a Roma dove frequenta l'ambiente pittorico romano. Espone alla Grafica Campioli nel 1990 disponibile: catalogo
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Costantini Gian Luca
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Crapes Carlo
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Curtarolo (PD) 1945
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Cremona Italo
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Cozzo Lomellina 18.4.1905 Torino 2012.1979
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Crippa Roberto
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Milano, 1921 Bresso, 1972
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Cubeta Rodolfo
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Roma 23.7.1955
Via M.te Petroso, 15 RM 068175212 - 3332196667
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Cuniberti Pier Achille
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Padulle di Sala Bolognese 10.10.1923
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Curci Alessandra
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Roma 12.6.1974
Via Caterina Troiani, 125 RM 065291027
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Cusani Dario
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Cusatelli Claudio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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D'Anolfo Americo
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Sabaudia 4.7.1944
Corso della Repubblica, 54 04100 Latina
0773690484 - 3388142499 e.mail ameriko4407@gmail.com
Pittore, scultore, orafo, espressionista
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D'Arvia Rossana
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Roma 26.1.1944
Via Nanchino, 232 Rm 0665202854
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D'Ottavi Amleto
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Roma, 1923 - 1989 Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1985 - 1987 Disponibile xilografie 50x70 monografie da consultare Guido Giuffrè - Un incisore a Roma oggi
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De Andreis Giovanbattista
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Badalucco 6.6.1938
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De Bonis Emilio
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Cosenza 4.11.1941 residente a Latina Via Signorini, 4 cap.04100 tel 0773624489 - 3470698864 debonisemilio@libero.it Galleria Americo D'Anolfo
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De Chirico Giorgio
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Voloi 10.7.1888 Roma 20.11.1978 Espone alla Grafica Campioli nel 2001
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De Conciliis Ettore
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Avellino 4.9.1941
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De Dominicis Roberto
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Monterotondo,Via Verdi, 2 00015 3286654114 dedoroberto64@libero.it www.robertodedominicis.com
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De Gregorio Giuseppe
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Spoleto 11.8.1920
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De Lisio Emilia
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Via Labicana, 45 RM 0677202010
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De Luca Igino
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Espone alla Grafica Campioli nel 1991
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De Luca Nino
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Espone alla Grafica Campioli nel 2002
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De Nitto Rosa
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Piazza Cimone, 1 RM
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De Pisis Filippo
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Ferrara 11.5.1886 Milano 2.4.1956
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De Santis Giovanna
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Del Donno Antonio
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Galleria Irpinia Arte (Av) Galleria Margutta 102 (RM) E' stato costituito nel dicembre 2008 il Museo Permanente del maestro Antonio Del Donno Via Tenente Flavio, santa Croce del Sannio (Benevento) te. 3484921000 Antonio Del Donno è nato a Benevento il 27-11-1927. Ha frequentato l'istituto tecnico per Geometri negli anni 1945/50, WWW.ARCHIVIODELDONNO.COM WWW.DELDONNO.COM
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Del Pezzo Lucio
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Napoli 1933
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Denti Edmondo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1991
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Depero Fortunato
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Fondo 30.3.1892 Rovereto 29.9.1960
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Di Biagio Vanda
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Roccagiovine 23.5.1950
Via Monte Bianco, 194 Guidonia RM
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Di Carlo Francesca
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Via Prospero Alpino, 20 RM
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Di Fiore Myriam
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Roma 7.10.1963
Via Cenischia, 4 RM 0681234927
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Di Giulio Graziano
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Di Iorio Felice
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Salcito 20.2.1957
Via Flavio Domiziano, 9 RM 065414097
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Diamanti Elisabetta
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Roma 1959 Espone alla Grafica Campioli nel 1993 - 1996
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Dieppa Amarilis Veliz
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Espone alla Grafica Campioli nel 2001
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Dionisi Rita
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Via Terme di Traiano, 38 RM 076627599
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Docimo Stefano (Poeta)
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E' presente alla Grafica Campioli con Mario Lunetta e Vanni Rinaldi con "Scacco al Re" 1988
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Donghi Antonio
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Roma 16.3.1897 Roma 19.7.1963
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Donzelli Bruno
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Napoli 12.4.1941
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Dorazio Piero
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Roma 29.6.1927
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Dottori Gerardo
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Perugia 11.11.1884 idem 13.6.1977
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Dova Gianni
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Roma 8.1.1925 Pisa 14.10.1991
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Ducasse Paolo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 1994 - 1996
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Engler Berndt
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Evangelista Marco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Fabbri Agenore
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Pistoia, 1911
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Fabbri Agenore
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Pistoia 20.5.1911
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Fabi Nunzia
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Roma 13.5.1953 Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 1998
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Fabrizi Stefania
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Roma, 1958 Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1995 - 1996 Disp. tecnica mista 1994
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Fabrizi Daniela
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Espone alla Grafica Campioli nel 2005
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FAGGI REMO
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Corteolona Pv: 17.08.1923 studio ed esposizione permanente a: Santa Cristina e Bissone Pavia Viale Rimembranze, 12 038270175 cell. 3403032450 
ref. Vescovado di Pavia e Tortona - Centro Culturale "Barbieri" Broni - Pavia
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Faiola Viviana
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S.Apollinare 1.1.1950
Via Colle Iannucci, 73 Sant'Elia Fiume Rapido, FR 0776428887
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Falbo Marisa
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Marisa Falbo nasce a Palermo dove frequenta il Liceo Artistico e l'Istituto d'Arte info@marisafalbo.com
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Fattorini Santa
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Via Cosimo Morelli, 41 RM 0650796391
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Fava Vittorio
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Vittorio Fava è un artista versato in varie forme espressive che ha iniziato negli anni Settanta in ambito neorealista e po, creando, fin da allora, oggetti. Realizza sculture spesso luminose, oggetti e dipinti materici. Si è dedicato anche alla fotografia, come dimostra la sua presenza alla rassegna di Frosinone (1982), ed alle performance. Tra queste ultime si ricordano "Nel rosso rossore" con Vitaldo Conte al Folk Studio di Roma nel 1984 (Riproposto a Roma ai Magazzini Generali e al Teatro dell'Orologio nel 1985) Con Vitaldo Conte al Centro di Sarro di Roma nel 1986. Numerosi sono i suoi film d'artista e audiovisivi, anche con Salvatore Giunta che sono stati proiettati in Gallerie, Spazi Pubblici, Cinema d'essai. Crea mobili fantastici e onirici al primo dei quali ha dato il nome Mnemosine. Ricicla, per le sue creazioni, oggetti trovati. Vasta è la sua produzione di libri d'artista con i quali a partecipato a numerose mostre collettive. In un curricula di tutto rispetto annovera numerose partecipazioni illustri e ordina personali di grande successo.
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Fazzini Pericle
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Grottamare, 1913 Roma, 1987
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Febbraio Pierluigi
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Roma 21.6.1976 Via Andretta 10 RM 3492838524
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Ferretti Alfredo Libero (fotografo)
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Roma 1919 - 4 gennaio 2007 Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 2005 Disp. fotobromografia circa 50x70
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Festa Tano
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Roma 1938 - 1988
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Fila Eliana Maria
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Circonvallazione Gianicolense 356 int 3 RM
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Fiorentini Paolo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Fioroni Giosetta
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Roma 24.12.1933
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Fissore (Fissore)
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disponibile: serigrafie 50x70
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Fiume Salvatore
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Comisa 28.10.1915 - 4.6.1997
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Floridi Stefania
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Roma 8.7.1959
Via Tito Livio, 64 Guidonia Montecelio RM 0774367119 - 3479385752
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Fogli Andrea
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Fontana Lucio
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Rosario Santa Fè 19.2.1899 Varese 6.11.1986
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Fontanella Nuccio
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Padova nel 1936. - Roma 2003 ?
Nuccio Fontanella è stato uno scultore di alto rango sull’opera del quale hanno scritto Gianfranco Ajello, Anna Chiara Anselmi, Luigi Bennati, Sergio Bernardi, Carlo Captano, Michele Gennaio, Renato Civello, Maurizio Conconi, Vitaldo Conte, Riccardo Corti, Monique Donej, Jves Florrel, Carlo Fumagalli, Jean R.Gisler, Mario Gorini, Werne Liechti, Fausto Marzioli, , Guerrino Mattei, Paolo Mei, Elio Mercuri, A. Mita, Monteverdi, Bruno Morini, Carlo Munari, Giuseppe Nasello, Gianna Pagani Paolino, Ermanno Polla, Dino Rigido, Paolo Rizzi, Salvatore Sabatino, Alberto Scotti. Ha esposto alla Grafica Campioli nel 1986 - 1991 - 2002 disponibile: Testa di resina- colore azzurro - cataloghi monografia da consultare
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Fontenla Ines
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Argentina Espone alla Grafica Campioli nel 1996 - 1996 - 1996
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Formiconi Lamberto
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Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 2005
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Fornili Alessandro
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Modena 1941 Espone alla Grafica Campioli nel 2005 - 2006 Ha studiato a Modena dove attualmente attività nel settore della pubblicità
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Fortini Carlo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995
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Fortunato Franco
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ROMA 1946 Vive e lavora a Roma dove si è formato. Espone alla Grafica Campioli nel 1993
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Fouad Ali
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Curdistan Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Franchi Massimo
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Roma 28.6.1953
Piazza Ronchi, 16 RM 062753368
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Francia Mimmo
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Modena 1942 Espone alla Grafica Campioli nel 1988 disponibile: monografia e cataloghi da consultare
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Frascione Enzo
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Napoli, 1929 Espone alla Grafica Campioli nel 1987 Disp. disegno 30x40
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Frolet Elizabet
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Madagascar Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996 - 1996
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Fulgidezza Agatino
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Firenze 23.11.1943
Via San Gimignano, 54 RM 068802940
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Funi Achille
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Ferrara 26.2.1890 Appiano Gentile 1972
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Furia Ercole
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Ercole.furiatele2.it www.realitycolor.com
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Galli Giuseppe
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Via Basento, 46 RM 3477346624
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Gamba Ilde
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Altomonte 19.8.1958
Via Fontana Rosa, 4 RM 06270261
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Gambelli Valter
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Fano, 1953 Espone alla Grafica Campioli nel 1984 disponibile: tecnica mista 76x107
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Gandolfo Bianca
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Pola 11.3.1929
P.zza N.S. di Guadalupe, 19 RM 0666560319
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Gazzellini Marcello
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Genta Gian
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Nato a Savona il 15.3.1944 Residente a Savona in Via San Francesco, 3 tel. 019801988 3925495424 sito web www.giangenta.com email info@giangenta.com
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Gentilini Franco
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Faenza 4.8.1909 Roma 5.4.1981
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Gerardis Andrea (Ginevra)
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Roma 25.1.1975 Res. Via Cipro 77 RM 0639726104
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Ghirri Luigi (fotografo)
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Scandiano, 1943 Roncocesi, 1992 Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 2005 Disponibile: foto varie catalogo e monografia da consultare
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Giancaspro Felice
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Molfetta (Bari)17.11.30 Terlizzi BariViale Federico II 11/c info 0803510287 m- 3406893136 e-mail enzogiancaspro@libero.it
www.felicegiancaspro.it
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Giannetti Antonio (Fotografo)
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Espone alla Grafica Campioli nel 1983 - 1985
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Giardini Gabriele
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Roma 26.3.1975
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Giardini Gabriele
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Roma 26.3.1975
Via Arturo Graf, 46 RM 0686896078 - 3289460669
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Giordano Maria Grazia
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Torino 1.12.1927
Viale Libia, 98 RM 0686219427
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Giovannini Mauro
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Espone alla Grafica Campioli nel 2002
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Giovannini Sandra
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 2003
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Giuliani Cesare
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L'Aquila 15.3.1944 Via Aldo Moro 43 66054 Vasto CH
e-mail Caesar1234@libero.it
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Giunta Salvatore
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Espone alla Grafica Campioli nel 2004
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Gnisci Maddalena
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Gnoli Domenico
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Roma 3.5.1933 New York 17.4.1970
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Gorga Giulio
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Grammenos Cornelius
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disp. multiplo di cartone.
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Granata Rosanna
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Grassi Tullio
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Via G.B.Amendola, 37 Salerno 089723048
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Greco Emilio
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Catania 11.10.1913 - Roma 5.4.1995 Espone alla Grafica Campioli nel 1996 disponibile: cataloghi da consultare
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Grecò Edoardo
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Verzino 1949
Consigliamo di visitare il sito http://www.edoardo-greco.com
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Gritti Calisto
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Bergamo 26.12.1937
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Groccia Gianfranco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Grosso Gianfranco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Guadagnuolo Francesco
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Espone alla Grafica Campioli nel 2001
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Guardati Stefania
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Roma 11.10.1965
Via Torre Morena, 83 RM
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Guardigli Luigi
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Napoli 6 giugno 1945 Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 2000
disponibile: catalogo da consultare
Tra il 1969 e il 1971, è incisore presso l'atelier de gravure di Pablo Picasso, tra Spagna e Francia. In questo periodo incide almeno 4.000 matrici del maestro, su pietra, linoleum, legno, rame, zinco, plexiglas e collabora anche alla produzione di maioliche e terrecotte.
Nel 1970, con la collaborazione del regista Armentani, vince il primo premio alla Biennale di Venezia con un documentario dedicato alla grafica d’arte.
Nel 1972 diviene titolare della prima cattedra d'Incisione e Stampa d'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove resterà per due anni. In questo periodo forma un gruppo di ricerca per analizzare le pitture ad encausto di Pompei, Ercolano e Resina.
Fino al 1977 fu direttore artistico della stamperia 2RC editrice di Roma, continuando ad essere l'incisore personale di Picasso, fino alla morte del maestro. Nel contempo incide e stampa opere di altri autori: Afro Basaldella, Pierre Alechinsky, Max Bill, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlino, Consagra, Cordio, Dorazio, Joan Miró, Mallory, Umberto Mastroianni, Pepper, Perilli, Arnaldo Pomodoro, Porzano, Radice, Mark Rothko, Roberto Venturoni, Simbari, Scarpa, Soto, Victor Vasarely, Pietro Del Greco, Alfonso Cipollini detto Irpino, Bruno Canova, Salvador Dalí, Marc Chagall, René Magritte, Gianni Bruni, Guillame Corneille, Grafica Campioli, Enrico Di Sisto.
1977-81, titolare della prima cattedra sperimentale d'incisione e stampa d'arte presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, apre uno studio stamperia a Roma ed esegue opere per Mancinotti, Monachesi, Montanarini, Cantatore, P. Cascella, Irpino, Rut, Cacciò, P. Zac, Umberto Mastronianni ed altri.
1982-88, direttore artistico stabilimento editoriale NUOVA FOGLIO di Macerata, realizza e posa "La Madonna del Soccorso" scultura in bronzo h.m 4,26 in Capri (NA)
1988, fondatore della scuola- stamperia "ELLE-GI" in Roma restaura le cupole delle Moschee di Rabat, Ketama e Kemissat in Marocco, coordinatore di corsi d'arte applicata per L'Università agli studi di Roma della terza età
1990-92, restauro del Tempio di S.Giovanni a Castelvecchio subequo riattazione della Chiesa - pavimentazione , intonaci,stucchi -pietre - carte e legni di arredo
1996, realizzazione e posa di un bassorilievo in maiolica policroma per l'anno giubilare in onore di Papa Celestino V , in Castelvecchio subequo - (AQ)
1999/2000, IN COLLABORAZIONE CON L'UNIVERSITA' POPOLARE MOSTRA DELLE OPERE DEGLI ALLIEVI DEL 2° CORSO DI PITTURA (Grafica Campioli)
2002, realizzazione del torchio calcografico più grande d'Europa in L'Aquila realizzazione di spot e eventi multimediali per il gruppo editoriale Mediaset; Produzione televisiva di Rete4 programma tv "Forum"
2003-07, allestimento dello studio multimediale e polifunzionale "OFFICINA ARTISTICA" in Collemaggio L'Aquila, attrezzata per la progettazione e realizzazione di opere d'arte e scuola-officina di arti applicate (oreficeria - ceramica - stamperia artistica calcografica e litigrafica, decorazione, scenografia , scultura,settore sperimentazione tecnologie avanzate) restauro globale effettuato con batteri, del bronzo a firma Nicola D'Antino raffigurante "La fanciulla della fontana di Collemaggio" posata nel presidio ospedaliero S. Salvatore - Coppito (AQ), restauro e posa di bassorilievo in maiolica policroma in presidio ospedaliero S. Salvatore - Coppito (AQ)
Esposizioni:
1968, Museo Pignatelli, Napoli; 1969, Galleria Numero, Roma; 1971, Galleria Boulakia, Parigi; 1972, Galleria Maier, Ginevra; 1974, Biennale di Lecce; 1975, Cabinet des Estampes di Losanna; 1976, dai Maestri agli allievi; mostra ciclica, Roma; 1977, Maison de la culture Algerienne, Algeri; 1978, Galleria il Babuino, Roma; 1979, Palazzo dei Diamanti, Ferrara; 1980, Museo d’Arte Contemporanea, Elsinki; 1981, Palais des beaux arts, Charleroi; 1981, Albert and Victoria Museum, Londra; 1981, Galleria Meridien, Parigi; 1982, Prima Festa Nazionale Donne, Festa de l’Unità, Roma; 1983, Galleria l’Incontro, Roma; 1984, Sede Centrale Banca Credito Italiano di New York, USA; 1985, Palazzo delle Esposizioni, Città del Messico; 1985, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 1985, Museo d’Arte Contemporanea di Costanza, Romania; 1986, Antologia Museo Nazionale di L’Aquila; 1987, Casa della Cultura di Santiago del Cile; 1987, Museo d’Arte Sperimentale Città di Barcellona; 1987, Forte Spagnolo, L'Aquila - 1988, Cabinato des Estampes, Losanna; 1990, Galleria Rossigni, Roma; 2003, Collettiva “Artisti per la Pace”, Angelus Novus, L’Aquila 2003, Personale, Castel Camponeschi, Prata D’Ansidonia Altri Eventi principali: 1987, realizzazione di un bronzo h. 4,26 mt “Madonna del Soccorso”, Capri (NA) 1988-1999, Restauro di minareti e cupole delle moschee di Rabat, Letama e Kemissat in Marocco; 1991, Manutenzione e restauro dei sigilli litografici vaticani; 1992, Restauro Chiesa di San Giovanni Subequeo 1993, Collaborazione con il Ministero della Pubblica istruzione per la realizzazione di cassette per la didattica sull’incisione e stampa d’arte; 1994, Realizzazione spot pubblicitari per il Gruppo Editoriale Mediaset; 1995-1999, cattedra d’incisione e stampa d’arte presso le Accademie di Belle Arti di Roma e Brera; 1996, Realizzazione di un bassorilievo policromo in maiolica per l’anno giubilare in onore di san Celestino V, Castelvecchio Subequeo 2007, L'Aquila: i persistenti segni estetici della città - Museo MUSPAC, Fondazione CARISPAQ, Angelus Novus Pubblicazioni e Recensioni: Argan, “Grafica di Mancinotti”; - L’Automobile, Quindicinale 1969; - Bolaffi, 1973, 1974, 1975; Comanducci - Stamperie Gala, n. 3, 1976, Milano; - “Omaggio a Pasolini”, editrice Magma; - “Torchio in Piazza” TVR Voxon daily News, Luglio 1978, Roma; - TV-TG1, Premio Sibari, 1978; - Il Messaggero, Rubrica di Camilla Casacci - Daily News, Marzo 4/5, 1979 - Sipario, L'Aquila 2007, Maurizio Cocciolone
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Guarienti Carlo
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Treviso 1923
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Guarnieri Riccardo
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Firenze 12.9.1933
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Guccione Piero
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Scicli 5.5.1935
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Guerreschi Giuseppe
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Milano 15.6.1929 S.L. du Var 14.5.1985
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Guerrieri Silvana
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Bari 6.7.1949 Piazza Ugo da Como, ) RM 068125148 - 3483411389
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Guidi Virgilio
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Roma 4.4.1891 Venezia 7.1.1984
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Guita Michele
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Romania Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Guttuso Renato
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Bagheria 2.1.1912 Roma 17.1.1987 Espone alla Grafica Campioli nel 1986
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Guzzo Premoli Sergio
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
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Haeth Alfred
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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Halevy Samuele
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Hassan Maani
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Hua Li
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Canton 1907 Uno tra i maggiori incisori del secolo scorso nella Repubblica Popolare Cinese. Promotore del gruppo "Xilografia moderna" nel 1934 - nel 1955 fonda e dirige la sezione di xilografia dell'Accademia di Belle Arti di Pechino
disponibile: xilografia "Il lavoro nelle zone di montagna" cm. 33,5x49 b/n (E. 480,00)
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Humerez Paolina
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Cile Espone alla Grafica Campioli nel 1996 - 1996 - 1996
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Hyun-Sook Lee
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Nasce nel 1968 a Seoul (Corea del Sud) Dal 1994 ad oggi partecipa ad una ventina tra personali e collettive in diverse città Italiane.
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Iacomucci Giancarlo (LITOFINO)
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 1991 - 1999 - 2002
disponibile: Il Mito del Giudizio Universale nella Cappella Sistina
http://www.litofino.it
Giancarlo Iacomucci, in arte Litofino, nasce a Urbino nel marzo del 1947.
A Urbino frequenta l’Istituto Statale di Belle Arti, dove si diploma Maestro litografo nel 1964. La passione per la ricerca di soluzioni grafiche innovative, necessarie alla realizzazione della sua stessa produzione artistica, ha portato Giancarlo Iacomucci a collaborare con alcune fra le più note stamperie d’arte in campo internazionale e Giancarlo Iacomucci nella Stamperia 2RC Roma-foto di A. Burri Giancarlo Iacomucci con il Dr.Daniel Berger alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nel 1974 dove faceva delle esibizioni tecniche con torchio litografico durante la mostra "L'arte della stampa" della 2RC-foto di Eros Macchi ad entrare in contatto con quei grandi artisti contemporanei (Afro, Alechinsky, Burri, Chema Cobo, Fontana, Capogrossi, Sam Francis, Liberman, Manzù, Pasmore, Arnaldo e Giò Pomodoro, Santomaso, Sutherland, Takahashi, ecc.) Giancarlo Iacomucci con Graham Shuterland nella Galleria 2RC-foto di Alfio Di Bella e con Shu Takahashi che, proprio nella sua duttile inventiva, hanno trovato il veicolo per la corretta espressione dei propri lavori grafici. Giancarlo Iacomucci con Chema Cobo nello studio dell'artista a Tarifa (Spagna) in occasione della lavorazione delle lastre in calcografia per l'illustrazione dell'Iliade Pittore, disegnatore, incisore e scultore, Iacomucci è dal 1974 presente come artista sulla scena dell’arte italiana. Fra le altre si ricordano le partecipazioni alle rassegne di Pittura, Scultura, Grafica e Libro d’artista G. B. Salvi e Piccola Europa curate dall’Università di Urbino e Sassoferrato (1978 - 1980 - 1982), al Premio Internazionale di pittura e acquerello Sinaide Ghi a Roma (1977 - 1978), al Premio di pittura Città di Senigallia (1978 - 1979) e al Premio Arte e Ferrovia di Bologna (1982). Prima personale a Roma nel 1979 alla Galleria Amici del Tetto. Nel 1984, 1985 e 1987 è stato uno dei promotori dei Festival d’Arte di Castelnuovo di Farfa. Altra personale a Roma nel 1986 alla Galleria Il Ponte con la quale ha partecipato a varie fiere internazionali. Dal 1980 al 1987 partecipa in prima persona all’esperienza imprenditoriale della 3K Stamperia d’Arte, riversando in essa la sua ormai ventennale esperienza. Dalla fine del 1987 l’artista decide di abbandonare ogni esterna distrazione per approfondire le linee della sua personale esperienza. Nel 1989 espone alla Temple University Abroad a Roma. Nel 1991 è invitato alla V Biennale Internazionale d’Arte Sacra al Museo Diocesano Santa Apollonia di Venezia ed all’estero espone all’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, alla Orchard Gallery di Belfast ed al Museo Italo-Amenicano di San Francisco. Sempre nel 1991 espone alla Grafica Campioli di Monterotondo (Roma). Mostra personale nel 1992 e collettive nel 1993 e ‘94 allo Studio S di Roma. Nel 1994 è presente alla Biennale di Alessandria (Egitto) e alla mostra collettiva alla Gallenia Akhenaton a Il Cairo. Mostra personale nel 1995 alla Confraternita S. Maria del Suffragio a Fano (Pesaro) e nel 1996 a Palazzo del Balì, Comune di Saltara (Pesaro). Sempre nel 1996 partecipa alla collettiva "Anticoli... Fiuggi" a Fiuggi. Nel 1997 espone all’Ufficio Culturale dell’Ambasciata Araba d’Egitto a Roma. Nel 1998 personale alla Saletta Paolini-Nezzo a Urbino e nel 1999 all’Associazione d’Arte e Cultura Grafica Campioli a Monterotondo. In occasione delle ultime due mostre tiene una conferenza rispettivamente al Circolo Acli e alla Biblioteca Comunale P. Angelani sulla sua scoperta dal titolo "Il volto nascosto di Michelangelo nel Giudizio Universale". Giancarlo Iacomucci durante la conferenza alla Biblioteca Comunale P. Angelani (Monterotondo) Ripete questa esperienza (mostra e "Il volto nascosto nel Giudizio Universale di Michelangelo" Nel 1992 in alcuni disegni di Leonardo e di Michelangelo, Giancarlo Iacomucci, in arte Litofino, ha notato un particolare modulo compositivo che attraverso la giustapposizione di gruppi di figure umane variamente disposte, arriva a comporre una più grande figura (tipicamente un volto). Iacomucci, artista e incisore, aveva l’occhio allenato perché nel suo lavoro faceva la stessa cosa, cioè nascondeva messaggi, simboli e informazioni per ampliare il più possibile, il contenuto delle sue opere. A Iacomucci, non sfuggiva che nello schizzo complessivo per il Giudizio Universale del 1534 (Firenze, Casa Buonarroti 65Fr), Michelangelo nascondeva un volto barbuto visto di fronte. La grande figura non é facilmente estraibile a colpo d’occhio perché la percezione è bloccata sulla scala minore (quella delle piccole figure componenti). Ma nell’affresco finale del Giudizio Universale, pur rimanendo l’impianto figurativo pressoché inalterato, non c’è più traccia del volto barbuto. Iacomucci aveva chiara la sensazione che, nell’affresco, Michelangelo avesse nascosto un volto, quindi continuò la sua ricerca fino a individuare, nella zona centrale, il profilo di un volto orientato verso destra. Nel profilo é riconoscibile un gigantesco autoritratto di Michelangelo fedele alle caratteristiche fisionomiche trasmesse dall’iconografia coeva. Infatti, se a partire dalla nuvola che sorregge Adamo, S. Giovanni, si fa scorrere in senso orario una linea di inviluppo lungo la rima azzurra che isola la zona centrale (Cristo e santi) allora si evidenziano in progressione: - la zona occipitale del ritratto (contorno del gruppo Adamo) - la volta cranica (contorno delle figure sopra il Cristo) - la fronte (tra un braccio sporgente e la testa dl S. Pietro) - i seni frontali (il dorso di S. Pietro) - il naso (figura verde inginocchiata dietro S. Pietro) - i baffi (gruppo a sinistra di S. Biagio e S. Caterina) - la barba (parte dei dannati in caduta) - l’occhio (contornato dalle gambe di S. Pietro) Ma per poterlo affermare, servivano prove certe, incontestabili, visto anche le tante suggestioni propagandate per certezze da gente inesperta mentre i critici dell’arte e gli studiosi negavano sempre tutto, anche l‘evidenza comprovata, facendola diventare tuttalpiù una curiosità, una stranezza del genio dl Michelangelo. All‘occhio esperto di un tecnico nel campo della stampa d’arte, non potevano sfuggire quei puntini incomprensibili sulla tempia del ritratto di Michelangelo, visibili nell’incisione a bulino di Bonasone o la goccia dl sudore visibile nel ritratto del Beatrizet che ritrae Michelangelo all’età di 71 anni, solo pochi anni dopo aver dipinto il Giudizio Universale. Non sfuggivano neanche le scritte in latino che accompagnano queste due incisioni, soprattutto la forma particolare che recita: "...non habet aut oculos..". Quei puntini, nella stampa di Bonasone, sopra citata, a Iacomucci facevano tanto pensare ai punti di registro necessari per sovrapporre correttamente un colore sopra un altro nella realizzazione di una stampa composta da più matrici. Rapportò con un foglio trasparente, il profilo di Michelangelo inciso dal Bonasone, alla riproduzione del Giudizio Universale. L’incisione era perfettamente sovrapponibile e scontornava quasi fedelmente la zona centrale dell’affresco. Inoltre riscontrava che quei puntini sull’incisione, che avevano attratto la sua attenzione, si sovrapponevano in punti molto indicativi e cioè: stimmate della mano destra del Cristo che sta all’altezza della sua testa, stimmate della mano sinistra che sta all’altezza del cuore e il terzo punto, il più evidente, cadeva sul bacino di S. Bartolomeo, il santo che ha in mano l’altro ritratto di Michelangelo, quello sulla pelle scuoiata. Quest’ultima coincidenza metteva in rapporto il ritratto piccolo con quello subliminale. Per Iacomucci era un’ulteriore conferma. A questo punto anche l’occhio più inesperto può costatare personalmente che Michelangelo ha costruito tutto il Giudizio Universale sopra la dima del suo profilo. Troviamo così che tutto l’affresco non é più scollegato ma ogni figura si trova nel posto giusto con il suo preciso significato. Esempi: S. Lorenzo con in mano il simbolo del suo martirio, la graticola, è invece rappresentato con in mano una scala, la scala delle note, il suono che l’orecchio può ascoltare; infatti, S. Lorenzo sulla nuvola, forma l’orecchio del macro-ritratto. Gli angeli buccinatori si vengono a trovare proprio sopra la laringe, l’organo che emette il suono. Davanti alla bocca di questa figura subliminale, troviamo rappresentato S. Biagio e Santa Caterina cioè i santi ausiliatori protettori rispettivamente della gola e della lingua. Pensiamo siano sufficienti questi pochi esempi per escludere che si possa trattare di una casualità, senza per ora inoltrarci nella simbologia esoterica dove la scoperta è confermata punto per punto, figura per figura. Un esempio per tutti: le chiavi in mano a S. Pietro si trovano al centro della fronte del ritratto subliminale, rappresentando così l’apertura del terzo occhio, le chiavi del Paradiso. Tantissimo altro c’è ancora da evidenziare, anche se pensiamo che questi pochi esempi siano più che sufficienti per rendere la scoperta incontestabile sotto tutti i punti di vista. Per evitare equivoci, Michelangelo cambia la prima idea, quella di rappresentare una figura barbuta frontale, perché questa figura poteva essere scambiata per Dio Padre, secondo un’iconografia classica. Invece mettendo il suo profilo, questo diventava inconfondibile per il naso rotto dal pugno di Pietro Torrigiano, rappresentato dalla figura verde inginocchiata dietro S. Pietro, piegata come il suo naso rotto. Iacomucci s’interroga sul perchè Michelangelo fa questo ritratto. Esclude che sia uno sberleffo al committente, anzi, analizzando i fatti storici che coinvolsero i protagonisti, dichiara apertamente che potrebbe essere una cosa voluta dalla committenza stessa. Vede il Giudizio universale come un possibile telegiornale dell’epoca dove in "politichese" cioè in forma velata, venivano spiegati i possibili punti d’incontro tra due parti in contestazione, i cattolici e i circoli riformisti che premevano per avere la riforma della chiesa di Roma. Sicuramente anche Michelangelo con Vittoria Colonna e J. Valdez, faceva parte di uno di questi circoli. Iacomucci conferma la scoperta del Prof. Francesco La Cava che nel 1923, soltanto pochi anni fa, riconosce nella pelle in mano a S. Bartolomeo, il ritratto di Michelangelo, quello che oggi tutti i critici danno per scontato da sempre e lo usano per creare confusione con la scoperta del macro-ritratto. Iacomucci senza toccare pennelli e colori rifà di nuovo per noi il Giudizio universale, ridà forma nuova all'affresco, riporta in luce la vera Arte, capace di contenere tutta l'energia rinnovatrice del nuovo e possibile rinacimento spirituale. Nell’aprile del 2000 presenta il suo libro "Il mito del Giudizio universale" (Mamma editori) alla Ex Chiesa Santa Rita dei Poverelli a Roma.
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Iacomucci Carlo
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Carlo Iacomucci è nato a Urbino nel 1949, vive e opera a Macerata- Italia < www.carloiacomucci.it < per contatti: carloiacomucci@libero.it ---( --Tel. 320.0361833 )Nella sua città natale riceve la prima formazione artistica presso l’Istituto Statale d’Arte meglio conosciuto come “Scuola del Libro”. Negli anni 1969 e 70 vive a Roma dove, frequenta stamperie d’arte, studi e ambienti artistici; matura quindi la passione per l’incisione e, in modo particolare, per l’acquaforte. L’interesse per l’incisione è tale da indurlo ad iscriversi al Corso Internazionale della Tecnica dell’Incisione Calcografica tenuto a Urbino dal Prof. Walter Piacesi. La necessità di approfondire lo stimola a frequentare poi la sezione di pittura dell’Accademia di Belle Arti ad Urbino. Nel 1973 dopo due anni di frequenza, lascia l’Accademia di Urbino perché è chiamato ad insegnare Anatomia Disegnata presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dal 1974 al 1985 opera a Varese dove insegna Figura Disegnata presso il locale Liceo Artistico Statale. Fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese e scambia utili esperienze con altri artisti che gli permettono di approfondire il suo impegno artistico, e contemporaneamente partecipa a numerose mostre ottenendo riconoscimenti che lo spingono ad intensificare la sua ricerca sia nel campo pittorico che in quello dell’incisione. Il legame mai spezzato con la terra d’origine lo spinge a rientrare nelle Marche. Dal 1985 al 2008 è titolare della cattedra per l’insegnamento di Discipline Pittoriche (Disegno dal Vero ed Educazione Visiva) presso l’Istituto Statale d’Arte di Macerata.
•Conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento di Discipline Pittoriche a Milano, rilasciata dalla Sovrintendenza Scolastica Regionale della Lombardia.
•Conferimento premio “Leonardo Da Vinci” per meriti artistici-culturali per le Arti Visive a Roma.
•Ha ideato e curato con alcuni suoi allievi un libro d’arte di immagini e poesie a tiratura limitata dal titolo “La Terza “E” con un saggio del prof. Dante Cecchi, per l’Istituto Statale d’Arte di Macerata.
•È stato nominato “Socio Onorario” del Centro Intellettuale della Provincia di Buenos Aires sede di Quilmes.
•Ha progettato e coordinato con alcune sue allieve dell'Istituto St. d'Arte di Macerata un murales sul lavoro dell’uomo per il quartiere Le Grazie di Recanati.
• Nel 1986 viene nominato membro ordinario dell’Accademia Georgica di Treia (MC) (Membro del Magistrato Accademico come censore per le arti dall’86 al 1997 ).
•Ha progettato due vetrate didattiche-artistiche per l'Istituto Liceo Linguistico“Bambin Gesù” di San Severino Marche.
•Ha progettato e coordinato con alcune sue allieve dell'Istituto d'Arte di Macerata un murales “l’Eucarestia” presso l’Abbazia di S.Maria in Selva di Treia.
•Ha ricevuto il premio Marc’Aurelio per la sezione delle Arti Visive a Roma.
•Ha ideato e curato con alcuni suoi allievi dell’Istituto Statale d’Arte di Macerata un lavoro immagine in video dal titolo: “Già-cchè ci siamo disegniamo”.
•Ha ricevuto il Premio del Centenario “Giuseppe Garibaldi” per le arti visive, Sala Promoteca in Campidoglio a Roma.
•Ha realizzato una cartella-edizione d’arte limitata per l’Unicef di Macerata “Presenze Costanti” contenente un’acquaforte originale dal titolo “L’Opera e L’Aquilone” con un testo critico di Lucio Del Gobbo.
•Ha ricevuto il Premio Internazionale San Valentino d’Oro per la sezione delle Arti Visive come “Messaggio d’Amore” a Terni.
•Il TG3-Rai Marche gli ha dedicato un servizio-intervista dal giornalista Giuseppe Camilletti “La Pittura, l’Incisione e la didattica di Carlo Iacomucci”.
•Nell’ambito scolastico promuove e curato un lavoro interdisciplinare: una cartella-edizione d’arte dal titolo “1° Quaderno d’Arte” contenente 5 acqueforti realizzate da colleghi e studenti per 5 poesie, Edizioni ISA.
•È stato inserito nel “Repertorio degli Incisori Italiani” Centro Culturale “Le Cappuccine” - Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne e presentazione del 1° volume di artisti incisori censiti sul territorio nazionale a Bagnacavallo.
•Durante la sua permanenza a Varese come professore di Discipline Pittoriche presso il locale Liceo Atistico Statale la Rai Tre di Milano realizza un servizio-intervista di Anna Maria Gandini nel 1983, sulla sua attività didattica e artistica-culturale, in particolar modo sulla tecnica dell’acquaforte e puntasecca.
•Alcune sue incisioni entrano a far parte della prestigiosa Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco di Milano.
•Ha realizzato una cartella-edizione d’arte pregiata a tiratura limitata contenente un’acquaforte originale dal titolo “Georgica Treiensis” con testo critico dello storico dell’arte Prof. Vittorio Sgarbi “Iacomucci e Treia, il Sogno e il Segno”.
•È stato inserito con un profilo biografico nell’Edizione Internazionale Whos’ Who in Italy Edition Sutter’s International, sede di Bresso Milano.
•È stato pubblicato un Libro d’Arte a tiratura limitata sulle incisioni eseguite dal 1971 al 2000 dal titolo: “Un Nuovo e Sempre Antico Paesaggio dell’Anima” a cura di Floriano De Santi, con testi antologici di Vittorio Sgarbi e Pietro Zampetti, edito dalla Fondazione “Il Pellicano Edizioni” Trasanni di Urbino.
•Ha inciso 4 acqueforti per un libro d’arte , Edizioni QuattroVenti di Urbino.
•In occasione della IX Edizione 2003 della Rassegna di Grafica “Omaggio a Luigi Bartolini” riceve dal Comune di Cupramontana il riconoscimento come: “Incisore marchigiano distintosi per particolare qualità” e per l’occasione viene allestita una mostra personale d’incisioni presso il Palazzo Leoni a cura di Armando Ginesi e con un testo critico di Floriano De Santi.
•Su invito ha realizzato un’opera originale dal titolo”Il Paese dei Balocchi” per la Galleria d’Arte Contemporanea Scuola Capannini dedicata a Pinocchio, a cura dell’Istituto Comprensivo Statale San Francesco “Io, gli artisti e ... Pinocchio” di Jesi.
•Dall’Accademia Dei Catenati di Macerata è stato nominato membro ordinario per meriti artistici e didattici.
•Ha realizzato dodici immagini più la copertina per il libro d’arte “Le Colline il Mare” poesie del Prof. Gian Mario Maulo, con un saggio critico del Prof. Evio Hermas Ercoli, con il contributo dei Comuni di Macerata e di Civitanovamarche - Edizioni Simple.
•E' presente con alcune illustrazioni al Centro di Documentazione dell’Illustrazione Contemporanea Comune di Bronzolo (BZ)
• È stato uno dei fondatori della Galleria D’Arte Contemporanea (scuola di formazione) della Fondazione “Il Pellicano” deiTrasanni di Urbino.
•L'Agencia Central in Brasile ha realizzato due francobolli personalizzati ripresi da due opere dal titolo “Dolce Ricordo” e “Armonie” abbinati alla serie “Mata (Foresta) Atlàntica, Fauna y Flora”, e un terzo francobollo stampato a Brasilia ripreso sempre da un’opera dal titolo”Poetica natura” abbinato alla serie “Festividades”.
•Collabora con un lavoro per : “L’Albero e la Storia-Galleria d’Arte Permanente a Scuola” a cura della Prof.ssa Maria Grazia Bertarelli con testi critici di Armando Ginesi e Giancarlo Bassotti, Istituto Comprensivo “G. Rossini” - San Marcello (AN).
•Realizza delle opere illustrative di vedute di Macerata ai tempi di P. Matteo Ricci del 1500 per la mostra “Europa am Hofe der Ming” del Gesuita Maceratese , a cura del Prof. Filippo Mignini allestita presso il Museum Für Ostasiatische Kunst Staatliche Museen di Berlino nel 2005.
(Alcune di queste illustrazioni di Iacomucci sono state anche riprodotte nel prezioso libro-catalogo tradotto in lingua tedesca, edito da Mazzotta di Milano stampato per l’occasione).
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Impellizzeri Francesco
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Infante Carmela
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Via Avezzana, ($ S.Maria Capua Vetere CE 0823844777 - 0823659056 Carmelainfante@yahoo.it
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IRPINO Alfonso Cipollini
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Vallata, 18.11931 ?
Pittore, scultore, ceramista, e incisore di raffinatezza rara.
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Iurilli Igino
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Katsuki Eri
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Kattinis Julianos
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Pittore greco naturalizzato italiano, è nato a Damasco nel 1934 da famiglia greca ateniese. Ha studiato arte a Damasco, Gerusalemme, Beirut, Cairo, Parigi, Atene, Monaco di Baviera e Roma, dove si è diplomato all'Accademia Nazionale di Belle Arti AA-BB nel 1964. Artista di fama internazionale, presente alla XXXII Biennale Internazionale di Venezia nel 1964, ha realizzato 250 mostre in Italia ed all'estero in prestigiose Gallerie e Musei, fra cui il Museo di Palazzo Braschi a Roma (1972), il Palazzo delle Esposizioni del Pireo-Atene (1977), Museo d'Arte d/Gener. Ital.del 900 G. Bargellini (2003). Ha inoltre realizzato grandi opere di affreschi e murali in Italia ed all'estero. Dal 1970 vive ed opera a Roma, viale Castrense, 21 Tel. 06-7014716 Espone alla Grafica Campioli nel 1983 - 1985 - 1987 - 1996 - 2009
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Kaufmann Patrick
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 2005
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Kazuioski Kamio
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Giappone Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Kokocinsky Alessandro
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Porto Recanati, 1948
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Kounellis Jannis
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Atene 1936
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Krische Johannes
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Kuzio Thomas
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Espone alla Grafica Campioli nel 1994
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La Barbera Mario
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Solarino 20.5.1954
Via Acherusio, 32 RM 0686207463 - 3386265466 - 3382071815
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La Ricca Rosella (fotografo)
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Monterotondo Espone alla Grafica Campioli nel 1983
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La Selva Sebiano
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995
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Labate Beatrice Bea
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Via Valseriana, 19 RM 068171601 - 3336354428
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Leinardi Ermanno
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Pontedera 8.6.1933
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Leonardi Piero (fotografo)
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Monterotondo, 1957 Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1983 - 1988 - 1989 - 2003 - 2005 - 2006
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Leonardi Jordi (Fotografo)
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Monterotondo Espone alla Grafica Campioli 2006
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Leonardi Silvana
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Leoncillo Leonardo
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Spoleto, 1915 Roma, 1968
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Leong James
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U.S.A. Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Levi Carlo
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Torino 29.11.1902 Roma 4.1.1975
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Liberatore Bruno
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Disp. bronzetti vari.
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Licata Riccardo
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Torino 20.12.1929
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Licini Osvaldo
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Monte Vidon Corrado 22.3.1894 - 11.11.1958
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Ligabue Antonio
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Zurigo 12.12.1889 Gualtieri 27.5.1965
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Lilloni Umberto
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Milano 1.3.1898 - 16.6.1980
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Lim Lim
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Lipari Ciro
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Nasce a Palermo nel 1928. E' a Roma alla fine degli anni '60. Determinante è stato l'incontro con Guido La Regina con il quale inizia una solidale collaborazione che gli servirà di seguito a sviluppare opere concepite autonomamente con una tecnica altamente raffinata. Muore a Roma nel 2007. Espone alla Graficaa Campioli nel 2005 disponibile: catalogo
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Livadiotti Massimo
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Lober Jost
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995
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Lolli Vito
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Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Lombardo Ernesto
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E' nato a Tripi (Messina) diplomatosi all'Istituto Statale d'Arte di Palermo, dopo una prima giovanile esperienza artistica in Messina, verso la fine degli anni '60 si trasferisce al nord, prima a Milano, poi ad Albissola. Collabora e partecipa a numerose mostre collettive, premi e rassegne d0arte a carattere nazionale ed internazionale con sempre crescenti, lusinghieri consensi di critica. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'Estero. Attualmente vive e lavora a Roma in Via Augusto Riboty, 18.
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Lunetta Mario (poeta)
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Presenta alla Grafica Campioli "Scacco al Re" di Vanni Rinaldi nel 1988 e "Lettera Morta" nel 2002
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Lupo Antonio
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Lizzano (Ta) 28.7.1940 Via Nazario Sauro, 15 74020 Lizzano 099955271 3880602271 web antoniolupo.webege.com e-mail antoniolupo@alice.it Galleria Antonio Lupo Via N.Sauro 15 Lizzano telefax 0999552271
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Maccari Mino
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Siena 24.11.1898 - Roma 16.06.1989 Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 1997 disponibile: monografia da consultare
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Maddalena Simona
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Roma 20.10.1976
Via Muzio Scevola, 121 RM 067810960 - 3476595394
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Madera Francesco Gennaro
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Toritto (Bari), 1941 Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1996 Disp. incisioni varie 35x50 - acrilici 50x50 e 50x70
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Mafai Mario
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Roma 15.2.1902 - 31.3.1965
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Maggi Ruggero
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Espone alla Grafica Campioli nel 1996
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Magnante Mauro
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Rocca di Mezzo 14.1.1949
Via Baveno, 58 Palazzina B/A 14 RM 0661563466 - 3491429251 - 3407700285
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Malori Dante
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Pittore e scrittore Latina Studio V.le Le Corbusier, 45 www.dantemalori.it dantemalori@virgilio .it 348306380 specializzato in pitture ad olio e scrittore con la rupemutevole di libri di narrativa.
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Maltempi Enrico
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Modena, 1961 Espone alla Grafica Campioli nel 2003 Disp. acrilici 50x50, 10x10 ed altro
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Manzoni Piero
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Soncino 3.7.1933 Milano 6.2.1963
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Manzù Giacomo
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Bergamo 22.12.1908 - id. 17.01.91 Espone alla Grafica Campioli nel 1981
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Mapelli Giovanni
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Via parco 2/b San Mariano (PG) 3335604058
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Marazzi Fabio
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 2003 - 2004 - 2005 - 2007 - 2007
Fabio Marazzi nasce a Roma il 27/07/53. Fotografa dal 1982 e da allora non ha mai smesso di studiare e praticare la fotografia portando avanti di pari passo la ricerca personale e l’aspetto professionale.Lavora nel settore dell’alimentazione biologica di cui cura gli aspetti commerciali, di immagine e comunicazione. E’ anche specializzato nel reportage sugli artisti.
6-31 marzo 2001: "4 ELEMENTI" mostra collettiva presso la libreria-galleria Amblar di Ravenna, opere della mosaicista Stefania Aureli e foto su di lei e il suo lavoro.
Novembre 2002: esce il libro "COLOR BELLEZZA" del pittore Bruno Ceccobelli, ed.Jaca books, con un inserto contenente 20 foto prese dal reportage sull\'artista, presentato alla Sibernagl Undergallery a Milano in occasione della mostra "Quadri belli di Cecco".
27 settembre-24 ottobre 2003: "PORTA DEL SOGNO" mostra personale alla galleria d\'arte Grafica Campioli di Monterotondo (Rm).
7-13 febbraio 2004: "LA VITA E\' UN SOGNO" mostra personale nello spazio espositivo della libreria Odradek in Via dei Banchi Vecchi a Roma, curata da Francesca Vitale.
3-13 luglio 2004: "I GIORNI DELL\'OMEGA" collettiva all\'antica Locanda Martorelli di Ariccia, patrocinata dal comune di Ariccia, con lo scultore Emilio Anselmi e il fotografo Piero Leonardi.
13 novembre-dicembre 2004: "PROVE DI MEMORIA" personale alla galleria d\'arte Grafica Campioli, patrocinata dal comune di Monterotondo, con l\'apporto critico di Sangiuliano.
12 gennaio-24 marzo 2005: "INSIDE CAMERA" (IMPRESSIONI PERMANENTI)" collettiva alla galleria d\'arte Grafica Campioli con le immagini di altri 8 fotografi tra cui Alfredo Libero Ferretti e Luigi Ghirri.
Marzo 2005: viene edito il libro "TRE MALUMORI" ed.Ferv del poeta e critico Sangiuliano che pubblica in copertina l\'esposizione multipla "Il Balcone Volante".
19-25 maggio 2007: "ANTOLOGICA 2002-2007" al Centro d\'Arte La Bitta a Roma.
6 ottobre-9 novembre 2007: personale "LA TEMPESTA" alla galleria Grafica Campioli.
22 aprile-9 maggio 2008: personale "REALTA\' QUOTIDIANA" per FotoGrafia-Festival internazionale di Roma 2008 alla Galleria AOCF58 a Roma.
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Marchese Salvatore
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Catania 30.5.1947 - Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 1992 - 1993 - 1997 - 1998 disponibile olio su cartone "La Mela" - Olio su cartone "Pinocchio" - olio su tela 35x50 "Arlequin" - olio su tela 35x50 "Il gatto" cataloghi e monografia da consultare
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Marchionni Elvio
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E' nato a Spello (PG) nel 1944 dove vive e lavora.
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Mariani Marcello
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
L'Aquila: 1938 La sua prima mostra risale al 1954 presso il circolo UCI di L'Aquila alla quale fanno seguito molte altre, prestigiosissime, allestite in Italia e all'estero. disponibile: Tecniche miste su carta - dimensioni cm. 30x40 e 50x70 (E. 300,00-400,00), dimensione cm. 90x120 "Il violino rosso" (E. 2.400,00) cataloghi da consultare
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Marcello Mariani nasce a L’Aquila dove vive e lavora, nel settembre del 1938. La sua prima mostra personale risale al 1954 presso il circolo UCI dell’Aquila. E’ allievo di Fulvio Muzi. Compie studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli ed inizia in questa città, presso il teatro San Carlo, i suoi primi lavori di scenografia. Dal 1960 al 1962 viaggia in Europa, conosce artisti berlinesi e tiene una mostra personale ad Amburgo presso la galleria Adler. A Parigi conosce Sartre e gli esistenzialisti. Rientrato in Italia si avvicina all’ambiente romano, conosce Manzoni, Rotella, Lisi, Rauschenberg. Inizia all’Aquila ad insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte. Tiene numerose mostre con artisti aquilani (Di Fabio, De Carolis, Marinucci, Mantovanelli, Gagliardi, ecetera). Durante tutti gli anni ’60 e ’70 si dedica in modo profondo alla pittura informale, sull’influenza del maestro Alberto Burri, che frequenta in occasione delle mostre internazionali d’arte contemporanea “ALTERNATIVE ATTUALI” curate da Enrico Crispolti all’Aquila (1962; 1963; 1965; 1968).
Marcello Mariani con Joseph Beuys in un incontro a L'Aquila. Dipinge insieme a P. Sadun in uno studio comune nel centro storico della città. Sono frequenti i suoi incontri con C. Bene e M. Ceroli. Fontana e Burri influiscono in modo determinante sulla ricerca pittorica e umana del giovane artista. Egli sviluppa una visione sempre più poetica e anarchica del mondo. L’avversione ad una società mercato e ad un’etica consumista, pervaderà tutta la sua produzione pittorica successiva. Non a caso nel 1974 conosce J. Beuys che rafforzerà la sua convinzione ad una “terza via” umana e sociale al di fuori del capitalismo e del comunismo. E’ del 1974 la mostra collettiva con Accardi, Consagra e Guttuso presso la galleria “Il fante di quadri” a Civitavecchia. Nel 1979 inizia il ciclo di viaggi in Oriente e in Australia che culminerà con due diverse mostre personali nel 1979 e nel 1980 a Melbourne. In Australia viene affascinato dalla cultuta tribale aborigena. Tornato in Italia arricchisce la sua pittura informale di tracce materiche più calde, di superfici quasi murarie, come simboli originarie di una condizione poetica ed umana universale. Sono questi gli anni della sua amicizia con Tullio Catalano e dei suoi frequenti incontri con Marinucci, Crispolti e Gasbarrini, che presenteranno alcune sue mostre personali e collettive.Sono degli anni dal ’90 al 2000 le numerose esposizioni (“AD USUM FABRICAE” 1995 e 1996; TRASALIMENTI 1999 e 2000; “ALITALIA PER L’ARTE 1999" con artisti quali: Pistoletto, Merz, Mauri, Catalano, Pisani, Paolini, Nagasawa, Bagnoli, Baruchello, Kosuth, Di Blasio, Spalletti, Castellani, Kounellis, Messina, Fabro, Nannicola, Accardi, Ceroli, Del Greco, Accatino, Dorazio, Nunzio, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Pace, Tardia, Baj, eccetera. Nel 1997 Vito Apuleo presenta a L’Aquila la mostra personale “ARCHETIPI”, con lavori dal 1971 al 1995. Il catalogo omomimo contiene inoltre scritti di Oliviero La Stella e foto di Jonny Ricci che più volte ha lavorato insieme a Marcello Mariani. Nel giugno del 1998 tiene una personale a Melbourne presso la “BRERA GALLERIES” di Vincenzo Basile. Nel 2006 inaugura una grandiosa mostra personale "I Colori del Sacro" a cura di Silvia Pegoraro (testi in catalogo On. Ottaviano Del Turco di Silvia Pegoraro e del Prof. Carlo Chenis). Interverranno durante la manifestazione con recenzioni ed interviste: Sergio Zavoli, Oliviero La Stella, Francesco Rivera ed il maestro Sergio Rendine (che terrà un grande concerto inaugurale nella chiesa-museo) Nel 2007 è invitato a partecipare a Castelbasso con i grandi maestri informali del secolo ad una rassegna completa sull'arte informale europea ed americana, con un opera del 1960 (Spazialità Cellulare). La grande antologica: "Nel Segno della Materia, pittura informale europea e americana", annovera i più grandi pittori del '900: Burri, Fontana, Vedova, Marca-Relli, Pollock, Kline, Fautrier, Wols, Afro, Appel, Baj, Tapies, Boille, Soulages, Hartung, etc. Le sue opere si trovano presso importanti collezioni d'arte contemporanea pubbliche e private, sia in Italia che all'estero. Ottiene ripetutamente consensi di critica e pubblico. Scrivono di lui giornali nazionali ed internazionali (Il Messaggero, The Age, Il Tempo, The Herald Sun, D’Ars Agency, Il Mezzogiorno, Il Segno, News Arte Contemporanea, Avvenire, L'Avanti, ilmanifesto, Liberazione, Arte Mondadori, etc.)
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Mariani Giuliano
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Espone alla Grafica Campioli nel 2002
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Mariani Carlo Maria
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Roma 25.7.1931
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Marigliani Antonella
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Roma 23.12.1965
Via Andretta,74 Rm 067194313 - fax 0670384236 - 3357375143
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Marini Marino
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Pistoia 27.2.1901 Viareggio 6.8.1980
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Marino Anna
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Roma 24.10.1944
Via Felice Grossi Gondi, 45 RM 0686322114 - 3478345253
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Marjan Kravos "Wrom"
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Disp: Incisioni 50x70
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Martinez Carmelo
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SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Espone alla Grafica Campioli nel 1989 disponibile: cataloghi vari (ad esaurimento)
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Martini Angela
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Udine 29.8.1972 Via Fabio Numerio 46 RM 067887454 - 3280170263
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Marzi Giorgia
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Nasce a Roma nel 1980. Fin da giovanissima è attratta dal fascino della musica e delle arti visive. Dopo la maturità classica si iscrive ai corsi dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, consegue brillantemente il diploma con una delle tesi sull'analisi comparativa tra Alice nel Paese delle Meraviglioe di Carrol e Pinocchio di Collodi e comincia un'assidua frequentazione degli studi dei maestri Sandro Trotti e Gian Paolo Berto. Il suo percorso artistico, che la porta ad esporre a Roma ed in altre città d'Italia in diverse mostre personali e collettive, è caratterizzato da un'innata vena illustrativa, una continua ricerca espressiva del segno ed uno straordinario talento ritrattistico.
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Marzilli Franco
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Roma 14.12.1934
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Maselli Titina
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Roma 1924 Disp. serigrafia cm. 50x70
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Mastroianni Umberto
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Fontana di Liri 21.9.1910 - Roma 24.2.1998
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Matia M.
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Espongono alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
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Mattioli Carlo
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Modena 8.5.1911 Parma 13.7.1994
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Mattoni Giovanni
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Roma 20.8.1950
Via Matilde Serao, 43 RM
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Mazzetti di Pietralata Emanuela
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Roma 12.9.1950
Via Orti di Acilia, 15 RM 0652363010 - 3358428287
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Meloni Paola
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Roma, 23.7.1951 Via Pausania, 2 b< | | | |
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