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Abbiamo realizzato un Esclusivo Club per gli Artisti Contemporanei Italiani

(fatta eccezione per alcuni stranieri che hanno esposto in mostre personali o collettive alla Grafica Campioli )
 
A   r   c   o   n   I   t   a   l   i   A
 

diventerà una tra le migliori guide dell'Arte Contemporanea italiana,
una vetrina sul mondo dell’arte
alla quale nessuno potrà restare indifferente

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Abate Alberto
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Abbaci Abdel Akim
Algeria

Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Accardi Carla
La sistematica ricerca ed esaltazione del segno-colore connota da oltre mezzo secolo la personalità artistica di Carla Accardi (Trapani 1924) , fra i massimi esponenti dell’astrattismo italiano. Dal 1946 a Roma, la giovane siciliana si impose presto all’attenzione dei maggiori critici come uno dei protagonisti del gruppo "Forma" (1947), con Sanfilippo (suo marito), Dorazio, Perilli, Consagra, Turcato.
Adami Valerio
Bologna 17.3.1935
Agnetti Vincenzo
Milano 14.09.1926
idem 01.09.1981
Ajmone Giuseppe Visita la sua galleria virtuale
Carpignano Sesia 17.2.1923
Al Amer Sahar
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Alberti Raphael
Cadice 1902

Espone alla Grafica Campioli nel 1988
disponibile:  volume rilegato in pelle con 19 incisioni originali XXIV/CLXXX FORMATO 30X40  "Romancero Gitano" di Federico Garcia Lorca Edizioni FILIGRANA Sociedad Anonima De Ediciones Limitadas Madrid-Barcelona
Alecci Fabio Maria
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Alechinsky Pierre
Espone alla Grafica Campioli nel 2001
Alinari Luca
Firenze 27.10.1943
Allegretti Luiz
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Altieri Pasquale
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Alvarez Josè Maria
E' presente alla Grafica Campioli con le "Parole Contate"
Amato Serafino
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Amigoni Taddio Germana
Sesto San Giovanni 3.10.1941
Via dei Giornalisti 40 RM
0635401500 - 3390320779
Angelani Paolo
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Paolo Angelani nasce a Monterotondo il 15 agosto 1930. Fin da bambino manifesta predisposizione e interesse per il disegno. Nel 1945 si iscrive all'istituto d'Arte. Di tale periodo rimane copia a matita de "L'aurora" di Guido Reni.
Nel 1947 frequenta l'Accademia di San Luca dove esegue i primi disegni di nudo. Appaiono i primi acquarelli e una tempera di impostazione cubista. Nel 1948 profonda traccia lascia in lui il viaggio a Venezia, per visitare la Biennale d'Arte.
Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1985
Disponibile:
Fotolitographia e incisioni varie  formato 35x50.

Cataloghi

Nel 1945 si iscrive all'Istituto d'Arte. Di tale periodo rimane copia a matita de "L'Aurora" di Guido Reni.  Nel 1947 frequenta l'Accademia di San Luca dove esegue i primi disegni di nudo. Appaiono i primi acquarelli e una tempera di impostazione cubista. Nel 1948 profonda traccia lascia in lui il viaggio a Venezia, per visitare la Biennale d'Arte. Nel 1949 esperimenta la china, usa molto l'inchiostro a macchia color seppia. De "L'occupazione delle terre" che rievoca le lotte contadine dell'epoca cui aveva preso parte, e per questo aveva fatto anche 21 giorni di prigione, rimane soltanto il bozzetto (in tecnica mista), essendo il quadro andato perduto. Diventa amico del pitore Ziveri, suo maestro. Nel 1950 si fanno più frequenti i disegni di influenza cubista.  Consegue, con l'anticipo di un anno, il diploma di maestro d'arte e si iscrive all?accademia di Belle Arti in Roma. Maggior interesse sembra rivolto al cubismo, anche se in vari schizzi e studi comincia a trasparire un richiamo per la tendenza neorealistica. Nel 1952 esordisce con una mostra personale a Monterotondo, seguita da intensa partecipazione popolare, trattandosi della prima manifestazione del genere nella cittadina laziale. Vengono esposte oltre 250 opere. I disegni sono, per la maggior parte, ritratti dal vero di congiunti, amici, conoscenti, contadini. Abbandona il cubismo. Nella "Strage" (ispirato alla fucilazione del patriota greco Beloyannis che evoca in lui il tema della fucilazione dipinta da Goya) esplode tutta la ripugnanza verso la guerra e ogni forma di repressione della libertà e degli ideali di giustizia. Nel gennaio del 1953 partecipa. a Livorno, alle Olimpiadi culturali della gioventù inaugurate da Guttuso, che già conosce dall'Accademia. Affronta esperienze nuove, eseguendo disegni e quadri nelle campagne di Pomarance e nelle boracifere di Lardarello. Scrive articoli e esegue disegni pubblicati, poi, sulla rivista "Incontri oggi". E' il periodo del grande fervore pittorico neorealista. Intraprende studi sulla tecnica della puntasecca. Modella, in argilla, alcuni ritratti. Ha frequenti contatti con il pittore Sandro Mirabella. Insieme si recanoa dipingere contadini e paesaggi, a Monterotondo. Nel mese di marzo partecipa, con il quadro "Case", alla prima mostra d'arte del Lazio, tenuutasi nella Galleria di Roma, in Via Sicilia. Nel 1954 conosce tarcisio Bedini, che diventerà assistente di pittura di Oppo e molta importanza avrà nella sua vita. Insieme, in lambretta, vanno alla ricerca dei paesaggi da ritrarre nei dintorni di Monterotondo e sul Tevere, in particolare. Di un altro suo viaggio a Venezia rimane uno scorcio di Piazza San Marco. Il 20 dicembre espone nel giardino di Raffaello e della Fornarina da "Romolo" a Porta Settimiana in Trastevere, in una collettiva con Tarcisio Bedini e Carlo Mariani. Nel 1955 viene ammesso ad esporre (un paesaggio) alla VII Quadriennale Nazionale dìArte di Roma, al Palazzo delle Esposizioniu. Realizza "La fornace" e un omaggio a Coubert, ispirato ad un quadro raffigurante una marina. Il 1956 è l'anno in cui consegue il diploma dell'Accademia di Belle Arti ndi Roma e della mostra personale alla Galleria "Il Pincio" di Roma, presentato da Alberto Ziveri. Particolare considerazione merita un nudo di donna, dipinto a cui arriva dopo una lunga serie di disegni. Nel 1957 è chiamato a prestare servizio militare. Torna, numerosa, la produzione di disegni, che si possono dividere, a seconda dei soggetti, in tre tipi: una, avente per oggetto figure ispirate alle opere del Tintoretto, un'altra ai giocatori di biliardo, ed una terza - la più importante e conosciuta - alle osterie. A Natale, in una lettera, scrive di aver visto una mostra degli espressionisti tedeschi, dice di sentire una stretta parentela con quel mondo e, in particolare, con Nolde.  Il ritorno alla vita civile, nella primavera del 1958, segna un nuovo slancio nella ripresa dell'attività pittorica. Vince il primo premio alla mostra dei pittori sabini svoltasi a Poggio Mirteto. In luglio si svolge a Monterotondo, nei locali della Pro Loco, una sua personale. E' presente alla "Prima Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio" svoltasi a novembre nel Palazzo delle Esposizioni. Ha il suo primo studio a Roma in via Vespasiano 12 e lascia quello di Monterotondo, in Via Saffi. Da questo periodo gli sarà molto vicino il cugino Sandro Angelani. Frequenta l'ambiente degli artisti di Via Ripetta. In estate si reca in Spagna, passa molto tempo al Museo del Prado e all'Accademia  di San Fernando per studiare Gpya, Velasquez, Rembrandt e El Greco. Stabilisce contatti con alcuni pittori spagnoli. La produzione artistica è caratterizzata dagli studi eseguiti nel mattatoio di Monterotondo. Tiene una mostra a Tivoli, con vivo successo di critica. Espone per la seconda volta alla GGalleria "Babuinetta" di Roma. Insieme a Tarcisio Bedini partecipa alla mostra del "Maggio" di Bari. Nell'estate del 1960 partecipa alla manifestazione popolare di Porta San Paolo contro il governo Tambroni e alle elezioni amministrative del 6 novembre che lo conduranno ad assumere l'incarico di Sindaco di Monterotondo, il 23 gennaio 1961. A questo periodo risalgono soltanto due olii, uno dei quali "Figura e lume" verrà esposto successivamente alla IV Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio del 1963. E' presente alla Terza Rassegna di Arti Figurative di Roma e del Lazio avente per tema "Roma nel Risorgimento". Profondo turbamento  suscita in lui la tragica morte dell'amico Bedini, il cui rimpianto non lo abbandonerà mai. Il 1962 segna la realizzazione di molti suoi quadri tra i più significativi, come "Ponte Vittorio", "Il tramonto al Gianicolo" e "Paesaggio di Malagrotta". Vince il primo premio alla Mostra di Arti Figuratyive di Monterotondo, espone in una collettiva alla Galleria  La Nuova Pesa di Roma e realizza la seconda mostra personale che si svolge a Padova, alla Galleria "Il Sigillo", presentato da Domenico Purificato, con notevole risonanza sulla stampa. Nel 1963 si trasferisce a Vicolo Santa Maria in Cappella, in Trastevere, dove ha sede lo studio di Marcello Avenali e di altri artisti. Con il quadro "Il fiume Sacco" partecipa al "Premio internazionale di Pittura Città di Recanati". Nel 1964 vince il concorso nazionale per la realizzazione di un'opera d'arte per il nuovo edificio scolastico destinato alla sciola elementare del Comune di Rignano Flaminio. E' invitato a "Premio città di Prato" e vi invia due grandi tele sul tema "La Tempesata", testimonianza di una nuova concezione pittorica. Ha continui contatti con Mino Maccari, in quanto riprende ad impegnarsi nella tecnica dell'acquaforte. Nel 1965 "L'Unità" pubblica, in edizione nazionale, due suoi disegni che illustrano altrettanti racconti. In giugno, a seguito della partecipazione ad Ancona della "Mostra Biennale delle Regioni", ottiene il diploma d'onore. In settembre vince il 4° Premio di Pittura a Genazzano A novembre prende uno studio i8n Via Vittoria 24, in pieno centro storico, ma tiene ancora quello in Trastevere dove in marzo si svolge una personale allo "Studio 12" di Avenali, con presentazione di Antonello Trombadori. A Damasco, nello stesso anno, sotto l'egida del Ministero della Cultura, tiene una personale alla Galleria Siwann. Nel 1966 npartecipa alla mostra estemporanea di Calalzo di Cadore, vincendo il primo premio (l'opera è presso l'E.P.T. di Belluno). Due vicende internazionali lo colpiscono particolarmente e se ne trova traccia nelle sue opere: l' "Escalation" della guerra nel Vietnam e la morte di Che Guevara, nel 1967. Il 1967 rappresenta un anno importante: ritorna a maggio, alla Gelleria "Il Sigillo" di Padova, con una mostra personale che, per il succeso riportato, viene ulteriormente prorogata e, inoltre, vince il Concorso Nazionale per l'esecuzione di un'opera per l'Aula Magna dell'Istituto Bernardi di Padova. Trattasi di un murale di metri sette per tre, eseguito con la tecnica dell'affresco. Conosce e fa amicizia cpn il pittore padovano Gioacchino Bragato. Espone a Parma. Appaiono di frequente, in questo periodo, nei suoi quadri un gufo e il cane di nome Cucci nei primi giorni di agosto del 1968 parte per la Persia, facendo sosta a Beirut. Soggiorna a Teheran e viaggia attraverso l'Iran. Ritrae molti paesaggi, il ricordo di quell'ambiente gli ispirerà, poi, una feconda produzione. Trascorre la fine del 1969 a Parigi, dove ha contatti con alcuni artisti. Caratterizzano questo periodo approfondimenti su temi degli anni precedenti. Nell'ultimo scorcio della sua vita sviluppa, fondamentalmente, due soggetti: le nature morte e il paesaggio del Tevere. Nell'aprile del 1971 fa parte della giuria dela Biennale internazionale di Arte Contemporanea "Città di Monterotondo". Nel decennale della morte dell'amico Tarcisio Bedini, si impegna nell'organizzazione di una mostra antologica dell'artista, al Palazzo del Comune di Ostra. Il 20 luglio di ritorno da Ostra, prossimo a intraprendere un viaggio nell'Asia Centrale che molto lo entusiasma, la macchina con la quale viaggia insieme alla fidanzata Maria Pia Ballanti, viene improvvisamente investita da un'altra auto. Ricoverato all'Ospedale di Civita Castellana, vi muore quattro giorni dopo, il 24 luglio.
Angeletti Michela
Scandiano 28.2.1974

ia Pradello, 25 Pazzano di Serramazzoni MO
0536957221 fax 0536931168 - 3355346632
Angeli Franco

Roma 14.05.1935
idem 1988

Angelosanto Angelosanto
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Annigoni Pietro
Milano 07.06.1910
Firenze 1988
Anselmi Emilio Mitia Arjuna Visita la sua galleria virtuale



SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI                     

Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 1994 - 1996 - 1997 - 1998 - 1998 - 2002 - 2004
 

Emilio Anselmi Mitia Arjuna nasce nel 1940 a Tressano (corretta dizione  della forma dialettale di Terzano - Tertianus fundus, fondo di Terzo) una frazione del comune di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia. All’età di quattro anni segue la famiglia a Modena dove resterà fino a trent’anni quando, per ragioni di lavoro, si trasferisce a Tor Mancina nei pressi di Roma dove inizia a dipingere solamente a partire dal 1970 malgrado l’ottima predisposizione per il disegno dimostrata fin dalla sua partecipazione al corso di “Modellista” nella Scuola Professionale di Stato “Fermo Corni” di Modena  e, soprattutto,  grazie alla sua frequentazione, in qualità di collaboratore, nella Galleria romana  “Il Nuovo Carpine”  di Giorgio Braghiroli 

Pittore, incisore e scultore, predilige le sfumature della monocromia ai colori di una ricca tavolozza.
Si esprime, prevalentemente, con materiali riciclati, manoscritti antichi, cartoni,  legni e metalli. La sua arte vuole rappresentare e rappresenta  un ritorno alla dimensione naturale o primordiale del sacro.
 

 




MOSTRE PERSONALI
1974 Monterotondo Centro Sociale di Educazione Permanente - Palazzo degli Orsini; 1974 Casaprota Provincia di Rieti - Pro Loco; 1975 Monterotondo - Sala Consiliare; 1976 Modena - Galleria d'Arte Ghirlandina; 1977 Roma Via dei Prefetti- Galleria d'Arte Contemporanea "Il Triangolo"; 1977 Roma Via della Stelletta - Galleria d'Arte "Pantheon Ventuno"; 1978 Roma - Circolo Sociale d'Arte "Prenestino-Centocelle"- Frantumazione della parola Davide De Felici; 1979 Sulmona (L'Aquila) - Circolo d'Arte e Cultura "Il Quadrivio"; 1979 Jesi (Ancona) – (Mostra a tre) Palazzo dei Convegni; 1980 L'Aquila - Galleria d'Arte Contemporanea "La Sonda"; Dal 1980 dirige la "Grafica Campioli" Stamperia e Galleria d'Arte in Monterotondo (Roma); 1991 Rieti - Excalibur "Pietre" Arianna di Genova; 1992 Monterotondo (mostra a due) Grafica Campioli "Estate Eretina; 1994 Monterotondo - Galleria d'Arte Contemporanea Grafica Campioli; 1995 Castelvecchio Subequo (L'Aquila) - Museo Civico "Il tempio della memoria"; 1995 Rieti - Palazzo Comunale "Il tesoro nascosto" Franco Campegiani; 1997 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura "Grafica Campioli"; 1997 Roma - Galleria d'Arte Contemporanea L'Ariete "Bianco di Persia"; 1997 Mentana - Palazzo Borghese - "Pietre Miliari" Anna Chiara Anselmi; 1998 Monterotondo - Grafica Campioli "Il popolo delle Pietre, della Musica, delle Immagini"; 1998 Monterotondo - Palazzo Orsini "Progetti di delirio" Miriam Poddi; 1998 Monteflavio (Roma) Pineta – “La ruota di medicina” Happening; 1998 Roma Chiesa Anglicana All Saints “Sacred Spirit” Mario Lunetta; 2000 Roma Chiesa S.Rita dei Poverelli “La Porta del Cielo” A.C.Anselmi, A.Antoniani, L.Billi, G.Iacomucci Litofino, M.Ruiu; 2000 L’Aquila – Palazzetto dei Nobili “La Porta del Cielo” “Omaggio a Celestino V”; 2002 Monterotondo – (Mostra a due) Ass. d’Arte & Cultura Grafica Campioli “Frammenti e Frammenti”; 2004 Monterotondo – Centro Culturale “Antiche Cantine Mancini” Antonello Ferrero; 2004 Modena – (Mostra a due) Sala Comunale “Paradisino” – Pepper and Secret Spirit; 2004 Ariccia – Locanda Martorelli “I giorni dell’Omega” – Aldo Onorati; 2005 Monterotondo – Scalinata del Palazzo Orsini “Calice”; 2006 Monterotondo – Tutti a borgo “Le sculture in piazza” Happening; 2007 Monterotondo - (Mostra a due) – “Prove generali” –Grafica Campioli.
BIBLIOGRAFIA
 Il Tempo, Il Resto del Carlino, La Gazzetta dell'Emilia, Praxis Artistica, Allgemeines Kunstlerlexicon – Dar Leipzig, Art Guide, Anna Bella, L'Elite, Tiburno, Hinterland, Monterotondo Oggi, Mondo Sabino, La settimana a Roma, Il Popolo, Il Centro (Aquilone) - La Sponda, Scena Illustrata, La Ribalta, A.G.E.S., Annuario Comanducci, Paese Sera, L'Osservatore Romano, Teleuropa, Catalogo d'Arte Contemporanea Editrice Alba, Radio Televisione Teleroma 56, Radiondasabina R.O.S., Rai Rete Tre (Gazzettino Regionale del Lazio), Artesette di Telejolli 41, Vademecum dell'Arte Editrice Il Pilastro - Firenze, TV1 Radiotelevisione Sulmona. 
   Pesa sulle cose la luce, Mostra di Emilio Anselmi Mitia e Alessandro Fornili - Campogalliano (MO) Emilia Romagna  "migrare" ferro h. 2 mt.

Hanno scritto:
Giovanni Anceschi, Anna Chiara Anselmi, Andrea Antoniani, Berenice, Elisabetta Berliocchi, Luigi Billi, Giorgio Braghiroli, Franco Campegiani, Bruno Caruso, Anton Ponce de Leon, Daniele De Felici, Arianna Di Genova, Franco Ferrari, Antonello Ferrero, Elisa Francesconi, Giancarlo Iacomucci Litofino, Mario Lunetta, Fabio Marazzi, Fausto Marzioli, Aldo Onorati, Ferruccio Veronesi, Daniela Pierpaoli, Miriam Poddi, Sergio Guzzo Premoli, Carlo Previdi, Gian Luca Promontorio, Massimo Ruiu, Sangiuliano, Elide Smeraldi, Enrico Todi. 

"pesa sulle cose la luce" locandina della mostra a Campogalliano (Modena)

MOSTRE COLLETTIVE 
1973 Comune di Monterotondo – III biennale d’Arte Contemporanea “Premio Città di Monterotondo”; 1973 Galleria S. Achille Martire – Roma 1° Trofeo S. Achille Martire; 1973 Galleria La Metopa – Roma “Trofeo Settembre a Roma”; 1973 Galleria Luigi Calamatta – Civitavecchia “XXXV Premio Nazionale Civitavecchia”; 1973 C.S.E.P. Comune di Monterotondo – Mostra D’arte; 1974 Circolo Culturale Il Dialogo – Rieti “Maestri e Pittori Contemporanei”; 1975 Palazzo delle Esposizioni - Roma “Mostra Regionale d’Arte Lazio’75”; 1977 A.C.L.I. – Monterotondo “II rassegna d’arte contemporanea”; 1977 Monterotondo Scalo – Estemporanea “Trofeo Paolo Angelani”; 1978 Comune di Monterotondo “V biennale d’arte contemporanea Premio Città di Monterotondo”; 1978 Comune di Monterotondo III Circoscrizione – Collettiva d’Arte Contemporanea; 1978 Monterotondo Scalo – Estemporanea “Trofeo Paolo Angelani”; 1978 Circolo Sociale d’Arte Prenestino Centocelle – Roma “II rassegna d’arte Contemporanea”; 1979 Sassoferrato Ancona – Università degli Studi di Urbino “XXIX rassegna di pittura “G.B.Salvi”; 1979 Parigi - Francia Bilan de l'Art Contemporain "Gli artisti d'Italia a Parigi"; 1979 Comune di Monterotondo IIIa Circoscrizione - "Mostra dedicata a Paolo Angelani"; 1979 Sulmona - L'Aquila - VIa Mostra Nazionale d'Arte Contemporanea; 1986 Isola del Gran Sasso d'Italia (Teramo) - Mostra d'Arte "Incisori Contemporanei"; 1987 Associazione Pro-Loco Comune di S. Gregorio da Sassola - "Mostra estemporanea di pittura"; 1993 Roma - "Collezione di farfalle" (Paolo Balmas); 1995 Palazzo Corvaja Taormina - "Tutte le Madonne del Mondo"; 1996 Galleria d'Arte Tricromia - Mentana "Proposte '96"; 1996 Voci dell'Arte - Roma "Tutte le Madonne del Mondo"; 1997 Centro Sperimentale Tor Mancina "Mostra Internazionale di Scultura"; 1998 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura Grafica Campioli "Il Delta di Venere"; 1998 Nemi - Inti raymi (Festa del Sole) -Organizzazione ACCSIA Indios d'America; 2001 Monterotondo - Associazione d'Arte e Cultura Grafica Campioli "Arte in folio"; 2002 Roma - Torretta Valadier (Transcritica) – L’acqua “I fiumi del Lazio”; 2002 Roma – Palazzo Valentini (Transcritica) – L’acqua “I fiumi del Lazio”; 2003 Monterotondo – Ass.ne d’Arte & Cultura Grafica Campioli “Percorsi”; 2006 Vaduz– Partecipa al “Reto engare Wasserhilfe con un’opera.. Liechtensteinischen Kunstmuseum; 2006 “I sentieri del gusto” Legambiente, Regione Lazio, Ass. Perseo, Comune di Monterotondo; 2006 Incontriamo la Cultura – Parco Arcobaleno - Ass. Perseo Comune di Monterotondo; 2006 “I sentieri del gusto” Legambiente, Regione Lazio, Ass. Perseo, Comune di Monterotondo; 2006 Meisterschwanden (Svizzera) Kunst forum mitgliender e glast – Austellung;

PRESENTAZIONI, RECENSIONI E TESTIMONIANZE
"...perchè ho scelto come base delle mie opere la carta scritta, usata, da buttare per intenderci è soltanto un fatto tecnico oppure si tratta di un impegno per trasmettere l'importanza che potrebbe avere la frantumazione della parola…". Il dialogo con Anselmi Emilio inizia più o meno così; il perché della frantumazione della parola è meno complesso di quel che sembra. L'artista reggiano si oppone alla parola usata con disonestà, con dolo, con malafede. Per un fattore analfabeta un affare concluso con una stretta di mano è stipulato; in separata sede gli si potrebbe far firmare atti che lui, parlandone, non accetterebbe. Proprio perché non sa leggere. L'uso della carta scritta è attento ed oculato; non è carta normale: si tratta di fogli sui quali sono scrupolosamente annotati i conti della "roba". Quello di Anselmi è il discorso della terra irrigata con il sudore degli uomini preposti a lavorarla dall'alba al tramonto. Si affollano nella mente indimenticabili pagine di Giovanni Verga e Grazia Deledda: nella loro rassegnazione nel loro amore e disonore per la terra si trovano molti dei motivi che emanano dalle tele di Emilio Anselmi. Motivi recentemente balzati con pieno merito agli onori del grande schermo grazie ad Olmi e Bertolucci con "L'albero degli zoccoli" e "Novecento"; scene, pause, sguardi, silenzi più adatti ad un'opera lirica che a quadri o pellicole cinematografiche, ma non per questo meno suggestivi… … Scrive Anselmi: si tratta di un consuntivo della parola, del suo significato, del suo valore politico, per farne emergere le contraddizioni ed indicarne l'occulta finalità. In parete d'inganni si realizza, forse, quella frantumazione della parola che dà il titolo alla personale, frantumare, eliminare la parola disonesta ed ingannatrice, imparare a comunicare con i nostri simili grazie alle illimitate qualità sensoriali ed extra-sensoriali di cui è ricco l'animo umano. Come? La risposta la dà Anselmi stesso: "La Natura di insegna tutto, basterebbe voler apprendere". Di pregevole fattura anche le opere scultoree; si tratta di radiche di fiume di diverse dimensioni trattate con successivi strati di oli e colori; esili scheletri trasportati per chilometri e levigati per anni dalla corrente. Da Verga alla Deledda, da Olmi a Bertolucci alle radiche del Po di Bacchelli è un unico susseguirsi di profumi e sensazioni che danno vita alle tele di Anselmi. E' semplice e bello seguire l'artista nella sua frantumazione della parola con tutte le componenti di cui s'è detto, ma sono da non dimenticare i fogli di quaderno con la conta della roba. Sono parte integrante della pittura di Anselmi, con l'augurio e la speranza che il "Fattore" torni nuovamente sposo della terra. Daniele De Felici

Pesa sulle cose la luce, Mostra di Emilio Anselmi Mitia e Alessandro Fornili - Campogalliano (MO) Emilia Romagna

Alla galleria Pantheon Ventuno ha riscosso grande successo la personale di Emilio Anselmi. Sebbene si tratti di un autodidatta, la sua pittura è estremamente valida. Dalle sue opere emana una forza spirituale veramente fuori dal comune, dove l'Arte supera la tecnica. (Teleuropa - n. 5/6 . 1997)

Alla "Ghirlandina" (Canalino 43), prima personale modenese di Emilio Anselmi, un reggiano trentasettenne che vive a Monterotondo, presso Roma. La mostra si raccomanda per il rigore col quale Anselmi - approdato alla pittura da pochi anni - conduce la sua ricerca in un'area che definiremmo di naturalismo astratto con propensioni liriche. Si tratta di chine che, dopo essere state diluite con solventi, vengono tese a spatola. E' questa la fase più delicata dell'operazione perché c'è il rischio di cadere nel casuale o nella decorazione epidermica; trabocchetti ai quali il pittore quasi sempre si sottrae. (Il Resto del Carlino) Ferruccio Veronesi

Emilio Anselmi ha cominciato a dipingere da poco più di quattro anni. Nativo del reggiano trentaseienne, residente a Tor Mancina di Roma, dove lavora, ha allestito in questi giorni una mostra personale alla Galleria Ghirlandina in Via Canalino 43. Una trentina fra quadri e disegni, che proseguono l'iter percorso da Anselmi in questi anni di lavoro artistico già denso di riconoscimenti (fra l'altro il 1° premio, per elencarne uno, di grafica bianco e nero alla mostra regionale d'Arte "Lazio '75"). Disegni e pittura (quest'ultima utilizza sapientemente una tecnica di china diluita e stemperata a spatola) meritano un esame separato. Nei primi, la ricerca prevalente dell'artista è indirizzata verso un effetto di arcane geometrie che scandiscono lo spazio per esigenza connaturata; è quasi l'impossibilità di rinunciare a una decifrazione personale a un dialogo con significati intuiti dall'artista e ritrasmessi in un eloquente gioco di prospettive e di scorci che suggeriscono l'assorbimento del reale nell'ideale. Sulla delicatezza del disegno si innesta poi la prevalente produzione a china, che alla Ghirlandina fa la parte del leone. Si tratta di quadri di un assoluto personalismo. Emilio Anselmi offre, senza compromessi con una facile retorica, il sentimento di un tema di incontaminato astratto che ruota ancora sull'idea dello spazio. Squarci di immagini tolte quasi da paesaggi preistorici, affastellarsi di richiami alla realtà ovattata, idealizzata con la particolare tecnica del pittore, con la china diluita che meglio di qualsiasi altra soluzione riempie di delicata atmosfera le composizioni. Una mostra che appare convincente, rigorosa nella coerenza quanto precisa nell'espressione, che certamente riflette da parte dell'autore il possesso di strumenti estremamente efficaci. Una promessa anche per il futuro.
(La Gazzetta dell'Emilia) m.d.m.

I lavori di Anselmi presentati all'Excalibur di Rieti nascono dalla pratica a lui familiare di ricercare elementi naturali (come radici di alberi o pietre), forme, colori ed immagini che possano confrontarsi con l'arte. Così la scultura, che si origina dal primitivo gesto di "modellare" oggetti, affermando un'appropriazione della materia da parte dell'uomo, inverte qui il suo processo, dandosi come operazione già naturalmente compiuta. L'artista diventa un demiurgo che "trae fuori" da una presenza già di per sé consistente, una corposità emozionante. Anselmi racconta di aver raccolto i suoi sassi nel corso del tempo, di averli guardati a lungo, di averli lasciati "vivere" accanto a sé nei giorni, fino a quando, sentitosi pronto ad interagire con loro, ha deciso di trasformarli in oggetti artistici. Dai precedenti lavori pittorici di Anselmi (costituiti da collages di carte antiche manoscritte che nelle loro venature già avevano in nuce le "rughe" della storia), alle pietre, il passo è breve e necessario. L'intervento dell'artista è ridotto al minimo: da una parte la presenza di una pietra che sulla base di una riflessione estetica è stata scelta fra migliaia di altre, diventando così una architettura della memoria, una specie di rudere che racchiude in sé un intero universo di linee, forme e colori; dall'altra parte, uno stralcio di carta manoscritta, che viene incollato sul sasso, con un atteggiamento di grande rispetto, che affonda le sue radici nelle pratiche orientali del pensiero Zen. La carta non invade la pietra, ma la accompagna suggerendo il paragone tra due percorsi svoltisi parallelamente: quello della natura e quello dell'uomo. Non c'è nulla di concettuale alla base dell'operazione di Anselmi; né alla base del ready-made che egli consacra con il suo atto artistico, è avvertibile un intento provocatorio. Piuttosto nel suo processo creativo è rintracciabile una matrice di origine romantica che idealizza il senso estetico delle cose e la loro immediatezza espressiva. L'opera di Anselmi si presenta concepita come una stratificazione su due livelli: la base della scultura, lavorata ad intarsi di carte manoscritte ed impreziosita come un vero oggetto d'arte, a cui viene affidato il racconto della Storia, e la pietra "reinterpretata", che invece si assume il compito di generare il confronto tra la memoria collettiva e l'Io dell'artista. La carta utilizzata da Anselmi è tratta dall'archivio di un fattore di campagna: vi compaiono cifre, conti, a testimonianza di un lavoro quotidiano a contatto con la terra; perciò il linguaggio, che spesso conduce verso strade puramente filosofiche, si dà qui in tutta la sua concretezza e si trasforma in arte nel suo essere macchia, colore sbiadito dal tempo e materia ruvida. Alla vista, il più intellettualizzato e viziato dai pregiudizi dei sensi umani viene preferito il tatto. Toccare le superfici venose della pietra, le stratificazioni della carta diventa così il modo più diretto per avvicinarsi alla comprensione, per leggere le opere dall'interno di loro stesse. Quei sassi, che spesso restano adagiati silenziosamente nei prati, si caricano di una forza magica, rinascono sotto forma di feticcio (ad es. "Pietra nera", 1990), e vengono scoperti sulla base dell'intuizione dell'artista più che su un immaginario costellato di simbologie alla moda. I conti del fattore racchiusi in quei fogli ingialliti dagli anni, incidono brani di poesia nella pietra, lasciando riemergere un vecchio conflitto tra due opposti: quello del lato diurno della nostra esistenza (scrittura) ed il lato notturno (l'alfabeto misteriosi di un universo interiore rappresentato dal sasso). Arianna Di Genova

Il concetto pittorico di Emilio Anselmi può essere annoverato fra quelle tendenze artistiche che intendono esprimersi attraverso una stringata sintesi di effetti tonali ed una precisa selezione delle forme. Queste finalità ci sembra che siano state ampiamente raggiunte nelle opere che l'artista ha recentemente esposto, in una mostra personale, alla Galleria Pantheon in Via della Stelletta. In esse, infatti, viene dimenticata qualsiasi regola accademica e qualunque riferimento alla realtà oggettiva, anche se da questa parte sempre l'ispirazione dell'artista, è volutamente escluso per lasciare ampio spazio alle tonalità cromatiche raggiunte mediante spregiudicati accostamenti i quali, però, dato che sono concepiti nei limiti di un raffinato gusto estetico, definiscono una armonia coloristica di grande suggestione. Per rendere più viva la composizione e più incisivo il suo discorso, Anselmi non esita a ricorrere anche all'aiuto di effetti materici che si possono ottenere con l'impiego di sostanze eterogenee soprattutto quando l'illustrazione di un soggetto avviene, non secondo i termini dettati da una percezione visiva diretta, ma attraverso il filtro del ricordo e di ciò che la memoria pone in evidenza sotto lo stimolo di una intima riflessione e di una sofferta meditazione. Non si tratta, quindi, di opere tendenti a riprodurre ciò che può essere visto e percepito dagli organi sensori ma semplicemente intuisce nei momenti di maggiore abbandono. Fausto Marzioli

L'attenzione critica di fronte ad opera grafica usa fermarsi prevalentemente su aspetti di carattere tecnico. Certo oggi i fatti tecnici hanno assunto un ruolo molto importante nella produzione critica e talvolta l'originalità e la novità di una tecnica tendono a sostituire quelli che tradizionalmente erano i contenuti della rappresentazione o addirittura a mascherare la incapacità di realizzare un discorso comunicativo, nel caso di Anselmi invece la ricchezza e l'originalità del contenuto ideologico della sua produzione spinge a trascurare per un attimo il fatto tecnico, anche se interessante, da non costituire né una novità né un problema. Il superamento della fase di tumultuosa formazione è avvenuto attraverso la mediazione di un tipo di cultura di origine ambientale. Mediazione del mito che si attua inoltre in Anselmi con conciliazione di impulsi della fantasia ed esigenze di ordine compositivo, e chiarezze di discorso che costituiscono la premessa di tutti i suoi lavori. Nella dialettica degli impulsi del sentimento e della rivolta, e dell'esigenza di una razionalizzazione del reale per poterlo meglio comprendere e giudicare, si pone come mediatore il ricorso, attraverso il quale Anselmi perviene ad una più profonda coscienza di sé e delle forze più prepotenti della natura. In questa intima e imperiosa tensione sta, forse, la sua caratteristica peculiare. Giorgio Braghiroli

Nato in provincia di Reggio Emilia, porta con sé la generosità d’impegno della gente emiliana. Dal ’74 al ’77 è presente in ben sei “personali” a Roma, Modena, Rieti e Monterotondo e a numerose collettive e mai gli sono mancati consensi di pubblico e di critica. La sua pittura vuol rappresentare la presa di coscienza dei nostri desideri e delle nostre ansie, ch’egli esprime con purezza plastica raffinata e con la ricchezza e l’originalità di un contenuto ideologico che nasce da profonde e sofferte ricerche interiori. E’ candidato al Classification Europa Club Diploma (CEC) Enrico Todi

Una rosa rossa tra le sbarre. Un'allegoria affascinante, ideata da Emilio Anselmi, che ci offre una chiave di lettura profondamente simbolica. Emilio Anselmi nella costruzione delle sue opere, ama prendere un soggetto, estrapolarlo dalla sua realtà e svelarne i contenuti più intimi, più segreti, ponendolo in una "dimensione-altra", che ne metta in luce la sua recondita essenza. Un immaginario che si esprime in accostamenti tra oggetti, audace ed insolito, dove la volontà dell'artista è tesa a far si che l'opera "parli al fruitore", gli si rivolga direttamente, se pure a volte con un linguaggio arcano, trasmettendogli tutta la sua ricchezza significante. Su questa lunghezza d'onda ne "La Rosa" l'incontro tra l'artista e l'autore rappresenta una straordinaria sintonia che si esprime in una immagine di rara intensità. Emilio Anselmi sceglie una rosa dal gambo lunghissimo, irto di spine, e la accosta ad una imponente inferriata. Il modo prospettico che guida l'osservazione è obliquo, obbliga chi guarda ad un angolo di visione difficile, disorientante. Lo spazio è privo di respiro, chiuso, bloccato da un solido reticolo di ferro che crea angoscia, un'atmosfera di ansietà. Ma al contatto con la rosa le sbarre gravi e nodose si distorcono, si incurvano, si ritraggono, come se il bellissimo fragile fiore, con la sua sola presenza, forte e misteriosa, riuscisse a piegare, a spezzare le pesanti maglie della grata e a protendersi "al di la", nello spazio, non più ingabbiata, a simboleggiare un incontenibile grido di dolore e di liberazione dell'animo dell'artista. Ora, il riferimento all'insita capacità della poesia di trascendere, con lampi di illuminazione, la opprimente realtà che imprigiona l'uomo sembra essere il cuore di questa raffigurazione. L'allusione al mondo poetico e visionario di Angelo Mancini è particolarmente delicata e coraggiosa soprattutto nel voler risaltare, sin dalla copertina del libro, un messaggio che è proprio della sua poesia: l'insofferenza e il malessere di un uomo che medita "progetti di delirio" in un'epoca di indifferenza; un poeta mutevole e sensibile, dilacerato, che cerca, incoerente e provocatorio, di attraversare di andare oltre le "sbarre" della soffocante realtà inquieta e degradata dei nostri tempi, in un conflitto oscuro e violento con le aspre e ineludibili contraddizioni della vita. Il verso di Angelo Mancini, allora, si specchia nell'immagine di Emilio Anselmi, la stessa metaforica "contraddizione" tra una rosa e una grata, tra la libertà e il suo opposto. Miriam Poddi

Questo non è il racconto di un grande cacciatore, né di un grande guerriero né di un grande viaggiatore, sebbene ai miei tempi io abbia cacciato molta carne e lottato per la mia gente, sia da ragazzo che da uomo, e sia andato lontano e abbia visto tante terre e uomini strani. Lo stesso hanno fatto molti altri e meglio di me. Queste cose le ricorderò nel mio racconto e spesso potrà sembrare che esse costituiscano il racconto stesso, come quando le vivevo, nella felicità e nella disgrazia. Ma adesso che posso vedere tutto ciò come dall'alto di un colle solitario, so che era la storia di una potente visione, concessa a un uomo troppo debole per servirsene: di un albero sacro che avrebbe dovuto fiorire nel cuore di un popolo, con fiori e uccelli canori, e che adesso si è seccato; del sogno di un popolo che morì nella neve insanguinata". Sono alcune delle parole desolate e appassionate che il vecchio stregone Sioux Alce Nero pronuncia durante la lunga narrazione che stende come un lunghissimo tappeto davanti a John G. Neihardt, animoso rievocatore della storia del West. Alce Nero della tribù Oglala dei Sioux e cugino del grande capo Cavallo Pazzo, è già quasi cieco, e sopravvive sulle brulle montagne del Big Horn, a ovest di Manderson. E' l'agosto del 1931. Tra le affermazioni più decisive che il vecchio stregone fa, e che il suo intervistatore raccoglierà poi in un libro di straordinario ardore e precisione come Alce Nero parla almeno un paio sembrano lanciate nel futuro per essere raccolte da chi ha mente ferma, fantasia libera e buona volontà: 1) "E' nell'oscurità dei loro occhi che gli uomini si perdono"; 2) "A volte i sogni sono più savi che la veglia" (e quest'ultima avrebbe potuto pronunciarla pari pari André Breton). A un tratto, in un'invocazione al Grande Spirito, Alce Nero chiede la forza di "camminare sulla morbida terra, come parente di tutto ciò che esiste". Rimarrà inascoltata. Il vincitore bianco la calpesterà, come tutto, e il vecchio stregone, che sarebbe sicuramente piaciuto a un panteista doc della specie di Giordano Bruno, constata dolorosamente che "il cerchio della nazione è rotto e i suoi frammenti sono sparsi. Il cerchio non ha più centro, e l'albero sacro è morto". E' il caso di dire che, quasi per un minuscolo paradosso della storia (e della storia dei linguaggi, nella fattispecie), il disperato testimone del vecchio predicatore Sioux è stato raccolto, in età postmoderna e ipertecnologica, da un artista di grande sensibilità antropologica, che nel disordine casuale dei materiali rinvenuti nell'immane scarto del consumo persegue un ordine alterno rispetto al caos dell'impostura totale che deregola la nostra vita e di ogni istante di essa fa merce e merda. Emilio Anselmi non realizza i suoi manufatti new indian appiattendosi - come molti, troppi operatori di linea land art o di linea arte povera - sulle scoperte geniali e ciniche di Duchamp, che hanno azzerato il rapporto tra senso dell'opera d'arte e percezione del fruitore. Anselmi lavora anche lui sul ready made, ma con uno spirito assolutamente scevro di eleganze e di trucchi; al contrario, con un empito panico che contiene in sé anche la coscienza dell'inanità del tentativo di riprendere la corsa, una volta afferrato il testimone che il rappresentante esimio di una civiltà scomparsa ha lanciato nel futuro. E' questa aderenza alla vita e alle sue tracce più deperibili, è questo disporsi fraterno in sintonia con un microuniverso frammentario, trascinato nel buio di una deriva senza approdi, che fa dell'artista modenese (ormai laziale) prima che un creatore, un lettore paziente e sottile dei nessi che intercorrono tra natura e cultura, spontaneità biologica e artificio tecnico. Esemplare in questo senso è l'happening dedicato alla cultura die popoli pellerossa nella pineta di Monteflavio, col titolo "La ruota di medicina" (Sculture e istallazioni), in collaborazione con Anna Chiara Anselmi e Antonio Solarino, nella giornata dello scorso sabato 25 luglio 1998; come già tutti concepiti in quest'ottica insieme plurale e distintiva erano in passato i raffinatissimi manufatti ottenuti per avventurosa ma stringente contaminazione da antiche carte scritte, legni, pietre, giochi di inchiostri di china diluiti con solventi, scatole, fotografie: un'imagerie delirante, tra il feticistico e l'animistico, in cui contava soprattutto il respiro del trascorrere del tempo e l'età misteriosa delle trasformazioni, come in una metampsicosi senza clamori, umile, dimessa, forte soltanto del suo approdo precario dentro la forma di questo o quell'oggetto, di questa o quella pallida icona. Il legno, la pietra, il ferro: sono i cardini di questo straordinario "cacciatore" che aborre il sangue e la violenza e si chiama Emilio Anselmi. Cacciatore di elementi residuali, nei quali insuffla - al di là di ogni sarcasmo - fiati di consonante tenerezza. Ed ecco allora il susseguirsi di opere installate nella natura, assolutamente inconcepibili in uno spazio chiuso, come in un abbandono attento, in una dimenticanza che non vuole confondersi con l'oblio, ma proseguire umilmente la catena delle interrogazioni (terrestri e cosmiche) che le animò in altri tempi, in altri luoghi remoti, prima che venisse bestialmente disperso il sogno di un popolo che morì nella neve insanguinata. Parlano di questa terribile epopea i titoli anselmiani, che sono anche - naturalmente - parola che racconta, memoria e presenza: "La grande ruota della medicina", "Modern tribute to the dead", "Il guerriero della pace", "La leggenda del Totem", "Lo scudo", "Alce Nero", "Totem primordiale", "Sacred rattle", "Totem metropolitano". Ora, questa serie di opere raccolte sotto il titolo di "Sacred spirit", approdata in luogo molto particolare della Roma eterna e eternamente sconquassata, lontanissima comunque dall'energia integrativa con l'ambiente che caratterizza la cultura pellerossa, continua il discorso che Anselmi ha pronunciato negli ultimi anni, e in cui il dato estetico si definisce sul filo di una pregnanza alchemica elementare, di un contatto immediato con la corporeità di una sapiente rigenerazione della infinita fattualità della natura; come dire, il contrario (silenziosamente polemico e intelligentemente intransigente) di quel riciclaggio oggi confusamente di moda. Tornano opere potenti e catafratte come "The mask", o intrise di magia feticistica come "The sacred rattle", con quel carapace di grande pregnanza simbolica; tornano "Alce Nero" - come sintesi storica e psicologica di tutto un percorso e di un lungo amore -, il bellissimo "Totem metropolitano" dal corpo metallico e dalle temibili orecchie; "Totem primordiale"; l'affascinante e inquietante "Ruota di medicina" con la sua selvaggia semplicità … E in più, ecco il versante del gioco, il recupero della libertà infantile racchiusa nel feticcio della bambola, che in questa serie di cinque realtà esalta la purezza autonoma della scultura in quanto forma e organismo pregnante di fermezza e eleganza: e qui, al pathos anselmiano per la ritualità figurale pellerossa si intreccia il rapporto con la plastica africana e il lascito essenziale e drastico di un cardine dell'avanguardia storica come Brancusi: "La bambola sacra", "Hopi doll", "Kachina doll", "La bambola Zuni", "La bambola dai capelli al vento", infine, costruita con un rigore da teorema pitagorico … I dieci quadri con i chiodi, esaltando il vuoto abitato soltanto - e in modi chiaramente precari e instabili - da elementi di ferro entro un supporto ligneo che fa da incongrua cornice, aprono su una zona della personalità dell'artista certo foriera di altri sorprendenti esiti: quella dell'ironia metafisica. Ancora dominante, in questa serie, il gusto per lo choc che in un mondo di sontuosità finte violentemente esibite può produrre l'interazione tra due materiali poveri: e l'effetto è quello di una ferita che in sé comprende la possibilità di un sogno ricomposto, con aspra semplicità e intelligente crudezza.
Mario Lunetta Accademia Platonica, settembre, 1998

Dalla natura ci arriva un messaggio a cui la storia dell'uomo risponde, lasciando pagine scritte molti giorni fa su di una pietra levigata dal passar del tempo e dallo scorrere dell'acqua. Vere pietre miliari che segnalano con la propria presenza tappe fondamentali nel percorso in miglia dell'umanità, raccolte da E.A. Mitia, accarezzate, scelte tra tante a parlarci di noi e del nostro essere natura diventata storia. Dietro il gesto dell'artista, in questo caso, c'è un rapporto vibrante ed emozionato con le cose del mondo e un voler ascoltare i messaggi cifrati - ma non troppo - che dalla natura, una "natura naturans" che ci dà la vita, giungono a parlarci di miti arcani ed oscure leggende e arrivano a insegnarci a leggere il "perché" delle cose ed il "come" degli accadimenti … basta saper ascoltare!. Le leggi del cosmo e della creazione dell'universo valgono anche per la nascita dell'individuo ed il suo divenire essere pensante: è da qui che bisogna partire per "imparare a leggere", dai primi elementi dell'alfabeto, vale a dire il nostro appartenere alla natura. E' da qui che nasce una consapevolezza del linguaggio, o meglio dei linguaggi, che ci mette in condizione di comunicare, al di là di ogni possibile differenza con il nostro interlocutore. L'uomo, dunque, dialoga con la natura scoprendo in essa le proprie radici e imprimendovi tracce del proprio passato - le pagine scritte! - ma dialoga anche con l'altro, con chi è diverso da lui, parla apparentemente un'altra lingua e chiama Dio con un nome differente. Che si tratti di Allah o Budda, o che non si chiami affatto, l'uomo esprime infatti da sempre, e per lo più attraverso l'arte, la propria ansia di infinito e il proprio appartenere ad una dimensione che è solo provvisoria, un semplice passaggio a quanto si potrà raggiungere in comunione con il proprio spirito, che importa se su questa terra o in altri mondi? Ma se uomo e natura condividono la stessa origine, il loro comune appartenere all'universo, e se uomo e uomo non sono diversi ma un diverso mostrarsi della medesima combinazione di anima e corpo, di spirito e materia, dove trovare il punto di incontro e come esprimere l'elemento proporzionale tra cielo e terra, finito ed infinito, terreno ed eterno? La "quadratura del cerchio", di cui sempre peraltro l'arte si è occupata, sta proprio qui, nelle pietre miliari segnate dal tempo e dal fluire organico dell'esistenza, espressione di un equilibrio alchemico tra la vita e il suo divenire storia, pronte ad accogliere pagine scritte dall'uomo o suoi gesti ed azioni che vadano a segnarle per interloquire. Le opere di Mitia non nascono però da un semplice amore per la natura, ma da una riflessione più profonda su quanto di profondo vi è in noi: non basta esserci nato ed aver vissuto in mezzo alla natura per capirla… bisogna credere che le risposte alle nostre domande non vadano cercate lontano, nelle complicazioni di questioni a noi oscure, incomprensibili, ma che basti guardarsi intorno, un po' come "en plen air" gli impressionisti arricchivano la propria tavolozza traendo colori dalla realtà circostante, per trovare la chiave con cui aprire le porte che conducono a noi stessi. Da qui "La biblioteca della memoria", pietre che sostengono libri scritti a mano, travertino unito a carte segnate nel secolo scorso da parole scritte da non sappiamo chi, "Totem", albero rituale su cui poggiano, trafitte, radici levigate a disegnare sagome di uccelli, il sasso di fiume perfettamente modellato ma "sezionato" dall'azione dell'uomo, protagonista di "Il sacrificio" (Ceppo da macellaio). Il riferimento ad una religione universale, fatta di storie e profeti dai nomi diversi, ma nati da uno stesso legate all'infinito, diventa esplicito in "La pietra nera" e "Tavole della legge": la Ka'aba intorno alla quale i musulmani devono girare sei volte coscienti della magnificenza di Allah si trova infatti esposta accanto alle tavole consegnate a Mosè sul monte Sinai da un Dio che forse è diverso soltanto per nome da quello per cui ci si reca, almeno una volta nella vita, in pellegrinaggio alla Mecca.
Tor Mancina, 1997 Anna Chiara Anselmi

Il fascino dell’estetica del frammento come memoria, è questo forse che Emilio sente come testimonianza umana della storia; man mano che l’assemblaggio si ordina, creano un insieme di una imperscrutabile logica interna che poi si fa incontro e svelamento. Pian piano prende sostanza e si apre alla mente la dolcezza della reminescenza, travalica i significati residui dei singoli pezzi e ne riscatta complessivamente un significato altro e alto. L’oggetto si fa simbolo metafisico grato e conflittuale, arcaico e ironico, diviso tra l’aspirazione al cielo e l’attrazione naturale della terra, la concretezza della vita e il desiderio di trascendenza. Insieme al vagabondare della mente Emilio percorre vasti spazi ove oggetti dimenticati consumano le loro acconciature funzionali assumendo aspetti di inutile residuo, alza le antenne dei sensi e lancia la rete per un possibile incontro: cavalcando un cavallo immaginario come un libero indiano nella sua prateria, nelle spiagge deserte, nei prati dimenticati scorge da lontano la sua “pepita” brillare e lì, in una attrazione reciproca, avviene l’innamoramento e i dolci ricordi si sfanno.” “ L’importanza sta nello sguardo non solo nel soggetto”, Andrè Gide. Una treccia disfatta (Lady Godiva) è la memoria atavica di una eroina mitologica, porta con se il sapore del vento salato che violento fischia tra le sartie di navi del passato, un legno tra uomo e croce lascia che l’aria morbida muova dolcemente un cappio ormai inutile come una cravatta disfatta dopo una sera di baldorie; un sasso (Suiseki) è una fantastica montagna in miniatura con una vela sbiadita di antico manoscritto che sa di mappa dell’Isola del Tesoro e di remote scorrerie di letture perdute. Ai soffi di vento sferzanti, alle violente tempeste e all’erosione del tempo si può ora dire: qui non potete più né toccare né distruggere, gli oggetti salvati e rinati agli sguardi sono ormai padroni di un tempo bloccato e personaggi di un teatro dei ricordi. Franco Ferrari
 
Costruiamo le cose, le usiamo poi le abbandoniamo alla Natura chi le accoglie, le segna, le trasforma e le restituisce agli occhi di chi, come da un lancio di astragali, ne sa leggere i misteri, a volte sacri custoditi in esse. Per Emilio l’arte è il privilegio di raccogliere i segni portati dalle cose e organizzarli in simboli per dare una risposta, seppur dubbiosa, alla nostra esistenza. Roma, 7.3.2000 Massimo Ruiu

Di chi sono le opere che Emilio Espone alla Chiesa di Santa Rita in Roma? La risposta sembra evidente e la domanda pretestuosa, ma se vi fermate un attimo a pensare scoprirete che le cose non sono poi così semplici come sembrano. E’ chiaro che le opere sono di Emilio, lui le ha trovate, assemblate, pulite, restaurate e con gran modestia, plasmate con piccoli o complessi interventi, che hanno il pregio di nascondersi dietro un apparente naturalezza e semplicità. Ci vuole un gran coraggio, perché sembra facile trasformare il piombo in oro e questo nella migliore tradizione alchemica. Ora possiamo rispondere alla domanda fatta in apertura: le opere sono della “madre dei viventi”, le ha realizzate per tutti noi e sono sempre a nostra disposizione, basta decidere di cercare. Ma cercare cosa? E’ semplice: cercare se stessi, questi sono i viventi. Ognuno troverà quello che a lui serve per capire e quando arriva a comprendere qualche cosa, lo fa anche per tutti gli altri, basta che accettino di mettersi in sintonia con l’opera. L’Opera parla di un tempo trascorso, a volte di migliaia d’anni, questa è la materia che adopera in prevalenza la “madre dei viventi”. Ma nella mostra ci sono esempi di materiali con pochi anni di vita. Questi generano un forte contrasto emotivo perché li trovi sempre dove meno te lo aspetti. Che cosa è successo? Il tempo è stato assorbito e si è fermato nel momento del riconoscimento, di una parte di se con l’oggetto stesso. Questo vuol dire fare archeologia filosofica, riconoscere, conoscere di nuovo quello che un tempo era conosciuto come divino. Vuol dire conoscere se stessi attraverso l’immortale generosità della “madre dei viventi” che ci fornisce continuamente spunti di riflessione per iniziarci all’Arte. Giancarlo Iacomucci Litofino

Una premessa… Emilio Anselmi colloca rimasugli scordati della vita; rimasti indietro nel mondo che fagocita cose e sentimenti e ne abbandona gli scarti ovunque. Egli raccoglie dunque, pensieri e frammenti di legno, ferodi di auto e poesie che assembla in una scansione ne univoca ne rigorosa, ma rispondente ad ancestrali figure primitive: totem guerrieri, ruote, animali. Un’operazione mediatica ed animistica che egli fa mettendo il suo corpo al servizio del mondo visibile in modo da divenire parte totale dell’Essere (invisibile) ed è in quest’opera di transustanziazione che egli stesso diventa spazio e fascio di funzioni e movimento. (Merleau-Ponty) Ma questo fare non come decisione dello spirito, un fare assoluto, che decreterebbe, dal fondo del rifugio soggettivo, un cambiamento “psichico”. Esso è il seguito naturale e la maturazione di una visione fenomenologia ab origine. In più le figure dell’Anselmi sono gradienti (in biologia è la variazione graduale dell’intensità di alcune proprietà fisiologiche, lungo l’asse principale del corpo degli organismi) imprevedibili all’occhio, alla luce, allo stato d’animo. Sembrerebbero aver vita loro, poiché “visioni”, poiché specchi e concentrazioni dell’universo. L’idios cosmos che introduce al kòinos-kòsmos, nel cuore del mondo della visione. E si potrebbe dire con Andrè Marchand: “In una foresta, ho sentito a più riprese che non ero io a guardare la foresta. Ho sentito, certi giorni, che erano gli alberi a guardarmi… La visione dell’artista non è cartesiana, non è relazione fisico-ottica con il mondo, non si rapporta alle cose empiriche, fa scoppiare la pelle delle cose (H. Michaux) per mostrare come le cose si fanno cose da se, ed il mondo mondo. Una visione… Sottotitolo: Dalle praterie del West americano a Tor Mancina. Ore 17,00, laboratorio di Emilio in Via Bellini al numero 50… di fronte alle opere della mostra. E così ho ascoltato il vento che dalla prateria portava gli odori: del bisonte acre e bianco, dell’erba, del fumo dei tipii, delle scritture che nel menoma legano a sinapsi, l’elettricità corporea dello spirito alla materia. E ho visto nelle pietre sparse dallo “stregone” e nel volo degli uccelli, tutti i colori a destino del mondo: i turchini ed i gialli rugginosi ed i rossi del sangue e i mille verdi, che l’erba della mia solitudine in quel momento dava. Ed è li che ho visto Emilio Anselmi, seduto nel vento e nella genia dell’anima mia. Antonello Ferrero

Con le opere del pittore Emilio Anselmi che hanno affascinato gli amanti dell’arte Alla scoperta dell’anima delle cose. Non solo attivo presidente dell’Associazione d’Arte & Cultura Grafica Campioli ma anche artista completo tra pittura, scultura e tecnica incisoria. E’ Emilio Anselmi Mitia che nel corso dell’estate è stato protagonista indiscusso di due importanti personali a Modena, sua città natale, ed Ariccia. Dal 26 al 30 aprile, infatti, lo scultore, eretino per residenza, è stato ospite insieme al fotografo romano Piero Leonardi dell’emiliana Sala Paradisino con la mostra “Pepper and Secret Spirit”, in cui le sue ventitré opere lignee sono state accompagnate da una cinquantina di scatti. La profonda amicizia instauratasi tra i due artisti li ha spinti ad affrontare una simbolica ricerca spirituale grazie alla quale recuperare “l’anima delle cose”, come i semplici peperoni catturati dal Leonardi o i legni trasportati dal fiume sino al mare e consegnati erosi nelle mani dell’aAnselmi. “”I materiali di cui mi servo – afferma lo scultore dalle origini oriunde- sono legno, plastica, metallo, manoscritti antichi, insomma oggetti di recupero che grazie alla loro autenticità mi permettono di estrapolare dal sacro primordiale un’armonia perduta. E’ certamente una location così suggestiva si fonde perfettamente col mio intento artistico”. Dal 3 al 13 luglio, invece, l’arte totemica del modenese è stata esposta presso la Locanda Martorelli di Ariccia nell’ambito del pluriappuntamento “I giorni dell’Omega”. Tra meditazione e sacralità Anselmi ha voluto esaltare la pur sempre misteriosa semplicità rivalutando quell’essenza dell’oggetto, recuperato dal caos originario, non corrotta dal flusso temporale. Oltre alle interpretazioni fotografiche di Fabio Marazzi e Piero Leonardi, quest’ultimo ha partecipato in veste di narratore emergente con la presentazione dell’opera “Papalea”, edita da “Vivaci Pensieri” (Corriere, giovedì 7 ottobre 2004) Daniela Pierpaoli
 
Indiani del Nord America Sacred Spirit, è questo il titolo di una interessante mostra personale di scultura di E.A.Mitia che si terrà dal 3 al 14 ottobre prossimi nella sala delle esposizioni della chiesa romana “All Saints”, Anglican Church in via del Babuino 153/d, che , per l’occasione, osserverà l’orario 10,30 – 20,30. Le opere, tutte ispirate alle civiltà indiane del Nord America, sono prevalentemente “Totem” che sprigionano una forza emotiva d’amore e di mistero. La Gazzetta dell’Antiquariato Anno VI n° 34
Una mostra particolare, quella di Emilio Anselmi, inaugurata sabato 3 febbraio alla Galleria Tricromia di Mentana, che ha fatto conoscere a quanti già apprezzano la grande sensibilità del noto gallerista Anselmi, la sua personale disposizione artistica. Pietre, legni e manoscritti, recuperati ed assemblati nel rispetto delle originarie espressioni, ma valorizzati ponendone in risalto aspetti originali e potenzialità evocative, mirano così a salvare memorie lontane e soprattutto a trasmetterle a chi manca di tale prezioso patrimonio: A questo scopo Anselmi ci narra la “Leggenda del sacrificio”, “La leggenda delle pietre”, interviene incollando documenti di realtà quotidiana al trascorrere del tempo, avvicinando l’elemento particolare al concetto universale perché ne sia testimoninanza, con la discrezione ed il riguardo che lo distinguono dai mestieranti senza passione, in un’adozione amorevole che si traduce in opportunità espressiva priva di astrazione. Tra il forlto pubblico il giornalista RAI Augusto Giordano, il pittore Marcello Ciabatti, lo scrittore Giuseppe Vecchio, il poeta Angelo Mancini e molti altri esponenti della cultura e dell’arte.
3 febbraio 1996 Elide Smeraldi

Molto interesse sta registrando la mostra di Emilio Anselmi, denominata “Pietre” all’Excalibur di Rieti, Via San Rufo 49. Scrive in catalogo Arianna Di Genova, tra l’altro… quei “sassi”, che spesso Adagiati silenziosamente nei prati, si caricano di una forma magica, rinascono sottoforma di feticcio e vengono scoperti salla base dell’intuizione dell’Artista più che su un immaginario costellato di simbologia alla moda…”. A.G.E.S. 2 marzo 1991 Si conclude oggi, presso la sala mostre del Palazzo Municipale, la mostra dell’artista Emilio Anselmi inaugurata il 13 settembre. “Il tesoro nascosto. Pietre, legni e manoscritti dell’800” è il titolo dato all’esposizione, un titolo che si giustifica con l’originalità delle opere presentate. Non si tratta, in verità, di pitture e di sculture nel senso stretto delle due parole ma, appunto, di legni, pietre e carte antiche selezionati e “lavorati” istintivamente e emotivamente. In poche parole, di oggetti, materia, spazi utilizzati secondo quello che sono i canoni della pop-art o, se si vuole, del new dada, del ready-made, per trarre da essi quel “tesoro nascosto” che è, poi, il dato emotivo. Si prenda, ad esempio, la “Leggenda del sacrificio” (pietre a fette, quasi fossero carne, su un ceppo da macellaio) che evocano i temi del bene e del male. Quello dell’Anselmi, quindi, è un percorso allegorico che merita attenzione, non foss’altro perché egli, attraverso questi elementi strappati alla loro dimensione naturale e materiale, è attento alla sacralità dello spirito, alla riconciliazione dell’uomo con la natura, alla ricchezza interiore di chi non vuole affidarsi alla pura e semplice razionalità. A.D.N. Il Tempo 19.9.1995
Personale di Emilio Anselmi Si è inaugurata mercoledì 13 la personale dell’artista eretino, ospitato per l’occasione dal Comune di Rieti nella sala delle Esposizioni all’interno del Palazzo Comunale. Nato a Castellarano in provincia di Reggio Emilia Emilio Anselmi ha iniziato a dipingere nel 1973 ma è grazie alla direzione della Galleria d’Arte “Grafica Campioli”, iniziata nel 1980 che è diventato noto in tutto il mondo sabino. L’artista raccoglie le cose più varie,, le seleziona con cura e ne fa delle opere attraverso dei semplici interventi manuali. Nei suoi “bricolages” rientra di tutto, dalle radici degli alberi ai sassi. Anselmi racconta di aver raccolto i suoi sassi nel corso del tempo, di averli guardati a lungo, di averli lasciati vivere al suo fianco per alcuni giorni fino a che non ha deciso di trasformarli in oggetti artistici. Una scelta tutto sommata naturalistica che nasce dalle capacità umanistiche di fare cultura, lasciando trapelare tutto il conflitto o la sintonia che un artista ha dentro di sé. Hanno scritto di lui quotidiani come il Resto del Carlino, Il Tempo, La Gazzetta dell’Emilia oltre a numerosi altri settimanali, le televisioni non sono state da meno e il RAI Uno nell’edizione regionale, Tele Roma 56 e TV1 di Firenze si sono occupate delle sue mostre. La mostra rimarrà allestita fino alla settimana prossima. In seguito: Galleria d’Arte “Grafica Campioli” via Bellini, 46 Monterotondo. Il Tiburno, 14 settembre 1995

Che simpatici quei due amici che sorridono. Sembrano due gemelli. E che fisico, quel tipo con la pelle gialla. Guarda un po’ che strani personaggi, ma guardali meglio…Sì, sono dei peperoni, degli ortaggi. Così – scommettiamo – non li avevate mai visti. Sono davvero dei soggetti curiosi e particolare, quelli che ci offre la mostra “Pepper and Secret Spirit” allestita fino a venerdì prossimo alla sala del Paradisino in Corso Cavour 52 (sempre dalle 10 alle 21). La mostra affianca le fotografie di Piero Leonardi alle sculture e alle installazioni di Emilio Anselmi. La ricerca di Leonardi è intitolata L’anima delle cose: “Cerco di trasformarmi in vento per fotografare le foglie che cadono – spiega Leonardi – in un insetto per fotografare un fiore, in un peperone per fotografare dei peperoni… ed ecco che si mostrano”. Il risultato è sorprendente: i peperoni acquistano un’immagine del tutto inedita e strana. Emilio Anselmi invece si cimenta con la realizzazione di sculture e istallazioni, con materiali di recupero. Sono come totem, che nascono dal legno, dalla plastica e dal metallo, appositamente riassemblati: “I materialei di Anselmi non sono nobilitati, trasformati in qualcosa d’altro dall’opera dello scultore – scrive Fabio Marazzi -. Essi rimangono così, nudi ed erosi dal tempo, mostrando tutta la loro realtà di oggetti di recupero”. Il Resto del Carlino 28 aprile 2004

Ultimo giorno, al Paradisino, della mostra “Pepper and secret spirit” che vede esposte sculture, installazioni e fotografie nella sala di Corso Cavour, 52, che è aperta al pubblico dalle 10 alle 21. In visione, ci sono le opere dello scultore Emilio Anselmi, oriundo modenese, residente nei pressi di Roma, nato nel reggiano e del fotografo Piero Leonardi, romano. I due artisti, amici, intendono “animare” cose apparentemente sen’anima, quali i peperoni od i legni trasportati dal fiume fino al mare, in un contesto di ricerca spirituale comune, nonostante lo scultore ricerchi nel “primordiale” ed il fotografo operi nel “contemporaneo”. Per entrambi, gli obiettivi sono l’autenticità e l’armonia suscitate dalla percezione sensoriale delle loro opere, che acuiscono la capacità di comprendere anche in modo diversificato il loro significato, a seconda di chi le osserva. Ambedue gli artisti sono presenti per tutta la durata della mostra, cominciata ad inizio settimana, che dichiarano essere da non perdere. Se qualcuno ancora non l’ha vista e vuole avere conferma di ciò, vi si può recare oggi, ultimo giorno di esposizione. L’ingresso alla mostra è gratuito. La Gazzetta di Modena 30 aprile 2004 – Carlo Previdi

Dopo tre presenze a Sulmona, tra il 78 ed il 79, Emilio Anselmi giunge a L’Aquila per tenere una personale a “La Sonda”. Qui ordina una mostra d’insieme da cui scaturisce un quadro visivo e tematico nel quale si sommano molteplici aspetti: l’esigenza di recupero dei reperti grafici d’altra epoca, alcune situazioni materiche e di strutturazione della forma di riferimento informale, alcune annotazioni specificatamente metafisiche, una razionale e costante ricerca compositiva tale da creare vere e proprie scenografie spaziali in cui l’uomo è, appunto, il protagonista in quanto colui che ordina, in una grande e lungimirante progettazione il passato ed il presente storico. Questo artista, originario di Reggio Emilia ma da alcuni anni a Monterotondo di Roma, sembra dunque seguire una strada tutta personale dopo aver profondamente letto la pittura degli ultimi decenni. Ed infatti, pur accettando la ricerca come base del suo linguaggio, non si avventura dietro le facili intuizioni, né ricorre alle semplicistiche tecniche pittoriche. La materia informe delle pagine manoscritte salvate dalla distruzione di antiche biblioteche notarili si ricompongono in un’attenta struttura che non lascia nulla al caso ma che al contrario diventa punto di partenza e motivo di analisi continua per quelli che saranno poi gli interventi monocromatici, anch’essi ripetuti fino all’ossessione, ma ugualmente efficaci per esaltare ancor più l’apparente illegibilità dei codici grafici di volta in volta prescelti. Così come non è possibile leggere un libro soltanto mediante alcune sue pagine, non si può capire il mondo poetico dell’Anselmi attraverso una delle sue opere. L’unica chiave di lettura che ci pone insistentemente davanti agli occhi è, allora, il concetto generalizzato della incomunicabilità la quale, al contrario del grande proliferare delle comunicazioni di massa, accenna sempre più ad accentuarsi con toni allarmanti. Forse è per questo che l’ultima produzione dell’artista diventa più scheletrica esaltando le grandi campiture bianche che restringono l’immagine in uno spazio limitato a comunque non più caratterizzato dall’assemblage di recupero del manoscritto bensì disegnato con estremo rigore scientifico seguendo la tecnica tradizionale del segno e della forma acquerellata. Pur conservando la loro enigmaticità, queste nuove immagini sembrano uscite da una sorta di incubo che fino a qualche tempo addietro le tormentava in un linguaggio grafico minuto, impreziosito fino all’esasperazione. Il Tempo – 10 febbraio 1981

Per Emilio E’ un Percorso quello a cui ci invita Emilio con questo corpo di lavori intitolato “La Porta del Cielo” Il sentiero cerca sopravvivenza nello spazio fitto di segni, che paiono Segnali a cui riferirsi per proseguire il viaggio, per non perdere il cammino. Ma arrenditi, lo perderai. Il sentiero disseminato di sassi diventa poi mare, e i minerali di prima, sono pezzi di barche restituite alla spiaggia, poi. E questi avanzi di senso da tanto sbarcati, nella poetica di Anselmi diventano Porte. Non provate ad attraversarle. A nulla conducono, se non a loro stesse. E ti volti e un Re ti spaventa, un Santo ti chiama, un Totem ti inganna dicendo che no, non c’è altro cammino, sei arrivato-tranquillo- al tuo Dio. Ganesh ti sorride In fondo allo spazio, ha attraversato il Tempo, per reincarnarsi ancora. A Lui dovrai riferirti se vuoi comunicare con la Verità. Qualcuno ha messo dei chiodi nelle cornici Come fossero quadri. Attento, il nemico ti guarda. Fai silenzio, ascolta in silenzio, lasciati guardare. Loro ti possono guardare almeno quanto Tu li guarderai. Sei arrivato. Luigi Billi – marzo 2000

Irraggiungibile, il mercante di farfalle è diventato farfalla e non cerca mercanti ma doni da fare. E li trova. E li dà. E’ nato e rinato, e ancora rinasce. Da larva nel bozzolo, a verme, alle ali… Vede ora in volo forse la Madre? Davvero può andare al di là di quest’aria maligna e trovare la Madre, e non la Matrigna che ancora ossessiona il giocatore maniaco di scacchi, come tediava chi vendeva o comprava almanacchi? Son quelle ali che… Pastore alchimista, non ha mai ceduto, ma ha inseguito e trovato sia il fuoco che l’acqua, sia la terra che l’aria, sia la notte che il giorno nelle pietre e metalli, nei percorsi e riflessi che sono ora qui attorno. Raccogliendo il dono della Madre d’ogni natura tutto questo ora lo vede anche nel Sé ora sa che guru vuol dir bravità, e la cerca nei sassi e nella forma che vede che hanno, e che dona all’amico, al passante, al passato che torna e che cambia. Cambia il passato? Son quelle ali che… Le sue tele, tutte, una volta ha distrutto. E, in dono, a lui la sorte ora consente vedere una foggia nel legno che il mare ha scolpito: “Era là…” E la pupilla che fissa quel mare (ma che segue anche sullo schermo una freccia) è quella che ha visto brucare le pecore – tante! – in altra stagione. E ricorda, e lo sa. E’ per questo che sa. Che siano di Psiche, oppure di Nike, lo fanno volare di dentro da sotto dall’alto. Procede Continuo, o fa un salto, e ci chiama a vedere il suo volo.
Andrea Antoniani – marzo 2000

E’ un gioco di luci che si rincorrono e s’infrangono su lame incorporee, è un allucinante riverbero incorporeo quello che scaturisce dall’immaginazione (o immaginiamo) di Emilio Anselmi, per cui diremo che l’afflato metapsichico impone all’attenzione dell’osservatore una meditazione, che parte dall’ancestrale e perviene alla contemplazione. Scavare nei meandri delle riflessioni incrociate su spicchi di realizzazioni fantastiche, polverizza in magma quanto nella natura vive e si spande, dare a tanto la forza di un contesto che si avvale dello sconvolgimento metafisico che, peraltro, è anche costruzione, non è compito agevole eppure Anselmi vi perviene con sicura efficacia. Su questo piano riteniamo che la pittura di Emilio Anselmi possa percorrere ancora molta strada e con successo. Catalogo d’arte Contemporanea Editrice Alba – Antonio Caggiano
 
E’ stata inaugurata la mostra del pittore Emilio Anselmi, nella sala del Circolo Sociale d’Arte “Predestino-Centocelle” in via F. Delpino 166. Anselmi è un giovane artista che è riuscito ad allestire una rassegna sui un tema “la frantumazione della parola” quanto mai insidioso e difficile. L’impressione delle sue opere è di trovarsi di fronte a una ricerca condotta con serietà e meticolosità. Le opere di Anselmi saranno esposte fino al 18 prossimo. Il Popolo – 16 novembre 1978 Il pittore Emilio Anselmi ha fatto un regalo alle socie del club di Modena. Anzi, di regali ne ha fatti dieci, dal momento che ha messo a disposizione dieci delle sue opere da estrarre a sorte tra tutte le iscritte. Il sorteggio si è svolto il 14 marzo, presso la Galleria Ghirlandina in occasione della vernice della mostra del pittore. Annabella – annoXLIV n° 15

Sacred Spirit di Emilio Anselmi Mitia. La mostra presentata da Mario Lunetta, espone una decina di “Totem” realizzati con materiali riciclati. Vuole essere un tributo al “popolo degli uomini” (Indiani del Nord America), ma anche l’espressione di una necessità primordiale dell’uomo di dare forma al divino. Romacè – 8/14 ottobre 1998

E.A.Mitia allestirà una mostra nelle sale di esposizione (Cripta) della Chiesa Romana “All Saints” Anglican Church, in Via del Babuino 153, dal 3 al 14 ottobre p.v. Le opere, una decina di “Totem”, la cui altezza si aggira intorno ai due metri e mezzo, sono realizzate con materiali riciclati, dal noto artista che abita a Monterotondo, dove lavora e vive da molti anni. La mostra vuole essere il tributo di un artista contemporaneo al “Popolo degli uomini” (Indiani del Nord America), nonché l’espressione primordiale della necessità dell’uomo di rivolgere le proprie preghiere a qualcosa di concreto che dia forma al Divino. L’autore è pittore, incisore e scultore che esprime la propria arte riciclando materiali usati, manoscritti antichi, pietre, legni e ferri. L’inaugurazione della mostra avverrà sabato 3 ottobre alle ore 18 e sarà visibile fino al 14 delo stesso mese dalle 10,30 alle 20,30 ogni giorno. Nella presentazione Mario Lunetta scrive: “Questo non è il racconto di un grande cacciatore, né di un grande guerriero né di un grande viaggiatore, sebbene ai miei tempi io abbia cacciato molta carne e lottato per la mia gente, sia da ragazzo che da uomo, e sia andato lontano e abbia visto tante terre e uomini strani. Lo stesso hanno fatto molti altri e meglio di me. Queste cose le ricorderò nel mio racconto e spesso potrà sembrare che esse costituiscano il racconto stesso, come quando le vivevo, nella felicità e nella disgrazia. Ma adesso che posso vedere tutto ciò come dall'alto di un colle solitario, so che era la storia di una potente visione, concessa a un uomo troppo debole per servirsene…” Sono alcune delle parole del vecchio stregone sioux Alce Nero della tribù Orlala … E’ il caso di dire che, quasi per un minuscolo paradosso della storia, il disperato “testimone” del vecchio predicatore sioux è stato raccolto, in età postmoderna e ipertecnologica, da un artista di grande sensibilità antropologica, che nel disordine casuale dei materiali rinvenuti nell’immane scarto del consumo persegue un ordine alterno rispetto al caos dell’impostura totale che deregola la nostra vita e di ogni istante diessa fa merce… E.A. Mitia non realizza i suoi manufatti appiattendosi sulle scoperte geniali e ciniche di Duchamp, che hanno azzerato il rapporto tra senso dell’opera d’arte e percezione del fruitore, ma lavora con uno spirito assolutamente scevro da eleganze e trucchi…” Mondo Sabino – 3 ottobre 1998 Giuseppe Vecchio

Si è inaugurata, il 10 maggio u.s., in via Bellini, 46 in Monterotondo la mostra dell’artista Emilio Anselmi, con opere in tecnica mista, già esposte in molte personali. Le opere esposte sono: Sharazade, la donna del cuore, Mirab, La città fallica, Il mercato persiano ecc. Si tratta di una mostra di grande caratura culturale, tenuto conto della ricerca dell’artista sul tema del sacro. Infatti, in Persia, nascono le religioni più importanti basti pensare ai titoli: Il trono di Haeloim e il Mirab, che è il punto della moschea che guarda verso La Mecca e proprio il monte Hira dove Maometto ha avuto l’illuminazione. Presenta anche la poesia di Omar Khayyam. La poliedrica attività dell’artista è descritta in moltissimo articoli di noti critici d’arte, uno dei quali recita (Il Tempo): “Emilio Anselmi, vincitore del primo premio per la grafica del “Premio Sulmona di Arte contemporanea” espone i temi più cari dell’artista: la famiglia, simbolo dell’amore, la casa che dà sicurezza e serenità; sapiente è il gioco degli scorci, delicati e intensi, resi con l’originalissimo uso della china.” Per la pittura Anselmi si serve contemporaneamente di collage, olio, tempera, inchiostro ed altri mezzi per rendere l’effetto desiderato. Fra il numerosissimo pubblico che gremiva la sala, potevamo distinguere Domenico Dortenzio, la sua gentile consorte, Anna Chiara Anselmi, il regista attore Edgardo Prosperi, la gallerista Giuseppina Frassino, il dott. Enrico Angelani, il poeta scrittore Angelo Mancini, il neo-laureato in giurisprudenza dott. Filippo Fazzini, lo scrittore prof, Daniele Fabrizi, il dott. Domenico Fabrizi la Sig.a Isolina Sacchetta. Mondo Sabino – 17 maggio 1997 Giuseppe Vecchio

Mitia nella costruzione delle sue opere, ama prendere un soggetto, estrapolarlo dalla sua realtà e svelarne i contenuti più intimi, più segreti, ponendolo in una dimensione “altra” che ne mette in luce la sua recondita essenza. Un immaginario che si esprime in accostamenti tra oggetti, audace ed insolito, dove la volontà dell’artista è tesa a far si che l’opera “parli al fruitore”, gli si rivolga direttamente, se pure a volte con un linguaggio arcano, trasmettendogli tutta la sua ricchezza significante. Franco Campegiani espone il suo punto di vista sull’opera di Mitia: oggetti scaturiti da un lavoro artigianale, con un sapore letterario e rusticano che prendono a prestito la civiltà tecnologica con una simbologia che parla da se nell’atteggiamento dell’uomo primitivo, il quale resta allo stato grezzo, nella condizione con cui si vuole e si deve andare in sintonia con l’universo. Egli fonda arte, tecnica e religione. Tecnologia alternativa al servizio dell’uomo presentata da una satira da Pop Art, assente quella naif. Mondo Sabino – 4 aprile 1998 Giuseppe Vecchio

Anselmi è stato il felice rincontro d'amico, che nel lungo passaggio degli anni è uscito dal suo ghetto culturale per entrare con tutta la sua semplicità nel mondo libero dell'arte. Guardando i suoi quadri ho trovato dentro le sue carte assorbenti i ricordi di quando era fanciullo e con le carte assorbenti asciugava l'inutilità delle parole che formavano sulla carta bianca ombre misteriose come geroglifici moderni. I suoi quadri silenziosi ove le figure umane chiuse nel loro cerchio di conoscenza non svelata, nascono già mute e pochi labili accenni di colore come strappati al pennello formano qua e là il grigiore del nostro vivere quotidiano; ma lasciano però quel codice d'ombre ingiallite dal tempo dove forse un giorno qualcuno potrà decifrare la parola vera e unica: Arte.
Sergio Guzzo Premoli

L'opera di Emilio Anselmi, di cui queste "pietre" sono un saggio assai significativo, procede entro il solco poetico, ed insieme polemico, del realismo oggettuale, ove confluiscono le stimolazioni del Ready-made, dell'Arte Povera, della Pop-Art e del New Dada. Un'arte, dunque, essenzialmente materica e polimaterica, in cui l'oggetto viene come estrapolato da un contesto che tende a massificarlo, per tentarne una sorta di rivalutazione intima. Tale rivalutazione, che nelle poetiche considerate assume valenze demistificatorio-ironiche e insieme simbolico-psichiche, nei racconti e nelle allegorie di Anselmi acquista connotazioni più ampie e profonde di quelle prettamente antropiche, scendendo verso una memoria più remota, e direi edenica, in cui l'uomo vive all'unisono con le cose, pago della comunicazione che avviluppa tutto il vivente. L'allegoria è chiara in opere come "Leggenda delle pietre", dove, in una cassa di legno, si celano sassi che vogliono essere doni, in un'abbondanza improvvisa e insperata per la moltitudine (come quella profusa dagli Americani, sul finire della seconda guerra mondiale, a beneficio pubblico). In altri casi il "tesoro" è ricoperto da un velo che si può togliere, come nella "Leggenda del cavallino", e in altri ancora ("Maternità") si offre in una sorta di parto petroso ovulare, apertamente. Altrove l'allegoria è più sottile e mediata. Come in "La rosa" o "Leggenda della libertà", dove la maglia dell'inferriata spezzata lascia uscire l'incontenibile grido di liberazione dell'io. O come in "Totem", la cui struttura grezza e primordiale, che ha una strana somiglianza con le croci di montagna, rammenta l'obliterata sacralità del tempio naturale del creato. Stessa finezza allegorica troviamo nel "Copialettere", che narra di una civiltà più umana, dove i sistemi di comunicazione sono lontani dai processi alienanti dei media attuali. O anche in "Biblioteca della memoria", un diario segreto di schizzi pittorici e di appunti lirici, posto fra due pietre e reso inaccessibile alla curiosità del frettoloso lettore. Ma nell'esaltazione dell'incanto, non è che Emilio Anselmi misconosca il valore del disincanto, giacché egli sa che c'è sempre il rovescio della medaglia e che la gioia non è mai scissa dal dolore. Il suo sentire naturalistico avverte l'equilibrio dei contrari: quella dolorosa armonia del creato, da cui fugge spesso l'uomo civilizzato per riparare in illusori e disperati, purtroppo, paratisi artificiali. Ed ecco la "Leggenda del sacrificio", che con il suo ceppo da macellaio, rinnova i temi delle religioni sacrificali arcaiche - cui in un certo senso il Cristianesimo non è estraneo - le quali, in un tempo anteriore alle scissioni manicheo-mazdaiche (ma in altro senso anche ebraiche) vivono il problema morale come intima collaborazione delle forze del bene e del male. Sulla stessa lunghezza d'onda è "Gemini", la cui struttura duale amplifica le proprie possibilità simboliche attraverso il possibile ribaltamento delle due forme gemellari, che si trasformano in fiere in agguato. La dualità è sempre presente nell'opera di Emilio Anselmi, dove i vuoti e i pieni (lo yin e lo yang) si compenetrano in un gioco di cooperazione cosmica, in un abbraccio non retorico, né mai morbosamente erotico, ma pregno di armonia. Allo stesso modo non c'è divergenza fra natura e cultura, fra la creatività dell'uomo e quello del creato. Si tratta di forme espressive diverse, che tuttavia concorrono al fermento creativo universale. A una condizione, però: che l'uomo sappia essere autentico, sappia essere se stesso, senza fingere con se stesso andando a costruire valori distorti e artificiali. Questi intenti dell'artista si evidenziano maggiormente laddove, nell'usare e nello scegliere oggetti naturali, egli fa di tutto per lasciare che parlino da sé. E' un po' l'atteggiamento dell'uomo primitivo, che non modella le pietre, ma le usa allo stato grezzo, nella convinzione che siano dimora di spiriti e di particolari entità con cui si può e si deve entrare in sintonia. E' un tornare alla dimensione naturale del sacro, dove si fondono arte e religiosità. Né questo atteggiamento - come detto - vuole essere punitivo nei confronti dell'umano, quando questo umano sappia non diventare disumano, approfittando del proprio libero arbitrio e tradendo la propria autenticità. Ciò che Anselmi intende cogliere non è altro che la conversazione universale, nella quale anche l'uomo è inserito, o può inserirsi, se accetta di essere il padrone autocritico di se stesso, nel tentativo di conformarsi alla propria dimensione archetipale. Da qui l'interesse che Anselmi nutre per l'altrui linguaggio espressivo, quando questo riesca a cogliere la vera creatività. La sua intensa attività di gallerista lo può confermare. Ma ancor più lo confermano - come già detto - i riferimenti più o meno espliciti ad autori contemporanei, che egli fa rivivere nel proprio diario creativo, come a strapparli dall'appiattimento e dalla massificazione della storicità. Questi rimandi non vogliono essere altro che echi di quella festa segreta e universale, di quella entusiastica e creativa autenticità, che la ricerca di Anselmi intende appunto annunciare, in un rinnovato senso della fratellanza e della creaturalità. Una scelta tutto sommato naturalistica, che non comporta menomazioni alle capacità prettamente umanistiche di fare cultura, dacché l'uomo può sentirsi nell'abbraccio della natura a qualsiasi livello di sviluppo culturale e a qualsiasi stadio tecnologico. Tutto dipende dalla sua moralità con se stesso, dal suo sentirsi in conflitto oppure in sintonia con il mistero che è dentro di sé. Ecco che le sculture hanno un sapore rusticano, alcunché di arcigno e fiero, frammisto ad una raffinatezza intellettuale, ad un fascino leggiadro e gentile che sorprende. L'istintualità è fondamentale in elaborati di tal fatta, ma non è mai affidata al caso, sebbene la ricerca non risulti programmata intellettualmente. C'è un affidarsi all'istinto profondo, la cui programmazione non è razionalistica e viaggia su binari istintuali non inquinati dalla superficiale emozionalità. Franco Campegiani, 1995

Emilio Anselmi alla “Ghirlandina” Alla “Ghirlandina” (Canalino 43), prima personale modenese di Emilio Anselmi, un reggiano 36enne che vive a Monterotondo, presso Roma. La mostra si raccomanda per il rigore col quale Anselmi – approdato alla pittura da pochi anni – conduce la sua ricerca in un’area che definiremmo di naturalismo astratto con propensioni liriche. Si tratta di chine che, dopo essere state diluite con solventi, vengono stese a spatola. E’ questa la fase più delicata dell’operazione perché c’è il rischio di cadere nel casuale o nella decorazione epidermica; trabocchetti ai quali il pittore quasi sempre si sottrae. La mostra è stata patrocinata dal club modenese di “Annabella”. Al cocktail della vernice dieci quadri sono stati sorteggiati fra le aderenti al sodalizio. Timidamente, il sottoscritto ha chiesto se era possibile sorteggiare per lui una… socia del giovane club. “Lei deve andar per quadri, non per donne”, gli è stato risposto. Si ma è un’altra cosa. Il Resto del Carlino 8 marzo 1976 - Ferruccio Veronesi

Anselmi Silvana

Roma 18.12.1942

Via Giacomo Giri, 1 RM

Anselmi Anna Chiara
Modena 8.1.1967
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Antoloci Beatrice
Piazza Vimercati, 6 RM
Antonelli Antonella
Roma 6.11.1969
Res. Via Aurelia 183 Santa Severa RM
3493643419 - 3482608779
Antonelli Salvatore
Via Monte Massico, 39 RM
Aparicio Aparicio
Brasile
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Arch Toni
Roma 31.1.1933
Arevalo Antonio
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
ARMODIO Vilmore Schenardi

Piacenza 4.10.1938

Arrigo Alessandro
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Attardi Ugo
Sori 12.03.1923
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Bacillieri Lina
Melito Porto Salvo 19.12.1960

Via Enea, 77 RM
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Badini Giacomo www.giacomobadini.com
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Espone alla Grafica Campioli nel 1989
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Elio Bajramaj è un italiano figlio di Albania. Nato a Durazzo, ha guardato sempre all'Italia dal suo porto e, nel 1997, ha voluto vederla da vicino, e tanto gli è piaciuta che ha voluto fermarsi per un anno ad assaporarla. Tornato in patria ha continuato gli studi artistici con una passione ed una capacità che gli hanno valso numerose richieste di esposizione. Ma l'Italia era ormai nel cuore e, terminato il liceo, si è trasferito a Monterotondo (Roma) dove tutt'ora vive e lavora. A Durazzo ha studiato l'arte e le sue tecniche in modo eccellente, prendendo lezioni di pittura dall'età di dieci anni presso una grande pitttrice vivente Shpresa Beqiri. Dal 1993 al 1998 ha studiato presso la scuola artistica "Jan Kukuzeli" sotto la guida del prof. Nicolet Vasia. Dal 1999 al 2004, ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Via Ripetta avendo come professori universitari Palumbo Scelza e Andrea Volo.
Baldacci Marco
Bolzano, 7.12.1941

Espone alla Grafica Campioli nel 2004
Baldassarre Elisabetta
Castilenti 16.6.1951

Via Belmonte Piceno, 24 RM
Baldoni Sandro
Via Cipro 44
25124  Brescia
 
www.sandrodaldoni.it
info@sandrobaldoni.it

tel ab. 030220582
cell. 3470074519
Balla Giacomo
Torino, 18.7.1871
Roma, 1.3.1958
Balsamo Angela
Viale Parco Azzurro, 20 Guidonia RM
Banchieri Giuseppe
Milano, 9.11.1927
Massa Carrara, 30.12.1994
Barbarini Laura
Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1996
Barbato Franco
Calvizzano (NA) 1961
Studio Cupa Reginella, 21 Quarto NA
te. 081 8761141
cell. 3398642843
E-mail francobarbato_2007@libero.it
Inizia la sua attività artistica negli anni '70 e tiene mostre collettive e personali in Italia e all'Estero.
Barberi Antonio
Forte dei Marmi, 1941
Barbieri Stefania
Via Roberto Lepetit, 180 RM
Barnaba Marzia
Via Dameta, 15 RM

062291717
Barnaba Antonietta
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Barni Roberto
Pistoia, 30.9.1939
Barone Eclario
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Bartocci Ezio
Espone alla Grafica Campioli nel 1992
disponibile:

cataloghi da consultare
Bartolini Luigi
Cupramontana, 8.2.1892
Roma, 16.5.1963
Bartolucci Maria Gabriella
Roma 13.1.1961

Via delle Alvizzie, 24 RM
062413110 - 3397448876
Basaldella Mirko

Udine, 1910
Cambridge 1969

disponibile:
Monografia "Mirko" edizioni Bora Bologna
Basaldella Afro
Udine 4.3.1912
Zurigo 24.7.1976
Bavenni Lello
n. Numana AN 13.2.1937
Residente 80069 Vico Equense (NA) Via S.Andrea, 38

www.bavenni.it
e mail: lello@bavenni.it
Bechu Florence
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Belkhoudir Dalil
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Bellardi Franco

Reggio Emilia, 1934

Espone alla Grafica Campioli nel 1987
Bellavista Veronique
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Bellini Enzo
S.Sofia, 9.9.1932

Disp. incisione all'acquaforte "Coniglio"
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Bellini Nino

Zurigo 1936
Vive e lavora aTrevignano Romano (Italy)
Appartiene alla famiglia di artisti Bellini di Verona - Venezia (1430)
www.ninobellini.it            Info@artebellini.it
Belperio Anna
Benci Iacopo
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Bendini Vasco
Bologna, 27.2.1922
Benedetti Giancarlo
L'opera recente di Giancarlo Benedetti rappresenta la migliore conferma di quello spirito di ricerca, insieme libero e rigoroso, che costituisce il tratto saliente della sua personalità, tanto sotto l'angolo artistico quanto sotto quello umano. (Estratto dal catalogo "Nuone dimensioni plurimediali", Roma 1986) Sergio Sorrenti.
Benedetti Paolo
- nome e cognome .............................Paolo Benedetti -
Luogo e data di nascita ...................Valmontone (Rm) il 22/06/1957 -
Indirizzo e cellulare ...........................Valmontone - Via dei Pini, 23 ........334-3478587 -
Sito web ed e-mail ...........................www.paolo-benedetti.net ........paolobenedetti2@inwind.it -
Gallerie di riferimento .......................\"Il Mondo dell\'Arte\" in Via Margutta e Via dei Castani, Roma \"Praeneste Arte\" Palestrina (Rm) \"Immagine Spazio Arte\" Via Beltrami, 9 - Cremona -
Biografìa ..............................................PAOLO BENEDETTI nasce a Valmontone (Rm) il 22 – 06 – 1957. All’età di 12-15 anni copia tantissime opere di Maestri antichi con ottima esecuzione. Nel 1975 ottiene la maturità artistica e successivamente la laurea in Architettura. Dopo circa 30 anni di astinenza pittorica, si ripropone con tenacia sulla scena artistica. Dopo un primo periodo, accompagnato volutamente da rappresentazioni figurative classiche, assistiamo ad una svolta positiva ad opera di una nuova ed originale veste grafica, capace di raccontare emozioni sovrapponendo segni istintivi e spontanei, ovvero grafismi contemporanei, sempre mirati all’identificazione del soggetto e nello stesso tempo catturare l’ attenzione dello spettatore. E’ presente su qualificati cataloghi d’arte, pubblicazioni, siti… ecc.
Berrocal Miguel Ortiz
Espone alla Grafica Campioli nel 1988
disponibile:
cataloghi da consultare


Bertani Luisa


Disp. incisioni varie cm. 35x50
Berti Mauro
Genzano di Roma 4.2.1947

Via Calabria, 30 Genzano di RM
069390086
Berto Gian Paolo Visita la sua galleria virtuale
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
GIAN PAOLO BERTO << torna indietro
GIAN PAOLO BERTOGian Paolo Berto è nato ad Adria (Rovigo) nel cuore del Polesine, il 26 novembre 1940. Intorno al 1953, la visita a una mostra del settembre adrianese in cui, fra la bicicletta di Coppi e altri cimeli della contemporaneità, sono esposti alcuni quadri, mette in moto la sua determinazione a dipingere (da tempo ha preso a disegnare, ricercando in sé i segni di una vocazione perché in famiglia è appeso un quadro dipinto da uno zio , che rappresenta una strada di Verona, e perché sua madre ha delle qualità).
Poco dopo, da una zia materna, riceve in dono dei colori a olio e realizza il suo primo quadro ispirandosi a una cartolina. Conosce Roberto Reali e Carlo Scarpari.
Presto cerca compensati e altri materiali e prende a far pittura continuativamente. Conosce Foster, pittore del paesaggio palustre, che stabilisce col ragazzo rapporti di stima come altri anziani (come il poeta dialettale Livio Rizzi o il critico drammatico Eugenio Ferdinando Calmieri), che individuano in lui i caratteri di una forte personalità artistica: partecipa a estemporanee organizzate all’interno del piccolo mondo culturale adriese.
In un primo dei suoi incessanti viaggi a Venezia, in gita di gruppo, disegna tutto il giorno, prefigurando il suo primo “San Marco” e stanca tutti parlando sempre di pittura.
Un’insegnante di architettura, Gisella Breseghello, vede per prima i suoi lavori e lo incoraggia a dipingere. Lavora con Franco Previatello.
Si lega di amicizia fraterna col pittore rodigino Gabbris Ferrari.
Nel 1956 gli organizzano la sua prima personale a Rovigo, nella “Piccola Galleria del Polesine” di Livio Rizzi. Vi espone fra l’altro un grande quadro ispirato ai contadini polesani che si intitola “i consunti”.
E’ un tema drammatico, le facce sono malinconiche. Qualcuno ne critica la scarsa piacevolezza. Carlo Levi, che visita la mostra, vuol conoscere subito il ragazzo. Su un libro delle firme lascerà un messaggio: “I brutti musi sono molto belli. L’arte è fatto di coraggio. Buon lavoro, Carlo Levi”.
Segue un periodo di grande lavoro, di dolore e di malattia. Cento giorni di ospedale durante i quali riceve ogni giorno, senza defezioni, la visita di Tono Zancanaro che lo apre al mondo dell’arte incisa.
In una delle sue visite alla Venezia della pittura e delle Biennali incontra Giorgio de Chirico e comincia a dipingere i suoi primi “San Giorgio Maggiore”. A vent’anni la sua famiglia si trasferisce a Roma. Alla ricerca inquieta di grandi spinte medita di chiedere a Giorgio de Chirico, che ha incontrato alla Galleria Russo in Piazza di Spagna, di prenderlo a lavorare come ragazzo di studio. Non lo farà. Molti anni più tardi sarà de Chirico (che intuisce il suo appassionato amore per la pittura e apprezza i suoi giudizi positivi sui nudi del suo periodo classico, malvisti dalla critica) a offrirgli di andare nel suo studio quando dipinge.
Va a Villa Strhol Fern a trovare Carlo Levi che si interessa ancora alla sua pittura, invitandolo a frequentare liberamente il suo studio e lo manda a conoscere Ranato Guttuso, che nello studio al 222 di Via Cavour lo accoglie con gentilezza. Sscriverà fra la’ltro di lui: “Mai visto in un giovane più furibondo e ostinato amore per la pittura, un più appassionato desiderio di definire figurativamente i sentimenti”.
Cerca di lavorare all’interno del suo lavoro di pittore. Visitando una mostra di Ugo Attardi alla “Nuova Pesa” di via Sistina conosce l’artista, al quale si lega subito di fraterna amicizia. I pittori coi quali sodalizza in quegli anni sono Pino Reggiani, Anna Salvatore. Poi conosce Enotrio, che gli fa conoscere il mondo drammatico e mitico del Sud. Ma resta forte e si accresce anche il suo legame con Tono con frequenti ritorni nel Veneto Conosce Osvaldo Forno. Conosce Marino Mazzacurati, che lo invita a fare scultura con lui nel suo studio agli orti della Farnesina.
Realizza collages, assemblages (alcuni verranno esposti, in una mostra a due con Aldo Braibanti, nel Circolo Culturale di viale Giotti. La mostra è visitata anche da Pisolini, che terrà una conferenza)
Nel 1963 la sua prima mostra significativa a Modena, al Palazzo dei Musei presentato da Carlo Levi, che Berto frequenterà con assiduità quasi quotidiana fino alla morte, in un rapporto esemplare allievo-maestro destinato a dare un’impronta e uno stile alla sua vita di pittore e di professore quando sarà chiamato (prima all’Accademia di Belle Arti di Macerata, poi a quella di Roma) a insegnare tecnica dell’incisione.
Le prime mostre a Roma: al Circolo Culturale Campitelli; due mostre alla galleria Marino in piazza Navona: opera grafica e “la passione secondo Ricasso” (dipinti e incisioni); alla galleria di Piazza Margana, in una esposizione a due con Giovanni Majoli che ha per tema la maternità. Espone a Piombino.
Poi le tre mostre dai Russo, fra le gallerie di Piazza diu Spagna e di Via della Croce e all’Arcobaleno in piazza Verdi. Fra gli altri lo presentano e scrivono di lui Carlo Levi, Renato Guttuso, Natalino Spegno, Berenice, Guglielmo Petroni, Tono Zancanaro, Ugo Attardi, Dario Micacchi, Claudia Terenzi, Giuseppe D’Agata, Dino Partesano, Gianni Rodari, Gianni Franceschetti, Renzo Bretoni, Glauco Pellegrini, Enotrio, Adolfo Chiesa, Nato Frasca. Espone al premio Bettona.
Nel 1979, la prima mostra antologiva nella sua Rovigo, a Palazzo Roncali, presentato al catalogo qesta volta da un sociologo, Macello Lelli che pubblica contemporaneamente un volume dedicato all’artista: “Romaberto”, edito dal Pomo d’aoro di Padova. Successivamente Berto espone a Segni (mostra antologica al Centro Culturale Polivalente). Quindi a Imperia, presentato da Carlo Cattaneo, dove conosce Giannetto Fieschi che gli diviene amico.
Espone in Grecia (a Atene alla galleria “Le Pleiades”, e a Creta, alla Biennale Internazionale di Grafica allIstron Bay). Seguono alcune mostre a Roma; alla”Ferro di cavallo”, dove presenta assemblages tra cui figurano opere fondamentali della sua ricerca nel campo della scultura oggettuale come “L’Orante”, o “La passione per Mirò”; lavori che vengono esposti commentati, opera per opera, da scritti di Cattaneo.
Successivamente espone all’Arte San Lorenzo (una mostra didattica o, maggio a Guttuso) con d’après sul San Ggirolamo del Colantonio che hanno interessato Dario Micacchi).
Espone con Pino Reggiani e Franco Mulas (opere grafiche) nella sede del P:C:I: di Campo de’ Fiori. Mostra alla sala espositiva del banco di Santo Spirito a Piazza del Parlamento con dipinti nel tema delle astronaute.
Mostra all’Arte San Lorenzo con opere dall’85 all’88, trasferita successivamente alla “Ferro di Cavallo” (e qui la ricerca di Berto porta avanti un attento sudio su l’opera incisa di Guido Strazza).
Berto ha appena finito di illustrare per l’editore Lombardi di Roma, con una serie di 43 acqueforti, “L’isola del tesoro” di Stevenson. Partecipa su invito alla Biennale Internazionale di grafica Vico Arte.
Realizza l’Atrio di Teatri Epistola di Aldo Braibanti.
Espone alla “Ferro di cavallo” una serie di opere dal tema del Presepio.
Presentazione del ciclo “Kappa” di Nato Frasca.
Mostra Antologica al Teatro Comunale “A. Rendano” di Cosenza (1991).
Illustra il numero di luglio (1991) con lavori su Mozart di “Psicoanalisi contro”.
Stampa per i tipi di Luigi Ferranti (cartella Amodeo) una raccolta di 12 acqueforti dal titolo “Il cavaliere occidentale” (1993).
Stampa per i tipi delle edizioni di Sergio Mazzocchi una cartella di 12 incisioni dal titoloo “Faust” (1994).
Fra l’estate e l’autunno del 1994, sempre a cura di Miceli, ha partecipato don dipinti, tecniche miste e incisioni alle mostre:
“Natura attraversata” Pisa e “Occasioni Rovesciate” (Maggiano). A Roma, sempre nel 1994 due mostre: una installazione, “Buona notte Man Ray” e una partecipazione alla collettiva – sulle copertine – col suo Pinocchio, libreria Grandmelò.
Mostra di incisioni a Chioggia – Chiesa di san Pieretto organizzata da Manlio Gaddi e Nico Ravagnan.
Escono due cataloghi monografici a cura di Nicola Miceli per la mostra antologica di Villa Pacchiani a Santa Croce sull’Arno, pre il cui Gabinetto deiu Disegni e delle spampe viene accolta una scelta di sue opere. Jolena Baldini
Bianca Giulio
Siracusa 23.5.1940
Res: a Roma Via Tazio Nuvolari 252
065041962 - 3382894433
Bianchini Fabiola
Ronciglione 5.1.1952

Loc. Fontanaccie
Ronciglione VT
0761625925
Billi Luigi
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Firenze 1958

Espone alla Grafica Campioli9 nel 1992 - 2005
educazione
1979-84 Universita' di Firenze, Laurea in Psicologia
1972-77 Liceo Artistico Barbarino, Genova

personali
2001 - Old Fashion CafË, Palazzo della Triennale, Milano Untitled Kisses - Centro culturale San fedele, Milano Hombres - Libreria Babele Galleria, Milano Racconti umani - Albrizi, Milano Io ricordo i tuoi ricordi 2000 - La Corte Arte Contemporanea, Firenze Hombres - Ninni Esposito Arte Contemporanea, Bari Hombres - Lo Spazio Gallery, New York Cara mamma, stiamo tutti bene. Caro babbo, siamo tutti morti 1999 - Temple Gallery, Roma Hombres - New York University, New York Hombres 1997 - AOC F58, Roma Della sopravvivenza: tecniche e motivi 1996 - Explorer Coffee Gallery, Roma Inconsci Collettivi 1994 Museo di Villa Adriana, Tivoli A casa di Adriano 1993 - AOC F58, Roma Donne, dieci apparenze Ornella Mignone & MuseoTeo, Milano Duplex 1992 - Roma & Arte, Roma Giovani artisti per nuovi collezionisti 1990 - Opening, Roma Paesaggi in casa

website:  www.luigibilli.com

disponibile:
cataloghi da consultare
Binga Tommaso
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Biondi Marco
Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1995
Birolli Renato
Verona, 10.12.1905
Milano, 3.5.1959
Blasetti Egidio
Espone alla Grafica Campioli nel 1996

Disp. pastello cm. 40x50.
Boccioni Umberto
Reggio C., 19.10.1882
Sorte, 17.8.1916
Bodini Floriano
Gemonio, 8.1.1995
Boetti Alighiero
Torino, 1940
Roma, 29.4.1994
Bonafede Emanuele
Prima mostra personale alla Galleria Crispi nel 2007. Presentato da Emilio Conciatori
...una inesauribile fonte di dare e di sapere: Di conoscere e di apprendere...
Bonamano Alessia
Piazza Apollodoro 57D RM
Bonifazi Monica

Espone alla Grafica Campioli nel 1997
Disp. piccolo pastello ceroso.
Bonomo Bonomo
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Boresta Giuseppe
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Borghese Franz
Roma, 21.1.1941
Borra Pompeo
Milano, 28.1.1948
idem, 5.11.1973
Borrello Ciriaco Francesco
indirizzo Via Chiantusello 4, Borgone di Susa (To)
tel 0119641990
e-mail abcf@hotmail.it
Bottaro Angelo
Siracusa 15.8.1934

Via Tiburtina, 65 Villalba di Guidonia
0774373273
Bournens Bruno
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Boy Gino
Via Cantalupo, 4/b
Rieti
Studio:
Laudamia Studio Lyne
Via Cantalupo, 30
02100 Rieti
Tel. Fax. 0746496639 - cell. 335.7077446
http://www.ginoboy.it
e-mail: ginoboy@libero.it
Bragato Gioacchino
 

Espone alla Grafica Campioli nel 2007
Brancaccio Gabriella
Via Fringuello, 76 RM
3472243429
Branislaw Petrovic
Serbia
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Brindisi Remo
Roma, 25.4.1918
Lido di Spina, 25.7.1996
Bruni Gianni
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Taranto 24 dicembre 1935 – Roma 22 ottobre 1995.

Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1985 - 1989 - 1990 - 1992 - 1993 - 1993 - 1996 -
Laureato in architettura, realizza con le chine colorate, immagini surreali, scrive meravigliose poesie sempre legate al mare perché il mare era nel suo Dna. Bonavita, Selvaggi, Civiello, Pillon, Tallarico, Perfetti, Naucer, Mosca e molti altri ne hanno elogiato l’opera ma ci piace ricordare quel passo della presentazione di P. Mosca che dice "…pittore, incisore, urbanista, navigatore, poeta e soprattutto, uomo con la U maiuscola: questo fu Gianni Bruni, un figlio del sud e delle altre e più vere, Puglie. Un uomo che ha trasportato la sua e la nostra vita con versi sublimi e tele incantatrici, nelle onde spirituali dell’umana avventura.

disponibile:
cataloghi da consultare
Bruno Anna
Padova 5.1.1933

Via Dino Frescobaldi, 24 RM
068272110 - 3470360943
Bueno Antonio
Espone alla Grafica Campioli nel 1987
Buffa Pino
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Bulfarini Franco
Ravarino MODENA

residente a 41017 Ravarino MODENA
via della Resistenza, 213
cell. 3392494224
bulfarte@gmail.com
info@labottegadegliartisti.org
www.pitturiamo.com
Burri Alberto
Città di Castello, 12.3.1915
Nizza 13.2.1995
Espone alla Grafica Campioli nel 2002
BUSOLI (DIDO) GIANNI
lEGNANO (Mi) 30 MAGGIO 1933
Residente a San Vittore Olona (Mi)
Corso Sempione, 126
tel 0331515777
e-mail dida.busoli@gmail.com
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Caccavella Enza
Espone alla Grafica Campioli nel 1997
Cacciamani Angela
Spoleto (Pg) 6.4.1955
Ab. Trevi (Pg) Via Bocca del termine, 14
www.angelacacciamani.com
info@angelacacciamani.com
Galleria perswonale a Trevi in Via Zappelli, 3
Cacianti Virgilio
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
             - Roma
Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 1990 - 1992
Artista figurativo, pittore, scultore e incisore ha eseguito numerose opere grafiche soprattutto mediante l’uso dell’acquaforte e della litografia. La sua formazione artistica è avvenuta all’Accademia di Belle Arti di Roma con Grassi e Rivosecchi.

Disp. incisioni varie.
Cafolla Maria Rosanna
Roma 17.11.1952

Via Augusto Lupi, 44 RM
062677837
Cagli Corrado
Ancona, 1910
Roma, 1976

Nessuno sa della psiche se non il perimetro di un impenetrabile labirinto, ove, tuttavia, i processi associativi sondano e traggono, da una illimitata congerie, argomenti, vocaboli, forme, sensazioni, al fine di comunicare ed esprimere. Nessuno più dei moderni ha investigato lo spessore di quei sentimenti che occultano, in semi sparsi, la memoria della storia dell'uomo... un grande pittore, nel mondo moderno, deve dià da solo accogliere nell'orbita della sua creatività una dialettica complessa, lasciando la propria funzione maturare nel magma delle contraddizioni interne, a suo rischio e a suo danno.
CORRADO CAGLI

Espone alla Grafica Campioli nel 1988
disponibile: 
Il pastorello - 1968  serigrafia su carta di riso cm. 54x32 - battute di colore 7.
Cataloghi e ampia selezione di monografie da consultare
Calabria Ennio
Tripoli, 1937
Caldarelli Biagio
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Calderaro Angela
tel 338.3293764
www.xseven.it/artisti/calderaroangela
figurativoclassico@libero.it
Caloi Paolo
Verona 27.10.1960
Res. in Via Damiano Chiesa 3A     37057 Pozzo di San Giovanni Lupatoto (Verona)
347983836 - 3485274418
www.paolocaloi.it
e.mail paolocaloi@gmail.com
Campegiani Franco (Poeta)
E' presente alla Grafica Campioli con "Chiaroscuro" ass.cult.
Campidori Paolo
Fotografo, pittore, giornalista e scrittore.
tel studio 3476530891
tel abitazione 0556503539
e-mail paolo.campidori@tin.it
sitoweb: www.paolocampidori.com
Campigli Massimo
Berlino, 1895
S.Tropez, 1971
Campra Rosalba
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Canè Carlo
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Canevari Angelo
Espone alla Grafica Campioli nel 1988
disponibile:
cataloghi e monografie da consultare
Cangemi Andrea

SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 1981
è nato a Monticiano in provincia di Siena il 23.10.1951. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti a Macerata. Si esprime prevalentemente con un linguaggio figurativo. Vive e lavora a Iesi.

disponibile:
catalogo da consultare
Canova Bruno
Espone alla Grafica Campioli nel 2003
Cantatore Domenico
Ruvo di Puglia 15.3.1906
Espone alla Grafica Campioli nel 1982
Canuti Nado
Bettolle (Siena), 1929
Capogrossi Giuseppe
Roma, 1900
idem, 1972
Espone alla Grafica Campioli nel 2002
Capone Enrica

SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
Architetto, docente di storia dell'Arte, esperta di Arti decorative. Inizia l'attività negli anni settanta, prediligendo il figurativo (Olio, acquarello, tempera) Dal paesaggio che mescola materie e temi architettonici, si evolve verso lo studio della forma/corpo e della sua interazione con la forma/materia (impasti di terre, sabbie, gessi e cere). Ha al suo attivo importanti incarichi di decorazione in Italia (Roma, Capri) e all'estero (Paris).

Caputo da Roma
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Carabba LeoNilde
Monza 28 novembre 1938
Sesto San Giovanni (Milano)
20099
Via Damiano Chiesa, 26

rif. galleria
Sinopia Laboratori
Via Dei Banchi Nuovi, 21 a-c
00186 Roma
www.sinopialaboratori.com

Si forma nella Milano artistica degli anni 50-60. Nel 1961 fa la sua prima personale alla Numero di Firenze.
Carena Felice
Cumana 13.8.1897
Venezia 10.6.1966
Carli Monica
Via Giorgio del Lullo, 147 RM
0652453407 - 3383962441
Carmassi Arturo

Lucca, 1925
Espone alla Grafica Campioli nel 1991
Disp.
Incisioni 58x46,5 - serigrafie 35x50 e 58x78

cataloghi e monografia
Carone Michele
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Carpineti Anna
Studia sassofono classico al conservatorio di Fermo fino all'età di 21 anni, poi si dedica completyamente alla pittura con innumerevoli mostre d'arte originali e divertenti con l'artista Silvio Craia e il poeta Giovanni Prosperi, tipo "ai piedi dell'arte" con disegni sotto la suola delle scarpe, "sculture di sapone" opere in saponette marsiglia, "l'opera peggiore" mostra dell'opera più brutta, "amici di Emilio Villa" a Bologna galleria Cattani, "cenere" con opere calpestabili alla galleria Mancini di Montegranaro e tante altre. 
Carrà Carlo
Quargnento, 1881
Milano, 1966
Carroll W. Robert
Espone alla Grafica Campioli nel 1982
disponibile:
cataloghi da consultare
Caruso Bruno
Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1985 - 2004
Palermo 1927.
Vive e lavora a Roma. Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza frequenta i corsi liberi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. E’ presente nelle più importanti manifestazione d’arte contemporanea. Tra gli altri hanno lasciato la propria testimonianza sul suo lavoro: Argan, Sciascia, Fazio, Basaglia, Bilardello, Ciavai, De Micheli, Fagone, Giunta, Grasso, Hiepe, Mercuri, Micacchi, Solmi, Sinisgalli, Tobino, Usiglio, Volponi, Carluccio e molti altri.

Disponibile:
serigrafia 50x70  - disegno "figura" 30x42 - disegno scena  teatro 76x106    
cataloghi e monografie da consultare

Casavecchia Gino
Studio d'arte
progetti e realizzazione su disegno
oggetti e sculture d'arredo
lavori personalizzati restauro marmi pietra e graniti
Espone alla Grafica Campioli nelk 1995 - 1996
www.ginocasavecchia.it
Cascella Tommaso
Roma 10.7.1951
Cascella Michele
Ortona 7.91892 - 27.8.1989
Espone alla Grafica Campioli nel 1991
Casolaro Gea
Espone alla Grafica Campioli nel 1991 - 1995 - 1996
Casorati Felice
Novara, 1893
Torino, 1963
Casorati Francesco

Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Disp. incisioni "farfalle"  50x70
Cassinari Bruno
Piacenza, 1912
Milano, 1992
Castellani Enrico



Disp. bassorilievo Achille Mauro Editore
Cattaneo Carlo
Alassio 19.3.1930
Cazzaniga Giancarlo
Monza, 1930
Ceccobelli Bruno
Montecastello Vibio, 1952
Celli Italo

Nasce a Roma nel 1949 dove vive e lavora.

Cenci Franco

Monterotondo 2.1.1958
Espone alla Grafica Campioli nel 1989 - 1991 - 1992 - 1995 - 1996

Cerroni Fabio
Espone alla Grafica Campioli nel 2003
disponibile:
catalogo
Cesetti Giuseppe
Tuscania 10.3.1902 - 19.12.1990
Cesselon Angelo
Settimo di Cinto Caomaggiore- Venezia, 1922
Velletri, 1992
Cesselon Alessandra alexandrella@yahoo.it
Si è diplomata al Liceo Artistico e all'Accademia di Belle Arti di Roma.
Ha studiato grafica e costume con Achille Perilli e Dario Cecchi; poesia e criticsa con Alfredo Giuliani, Angelo Moneta e Nello, Ponente, pittura nello studio del padre Angelo Cesselon che è stato tra i più nori ed importanti pittori italiani di manifesti cinematografici del dopoguerra. Si è laureata in Storia dell'Arte Medievale ed ha insegnato storia dell'arte e discipline artistiche. Nel 2001 ha nfondato il Movimento Culturale "La Transcritica" che ha come scopo la promozione dell'arte e della culktura. Di esso fanno parte poeti, scrittori, musicisti, attori, danzatori ecc.
Chessa Gigi
Torino 15.5.1898 - 23.4.1935
Chessa Paolo
Porto Torre 1924

Via P.del Giudice, 12 RM
0671544748
Chia Sandro
Firenze, 1946
Chianello Maurizio maestro,chianello@alice.it
sito web: dal motore google: www.webalice.itmaestro.chianello
Ciaffaroni Paolo
Paolo Ciaffaroni è uno scultore singolarissimo nel panorama contemporaneo, per lui l’arte è ricerca continua tra arcaismo e attualità, che abbraccia più cose e in esse, sconfina liberamente. Come un alchimista egli modella con la stessa energia anche l’aria e il vuoto intorno alla materia . Con le mani plasma l’argilla la trasforma e crea forme scultoree che si basano su un mondo particolarmente puro primordiale, pieno di sensazioni che ruotano attorno al tema dell’essenza antropomorfa di alcune forme/tipo dall’arcaico sapore emblematico. Spacca la pietra, il tufo, cambia la forma in orizzontale e verticale con incastri di materiali diversi per creare opere che fanno ben capire la visione che egli ha del rapporto tra la scultura e gli spazzi esterni. Di effetto architettonico sono le sue ultime opere, non isolate dal luogo in cui oggi si vive e che testimoniano la realtà metropolitana con le sue lacerazioni. L’occhio dell’artista che osserva l’architettura delle costruzioni ne coglie gli aspetti monumentali e quelli in rovina, che si affiancano, restituendo, a questi ultimi, la loro bellezza trasferendoli, simbolicamente, nelle sue opere attraversate da elementi precisi: la compattezza del cemento in blocco contro le crepe interne in cui si intravedono rete, ruggine, grovigli di ferro, miracolosamente superstiti ad una deflagrazione naturale. Tutto ciò è fortemente visibile nelle ultime creazioni architettoniche di Ciaffaroni che privilegia la possibile monumentalità della scultura facendo coincidere “grandezza” e “leggerezza” attraverso materiali lungamente sperimentati, dove conquista intimamente lo spazio e la materia, evocando la “resistenza” dell’opera che simboleggia l’azione realizzatrice di un profondo desiderio di libertà da un lato, e dall’ altro di trasmettere un senso di solidarietà verso gli uomini, verso la natura, verso la vita.
Ciampi Antonia
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Cianci Fabiola
Roma 10.6.1985

Via Galileo Galilei, 8 Fiano Romano
0765389613
Ciuffarella Pio (fotografo)
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 2005
Clerici Fabrizio
Milano 15.5.1913
Roma 8.6.1993
Cocola Francesco
Nasce a Siena nel 1938, vive e lavora ad Ancaiano (Sovicille - Siena) Podere Casanova, 136
Collodi Isabella
Roma, 1957
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Conti Primo
Firenze, 1900
idem, 1988
Conti Fabio
Roma 12.6.1974

Via Tommaso Smith, 44 RM
Cori Claudio www.cori-art.de
Roma 25.5.1955

Opere in permanenza presso la galleria Il Mondo dell'Arte
Corpora Antonio
Tunisi 15.8.1909
Cossari Vincenzo
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

E' nato a Badolato (Catanzaro) il 16 ottobre 1949, nel 1972 è a Roma dove frequenta l'ambiente pittorico romano.
Espone alla Grafica Campioli nel 1990
disponibile:
catalogo
Costantini Gian Luca
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Crapes Carlo
Curtarolo (PD) 1945
Cremona Italo
Cozzo Lomellina 18.4.1905
Torino 2012.1979
Crippa Roberto
Milano, 1921
Bresso, 1972
Cubeta Rodolfo
Roma 23.7.1955

Via M.te Petroso, 15 RM
068175212 - 3332196667
Cuniberti Pier Achille
Padulle di Sala Bolognese 10.10.1923
Curci Alessandra
Roma 12.6.1974

Via Caterina Troiani, 125 RM
065291027
Cusani Dario
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Cusatelli Claudio
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Cuticchia Maria Luana
Catanzaro 5.8.1963

Via dei Castagni, 59 Lariano RM
069656224
mlcuticchia@itiscali.it
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
D'Anolfo Americo
Sabaudia 4.7.1944

Corso della Repubblica, 54
04100 Latina

0773690484 - 3388142499
e.mail     ameriko4407@gmail.com

Pittore, scultore, orafo, espressionista
D'Arvia Rossana
Roma 26.1.1944

Via Nanchino, 232 Rm
0665202854
D'Ascenzi Giancarlo
D'Ottavi Amleto
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Roma, 1923 - 1989 
Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1985 - 1987
Disponibile
xilografie 50x70

monografie da consultare
Guido Giuffrè - Un incisore a Roma oggi
De Andreis Giovanbattista
Badalucco 6.6.1938
De Bonis Emilio
Cosenza 4.11.1941
residente a Latina Via Signorini, 4  cap.04100
tel 0773624489 - 3470698864
debonisemilio@libero.it
Galleria Americo D'Anolfo
De Chirico Giorgio
Voloi 10.7.1888
Roma 20.11.1978
Espone alla Grafica Campioli nel 2001
De Conciliis Ettore
Avellino 4.9.1941
De Dominicis Roberto
Monterotondo,Via Verdi, 2    00015
3286654114
dedoroberto64@libero.it
www.robertodedominicis.com
De Gregorio Giuseppe
Spoleto 11.8.1920
De Lisio Emilia
Via Labicana, 45 RM
0677202010
De Luca Igino
Espone alla Grafica Campioli nel 1991
De Luca Nino
Espone alla Grafica Campioli nel 2002
De Nitto Rosa
Piazza Cimone, 1 RM
De Pisis Filippo
Ferrara 11.5.1886
Milano 2.4.1956
De Santis Giovanna
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Del Donno Antonio

Galleria Irpinia Arte (Av) Galleria Margutta 102 (RM)
E' stato costituito nel dicembre 2008 il Museo Permanente del maestro Antonio Del Donno Via Tenente Flavio, santa Croce del Sannio (Benevento)
te. 3484921000
Antonio Del Donno è nato a Benevento il 27-11-1927. Ha frequentato l'istituto tecnico per Geometri negli anni 1945/50,
WWW.ARCHIVIODELDONNO.COM  WWW.DELDONNO.COM
Del Pezzo Lucio
Napoli 1933
Denti Edmondo
Espone alla Grafica Campioli nel 1991
Depero Fortunato
Fondo 30.3.1892
Rovereto 29.9.1960
Di Biagio Vanda
Roccagiovine 23.5.1950

Via Monte Bianco, 194 Guidonia RM
Di Carlo Francesca
Via Prospero Alpino, 20 RM
Di Cuonzo Ida
Di Fiore Myriam
Roma 7.10.1963

Via Cenischia, 4 RM
0681234927
Di Giulio Graziano
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Di Iorio Felice
Salcito 20.2.1957

Via Flavio Domiziano, 9 RM
065414097
Diamanti Elisabetta
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Roma 1959
Espone alla Grafica Campioli nel 1993 - 1996
Dieppa Amarilis Veliz
Espone alla Grafica Campioli nel 2001
Dionisi Rita
Via Terme di Traiano, 38 RM
076627599
Docimo Stefano (Poeta)
E' presente alla Grafica Campioli con Mario Lunetta e Vanni Rinaldi con "Scacco al Re" 1988
Donghi Antonio
Roma 16.3.1897
Roma 19.7.1963
Donzelli Bruno
Napoli 12.4.1941
Dorazio Piero
Roma 29.6.1927
Dottori Gerardo
Perugia 11.11.1884
idem 13.6.1977
Dova Gianni
Roma 8.1.1925
Pisa 14.10.1991
Ducasse Paolo
Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 1994 - 1996
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Engler Berndt
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Evangelista Marco
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Fabbri Agenore
Pistoia, 1911
Fabbri Agenore
Pistoia 20.5.1911
Fabi Nunzia
Roma 13.5.1953
Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 1998
Fabrizi Stefania

Roma, 1958
Espone alla Grafica Campioli nel 1994 - 1995 - 1996
Disp. tecnica mista 1994
Fabrizi Daniela
Espone alla Grafica Campioli nel 2005
FAGGI REMO

Corteolona Pv: 17.08.1923
studio ed esposizione permanente a: Santa Cristina e Bissone Pavia Viale Rimembranze, 12
038270175 cell. 3403032450  
   
                                           

ref. Vescovado di Pavia e Tortona - Centro Culturale "Barbieri" Broni - Pavia

Faiola Viviana
S.Apollinare 1.1.1950

Via Colle Iannucci, 73 Sant'Elia Fiume Rapido, FR
0776428887
Falbo Marisa
Marisa Falbo nasce a Palermo dove frequenta il Liceo Artistico e l'Istituto d'Arte
info@marisafalbo.com
Fattorini Santa
Via Cosimo Morelli, 41 RM
0650796391
Fava Vittorio
Vittorio Fava è un artista versato in varie forme espressive che ha iniziato negli anni Settanta in ambito neorealista e po, creando, fin da allora, oggetti. Realizza sculture spesso luminose, oggetti e dipinti materici. Si è dedicato anche alla fotografia, come dimostra la sua presenza alla rassegna di Frosinone (1982), ed alle performance. Tra queste ultime si ricordano "Nel rosso rossore" con Vitaldo Conte al Folk Studio di Roma nel 1984 (Riproposto a Roma ai Magazzini Generali e al Teatro dell'Orologio nel 1985) Con Vitaldo Conte al Centro di Sarro di Roma nel 1986. Numerosi sono i suoi film d'artista e audiovisivi, anche con Salvatore Giunta che sono stati proiettati in Gallerie, Spazi Pubblici, Cinema d'essai. Crea mobili fantastici e onirici al primo dei quali ha dato il nome Mnemosine. Ricicla, per le sue creazioni, oggetti trovati. Vasta è la sua produzione di libri d'artista con i quali a partecipato a numerose mostre collettive. In un curricula di tutto rispetto annovera numerose partecipazioni illustri e ordina personali di grande successo.
Fazzini Pericle
Grottamare, 1913
Roma, 1987
Febbraio Pierluigi
Roma 21.6.1976
Via Andretta 10 RM
3492838524
Ferretti Alfredo Libero (fotografo)
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Roma 1919 - 4 gennaio 2007
Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 2005
Disp. fotobromografia circa 50x70
Festa Tano
Roma 1938 - 1988
Fila Eliana Maria
Circonvallazione Gianicolense 356 int 3 RM
Fiocco Massimo
Fiorentini Paolo
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Fioroni Giosetta
Roma 24.12.1933
Fissore (Fissore)

disponibile:
serigrafie 50x70
Fiume Salvatore
Comisa 28.10.1915 - 4.6.1997
Floridi Stefania
Roma 8.7.1959

Via Tito Livio, 64
Guidonia Montecelio RM
0774367119 - 3479385752
Fogli Andrea
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Fontana Lucio
Rosario Santa Fè 19.2.1899
Varese 6.11.1986
Fontanella Nuccio
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Padova nel 1936. - Roma 2003 ?

Nuccio Fontanella è stato uno scultore di  alto rango sull’opera del quale hanno scritto Gianfranco Ajello, Anna Chiara Anselmi, Luigi Bennati, Sergio Bernardi, Carlo Captano, Michele Gennaio, Renato Civello, Maurizio Conconi, Vitaldo Conte, Riccardo Corti, Monique Donej, Jves Florrel, Carlo Fumagalli, Jean R.Gisler, Mario Gorini, Werne Liechti, Fausto Marzioli, , Guerrino Mattei, Paolo Mei, Elio Mercuri, A. Mita, Monteverdi, Bruno Morini, Carlo Munari, Giuseppe Nasello, Gianna Pagani Paolino, Ermanno Polla, Dino Rigido, Paolo Rizzi, Salvatore Sabatino, Alberto Scotti.
Ha esposto alla Grafica Campioli nel 1986 - 1991 - 2002
disponibile:
Testa di resina- colore azzurro -
cataloghi
monografia da consultare
Fontenla Ines
Argentina
Espone alla Grafica Campioli nel 1996 - 1996 - 1996
Formiconi Lamberto
Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 2005
Fornili Alessandro
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Modena 1941
Espone alla Grafica Campioli nel 2005 - 2006
Ha studiato a Modena dove attualmente attività nel settore della pubblicità
Fortini Carlo
Espone alla Grafica Campioli nel 1995
Fortunato Franco

ROMA 1946
Vive e lavora a Roma dove si è formato.
Espone alla Grafica Campioli nel 1993
Fouad Ali
Curdistan
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Franchi Massimo
Roma 28.6.1953

Piazza Ronchi, 16 RM
062753368
Francia Mimmo

Modena 1942
Espone alla Grafica Campioli nel 1988
disponibile:
monografia e cataloghi da consultare
Frascione Enzo

Napoli, 1929
Espone alla Grafica Campioli nel 1987
Disp. disegno 30x40
Frolet Elizabet
Madagascar
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996 - 1996
Fulgidezza Agatino
Firenze 23.11.1943

Via San Gimignano, 54
RM
068802940
Funi Achille
Ferrara 26.2.1890
Appiano Gentile 1972
Furia Ercole
Ercole.furiatele2.it
www.realitycolor.com
Furiosi Furio
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Galli Giuseppe
Via Basento, 46 RM
3477346624
Gamba Ilde
Altomonte 19.8.1958

Via Fontana Rosa, 4 RM
06270261
Gambelli Valter
Fano, 1953
Espone alla Grafica Campioli nel 1984
disponibile:
tecnica mista 76x107
Gandolfo Bianca
Pola 11.3.1929

P.zza N.S. di Guadalupe, 19 RM
0666560319
Gazzellini Marcello
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Genta Gian
Nato a Savona il 15.3.1944
Residente a Savona in Via San Francesco, 3
tel. 019801988
3925495424
sito web  www.giangenta.com
email info@giangenta.com
Gentilini Franco
Faenza 4.8.1909
Roma 5.4.1981
Gerardis Andrea (Ginevra)
Roma 25.1.1975
Res. Via Cipro 77 RM
0639726104
Ghirri Luigi (fotografo)
Scandiano, 1943
Roncocesi, 1992
Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 2005
Disponibile:
foto varie
catalogo e monografia da consultare
Giambrone Silvia gedicht7@hotmail.com
Agrigento, 1981
Giancaspro Felice
Molfetta (Bari)17.11.30
Terlizzi BariViale Federico II 11/c
info 0803510287 m- 3406893136
e-mail enzogiancaspro@libero.it

www.felicegiancaspro.it
Giannetti Antonio (Fotografo)
Espone alla Grafica Campioli nel 1983 - 1985
Giardini Gabriele
Roma 26.3.1975
Giardini Gabriele
Roma 26.3.1975

Via Arturo Graf, 46 RM
0686896078 - 3289460669
Giordano Maria Grazia
Torino 1.12.1927

Viale Libia, 98 RM
0686219427
Giovannini Mauro
Espone alla Grafica Campioli nel 2002
Giovannini Sandra
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 2003
Giuliani Cesare
L'Aquila 15.3.1944
Via Aldo Moro 43
66054 Vasto CH

e-mail Caesar1234@libero.it

 
Giunta Salvatore
Espone alla Grafica Campioli nel 2004
Gnisci Maddalena
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Gnoli Domenico
Roma 3.5.1933
New York 17.4.1970
Gorga Giulio
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Grammenos Cornelius


disp. multiplo di cartone.
Granata Rosanna
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Grassi Tullio
Via G.B.Amendola, 37 Salerno
089723048
Greco Emilio
Catania 11.10.1913 - Roma 5.4.1995
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
disponibile:
cataloghi da consultare
Grecò Edoardo
Verzino 1949

Consigliamo di visitare il sito
                          http://www.edoardo-greco.com
Gritti Calisto
Bergamo 26.12.1937
Groccia Gianfranco
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Grosso Gianfranco
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Guadagnuolo Francesco
Espone alla Grafica Campioli nel 2001
Guardati Stefania
Roma 11.10.1965

Via Torre Morena, 83 RM
Guardigli Luigi
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Napoli  6 giugno 1945
Espone alla Grafica Campioli nel 1992 - 2000

disponibile:

catalogo da consultare

 

Tra il 1969 e il 1971, è incisore presso l'atelier de gravure di Pablo Picasso, tra Spagna e Francia. In questo periodo incide almeno 4.000 matrici del maestro, su pietra, linoleum, legno, rame, zinco, plexiglas e collabora anche alla produzione di maioliche e terrecotte.

Nel 1970, con la collaborazione del regista Armentani, vince il primo premio alla Biennale di Venezia con un documentario dedicato alla grafica d’arte.

Nel 1972 diviene titolare della prima cattedra d'Incisione e Stampa d'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, dove resterà per due anni. In questo periodo forma un gruppo di ricerca per analizzare le pitture ad encausto di Pompei, Ercolano e Resina.

Fino al 1977 fu direttore artistico della stamperia 2RC editrice di Roma, continuando ad essere l'incisore personale di Picasso, fino alla morte del maestro. Nel contempo incide e stampa opere di altri autori: Afro Basaldella, Pierre Alechinsky, Max Bill, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Carlino, Consagra, Cordio, Dorazio, Joan Miró, Mallory, Umberto Mastroianni, Pepper, Perilli, Arnaldo Pomodoro, Porzano, Radice, Mark Rothko, Roberto Venturoni, Simbari, Scarpa, Soto, Victor Vasarely, Pietro Del Greco, Alfonso Cipollini detto Irpino, Bruno Canova, Salvador Dalí, Marc Chagall, René Magritte, Gianni Bruni, Guillame Corneille, Grafica Campioli, Enrico Di Sisto.

1977-81, titolare della prima cattedra sperimentale d'incisione e stampa d'arte presso l'Accademia di Belle Arti di Roma, apre uno studio stamperia a Roma ed esegue opere per Mancinotti, Monachesi, Montanarini, Cantatore, P. Cascella, Irpino, Rut, Cacciò, P. Zac, Umberto Mastronianni ed altri.

1982-88, direttore artistico stabilimento editoriale NUOVA FOGLIO di Macerata, realizza e posa "La Madonna del Soccorso" scultura in bronzo h.m 4,26 in Capri (NA)

1988, fondatore della scuola- stamperia "ELLE-GI" in Roma restaura le cupole delle Moschee di Rabat, Ketama e Kemissat in Marocco, coordinatore di corsi d'arte applicata per L'Università agli studi di Roma della terza età

1990-92, restauro del Tempio di S.Giovanni a Castelvecchio subequo riattazione della Chiesa - pavimentazione , intonaci,stucchi -pietre - carte e legni di arredo

1996, realizzazione e posa di un bassorilievo in maiolica policroma per l'anno giubilare in onore di Papa Celestino V , in Castelvecchio subequo - (AQ)

1999/2000, IN COLLABORAZIONE CON L'UNIVERSITA' POPOLARE MOSTRA DELLE OPERE DEGLI ALLIEVI DEL 2° CORSO DI PITTURA (Grafica Campioli)

2002, realizzazione del torchio calcografico più grande d'Europa in L'Aquila realizzazione di spot e eventi multimediali per il gruppo editoriale Mediaset; Produzione televisiva di Rete4 programma tv "Forum"

2003-07, allestimento dello studio multimediale e polifunzionale "OFFICINA ARTISTICA" in Collemaggio L'Aquila, attrezzata per la progettazione e realizzazione di opere d'arte e scuola-officina di arti applicate (oreficeria - ceramica - stamperia artistica calcografica e litigrafica, decorazione, scenografia , scultura,settore sperimentazione tecnologie avanzate) restauro globale effettuato con batteri, del bronzo a firma Nicola D'Antino raffigurante "La fanciulla della fontana di Collemaggio" posata nel presidio ospedaliero S. Salvatore - Coppito (AQ), restauro e posa di bassorilievo in maiolica policroma in presidio ospedaliero S. Salvatore - Coppito (AQ)

Esposizioni:

1968, Museo Pignatelli, Napoli; 1969, Galleria Numero, Roma; 1971, Galleria Boulakia, Parigi; 1972, Galleria Maier, Ginevra; 1974, Biennale di Lecce; 1975, Cabinet des Estampes di Losanna; 1976, dai Maestri agli allievi; mostra ciclica, Roma; 1977, Maison de la culture Algerienne, Algeri; 1978, Galleria il Babuino, Roma; 1979, Palazzo dei Diamanti, Ferrara; 1980, Museo d’Arte Contemporanea, Elsinki; 1981, Palais des beaux arts, Charleroi; 1981, Albert and Victoria Museum, Londra; 1981, Galleria Meridien, Parigi; 1982, Prima Festa Nazionale Donne, Festa de l’Unità, Roma; 1983, Galleria l’Incontro, Roma; 1984, Sede Centrale Banca Credito Italiano di New York, USA; 1985, Palazzo delle Esposizioni, Città del Messico; 1985, Palazzo delle Esposizioni, Roma; 1985, Museo d’Arte Contemporanea di Costanza, Romania; 1986, Antologia Museo Nazionale di L’Aquila; 1987, Casa della Cultura di Santiago del Cile; 1987, Museo d’Arte Sperimentale Città di Barcellona; 1987, Forte Spagnolo, L'Aquila - 1988, Cabinato des Estampes, Losanna; 1990, Galleria Rossigni, Roma; 2003, Collettiva “Artisti per la Pace”, Angelus Novus, L’Aquila 2003, Personale, Castel Camponeschi, Prata D’Ansidonia Altri Eventi principali: 1987, realizzazione di un bronzo h. 4,26 mt “Madonna del Soccorso”, Capri (NA) 1988-1999, Restauro di minareti e cupole delle moschee di Rabat, Letama e Kemissat in Marocco; 1991, Manutenzione e restauro dei sigilli litografici vaticani; 1992, Restauro Chiesa di San Giovanni Subequeo 1993, Collaborazione con il Ministero della Pubblica istruzione per la realizzazione di cassette per la didattica sull’incisione e stampa d’arte; 1994, Realizzazione spot pubblicitari per il Gruppo Editoriale Mediaset; 1995-1999, cattedra d’incisione e stampa d’arte presso le Accademie di Belle Arti di Roma e Brera; 1996, Realizzazione di un bassorilievo policromo in maiolica per l’anno giubilare in onore di san Celestino V, Castelvecchio Subequeo 2007, L'Aquila: i persistenti segni estetici della città - Museo MUSPAC, Fondazione CARISPAQ, Angelus Novus Pubblicazioni e Recensioni: Argan, “Grafica di Mancinotti”; - L’Automobile, Quindicinale 1969; - Bolaffi, 1973, 1974, 1975; Comanducci - Stamperie Gala, n. 3, 1976, Milano; - “Omaggio a Pasolini”, editrice Magma; - “Torchio in Piazza” TVR Voxon daily News, Luglio 1978, Roma; - TV-TG1, Premio Sibari, 1978; - Il Messaggero, Rubrica di Camilla Casacci - Daily News, Marzo 4/5, 1979 - Sipario, L'Aquila 2007, Maurizio Cocciolone

Guarienti Carlo
Treviso 1923
Guarnieri Riccardo
Firenze 12.9.1933
Guccione Piero
Scicli 5.5.1935
Guerreschi Giuseppe
Milano 15.6.1929
S.L. du Var 14.5.1985
Guerrieri Silvana
Guerrieri Silvana
Bari 6.7.1949
Piazza Ugo da Como, ) RM
068125148 - 3483411389
Guidi Virgilio
Roma 4.4.1891
Venezia 7.1.1984
Guita Michele
Romania
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Guttuso Renato
Bagheria 2.1.1912
Roma 17.1.1987
Espone alla Grafica Campioli nel 1986
Guzzo Premoli Sergio
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI
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Haeth Alfred
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
Halevy Samuele
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Hassan Maani
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Hua Li
Canton 1907
Uno tra i maggiori incisori del secolo scorso nella Repubblica Popolare Cinese. Promotore del gruppo "Xilografia moderna" nel 1934 - nel 1955 fonda e dirige la sezione di xilografia dell'Accademia di Belle Arti di Pechino

disponibile:
xilografia "Il lavoro nelle zone di montagna" cm. 33,5x49 b/n (E. 480,00)
Humerez Paolina
Cile
Espone alla Grafica Campioli nel 1996 - 1996 - 1996
Hyun-Sook Lee
Nasce nel 1968 a Seoul (Corea del Sud)
Dal 1994 ad oggi partecipa ad una ventina tra personali e collettive in diverse città Italiane.
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Iacomucci Giancarlo (LITOFINO)
SEGNALATO  DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 1991 - 1999 - 2002
 

disponibile:
Il Mito del Giudizio Universale nella Cappella Sistina

 http://www.litofino.it

Giancarlo Iacomucci, in arte Litofino, nasce a Urbino nel marzo del 1947.

A Urbino frequenta l’Istituto Statale di Belle Arti, dove si diploma Maestro litografo nel 1964.
La passione per la ricerca di soluzioni grafiche innovative, necessarie alla realizzazione della sua stessa produzione artistica, ha portato Giancarlo Iacomucci a collaborare con alcune fra le più note stamperie d’arte in campo internazionale e Giancarlo Iacomucci nella Stamperia 2RC Roma-foto di A. Burri Giancarlo Iacomucci con il Dr.Daniel Berger alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma nel 1974 dove faceva delle esibizioni tecniche con torchio litografico durante la mostra "L'arte della stampa" della 2RC-foto di Eros Macchi ad entrare in contatto con quei grandi artisti contemporanei (Afro, Alechinsky, Burri, Chema Cobo, Fontana, Capogrossi, Sam Francis, Liberman, Manzù, Pasmore, Arnaldo e Giò Pomodoro, Santomaso, Sutherland, Takahashi, ecc.) Giancarlo Iacomucci con Graham Shuterland nella Galleria 2RC-foto di Alfio Di Bella e con Shu Takahashi che, proprio nella sua duttile inventiva, hanno trovato il veicolo per la corretta espressione dei propri lavori grafici. Giancarlo Iacomucci con Chema Cobo nello studio dell'artista a Tarifa (Spagna) in occasione della lavorazione delle lastre in calcografia per l'illustrazione dell'Iliade
Pittore, disegnatore, incisore e scultore, Iacomucci è dal 1974 presente come artista sulla scena dell’arte italiana.
Fra le altre si ricordano le partecipazioni alle rassegne di Pittura, Scultura, Grafica e Libro d’artista G. B. Salvi e Piccola Europa curate dall’Università di Urbino e Sassoferrato (1978 - 1980 - 1982), al Premio Internazionale di pittura e acquerello Sinaide Ghi a Roma (1977 - 1978), al Premio di pittura Città di Senigallia (1978 - 1979) e al Premio Arte e Ferrovia di Bologna (1982). Prima personale a Roma nel 1979 alla Galleria Amici del Tetto.
Nel 1984, 1985 e 1987 è stato uno dei promotori dei Festival d’Arte di Castelnuovo di Farfa. Altra personale a Roma nel 1986 alla Galleria Il Ponte con la quale ha partecipato a varie fiere internazionali. Dal 1980 al 1987 partecipa in prima persona all’esperienza imprenditoriale della 3K Stamperia d’Arte, riversando in essa la sua ormai ventennale esperienza. Dalla fine del 1987 l’artista decide di abbandonare ogni esterna distrazione per approfondire le linee della sua personale esperienza. Nel 1989 espone alla Temple University Abroad a Roma.
Nel 1991 è invitato alla V Biennale Internazionale d’Arte Sacra al Museo Diocesano Santa Apollonia di Venezia ed all’estero espone all’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo, alla Orchard Gallery di Belfast ed al Museo Italo-Amenicano di San Francisco.
Sempre nel 1991 espone alla Grafica Campioli di Monterotondo (Roma). Mostra personale nel 1992 e collettive nel 1993 e ‘94 allo Studio S di Roma. Nel 1994 è presente alla Biennale di Alessandria (Egitto) e alla mostra collettiva alla Gallenia Akhenaton a Il Cairo.
Mostra personale nel 1995 alla Confraternita S. Maria del Suffragio a Fano (Pesaro) e nel 1996 a Palazzo del Balì, Comune di Saltara (Pesaro).
Sempre nel 1996 partecipa alla collettiva "Anticoli... Fiuggi" a Fiuggi.
Nel 1997 espone all’Ufficio Culturale dell’Ambasciata Araba d’Egitto a Roma.
Nel 1998 personale alla Saletta Paolini-Nezzo a Urbino e nel 1999 all’Associazione d’Arte e Cultura Grafica Campioli a Monterotondo.
 In occasione delle ultime due mostre tiene una conferenza rispettivamente al Circolo Acli e alla Biblioteca Comunale P. Angelani sulla sua scoperta dal titolo "Il volto nascosto di Michelangelo nel Giudizio Universale".
Giancarlo Iacomucci durante la conferenza alla Biblioteca Comunale P. Angelani (Monterotondo) Ripete questa esperienza (mostra e "Il volto nascosto nel Giudizio Universale di Michelangelo"
Nel 1992 in alcuni disegni di Leonardo e di Michelangelo, Giancarlo Iacomucci, in arte Litofino, ha notato un particolare modulo compositivo che attraverso la giustapposizione di gruppi di figure umane variamente disposte, arriva a comporre una più grande figura (tipicamente un volto). Iacomucci, artista e incisore, aveva l’occhio allenato perché nel suo lavoro faceva la stessa cosa, cioè nascondeva messaggi, simboli e informazioni per ampliare il più possibile, il contenuto delle sue opere.
A Iacomucci, non sfuggiva che nello schizzo complessivo per il Giudizio Universale del 1534 (Firenze, Casa Buonarroti 65Fr), Michelangelo nascondeva un volto barbuto visto di fronte. La grande figura non é facilmente estraibile a colpo d’occhio perché la percezione è bloccata sulla scala minore (quella delle piccole figure componenti).
Ma nell’affresco finale del Giudizio Universale, pur rimanendo l’impianto figurativo pressoché inalterato, non c’è più traccia del volto barbuto. Iacomucci aveva chiara la sensazione che, nell’affresco, Michelangelo avesse nascosto un volto, quindi continuò la sua ricerca fino a individuare, nella zona centrale, il profilo di un volto orientato verso destra.
Nel profilo é riconoscibile un gigantesco autoritratto di Michelangelo fedele alle caratteristiche fisionomiche trasmesse dall’iconografia coeva. Infatti, se a partire dalla nuvola che sorregge Adamo, S. Giovanni, si fa scorrere in senso orario una linea di inviluppo lungo la rima azzurra che isola la zona centrale (Cristo e santi) allora si evidenziano in progressione: - la zona occipitale del ritratto (contorno del gruppo Adamo) - la volta cranica (contorno delle figure sopra il Cristo) - la fronte (tra un braccio sporgente e la testa dl S. Pietro) - i seni frontali (il dorso di S. Pietro) - il naso (figura verde inginocchiata dietro S. Pietro) - i baffi (gruppo a sinistra di S. Biagio e S. Caterina) - la barba (parte dei dannati in caduta) - l’occhio (contornato dalle gambe di S. Pietro) Ma per poterlo affermare, servivano prove certe, incontestabili, visto anche le tante suggestioni propagandate per certezze da gente inesperta mentre i critici dell’arte e gli studiosi negavano sempre tutto, anche l‘evidenza comprovata, facendola diventare tuttalpiù una curiosità, una stranezza del genio dl Michelangelo.
All‘occhio esperto di un tecnico nel campo della stampa d’arte, non potevano sfuggire quei puntini incomprensibili sulla tempia del ritratto di Michelangelo, visibili nell’incisione a bulino di Bonasone o la goccia dl sudore visibile nel ritratto del Beatrizet che ritrae Michelangelo all’età di 71 anni, solo pochi anni dopo aver dipinto il Giudizio Universale.
Non sfuggivano neanche le scritte in latino che accompagnano queste due incisioni, soprattutto la forma particolare che recita: "...non habet aut oculos..". Quei puntini, nella stampa di Bonasone, sopra citata, a Iacomucci facevano tanto pensare ai punti di registro necessari per sovrapporre correttamente un colore sopra un altro nella realizzazione di una stampa composta da più matrici. Rapportò con un foglio trasparente, il profilo di Michelangelo inciso dal Bonasone, alla riproduzione del Giudizio Universale.
L’incisione era perfettamente sovrapponibile e scontornava quasi fedelmente la zona centrale dell’affresco. Inoltre riscontrava che quei puntini sull’incisione, che avevano attratto la sua attenzione, si sovrapponevano in punti molto indicativi e cioè: stimmate della mano destra del Cristo che sta all’altezza della sua testa, stimmate della mano sinistra che sta all’altezza del cuore e il terzo punto, il più evidente, cadeva sul bacino di S. Bartolomeo, il santo che ha in mano l’altro ritratto di Michelangelo, quello sulla pelle scuoiata. Quest’ultima coincidenza metteva in rapporto il ritratto piccolo con quello subliminale. Per Iacomucci era un’ulteriore conferma.
A questo punto anche l’occhio più inesperto può costatare personalmente che Michelangelo ha costruito tutto il Giudizio Universale sopra la dima del suo profilo. Troviamo così che tutto l’affresco non é più scollegato ma ogni figura si trova nel posto giusto con il suo preciso significato.
Esempi: S. Lorenzo con in mano il simbolo del suo martirio, la graticola, è invece rappresentato con in mano una scala, la scala delle note, il suono che l’orecchio può ascoltare; infatti, S. Lorenzo sulla nuvola, forma l’orecchio del macro-ritratto.
Gli angeli buccinatori si vengono a trovare proprio sopra la laringe, l’organo che emette il suono.
Davanti alla bocca di questa figura subliminale, troviamo rappresentato S. Biagio e Santa Caterina cioè i santi ausiliatori protettori rispettivamente della gola e della lingua.
Pensiamo siano sufficienti questi pochi esempi per escludere che si possa trattare di una casualità, senza per ora inoltrarci nella simbologia esoterica dove la scoperta è confermata punto per punto, figura per figura.
Un esempio per tutti: le chiavi in mano a S. Pietro si trovano al centro della fronte del ritratto subliminale, rappresentando così l’apertura del terzo occhio, le chiavi del Paradiso.
Tantissimo altro c’è ancora da evidenziare, anche se pensiamo che questi pochi esempi siano più che sufficienti per rendere la scoperta incontestabile sotto tutti i punti di vista.
Per evitare equivoci, Michelangelo cambia la prima idea, quella di rappresentare una figura barbuta frontale, perché questa figura poteva essere scambiata per Dio Padre, secondo un’iconografia classica. Invece mettendo il suo profilo, questo diventava inconfondibile per il naso rotto dal pugno di Pietro Torrigiano, rappresentato dalla figura verde inginocchiata dietro S. Pietro, piegata come il suo naso rotto. Iacomucci s’interroga sul perchè Michelangelo fa questo ritratto. Esclude che sia uno sberleffo al committente, anzi, analizzando i fatti storici che coinvolsero i protagonisti, dichiara apertamente che potrebbe essere una cosa voluta dalla committenza stessa.
Vede il Giudizio universale come un possibile telegiornale dell’epoca dove in "politichese" cioè in forma velata, venivano spiegati i possibili punti d’incontro tra due parti in contestazione, i cattolici e i circoli riformisti che premevano per avere la riforma della chiesa di Roma.
Sicuramente anche Michelangelo con Vittoria Colonna e J. Valdez, faceva parte di uno di questi circoli. Iacomucci conferma la scoperta del Prof. Francesco La Cava che nel 1923, soltanto pochi anni fa, riconosce nella pelle in mano a S. Bartolomeo, il ritratto di Michelangelo, quello che oggi tutti i critici danno per scontato da sempre e lo usano per creare confusione con la scoperta del macro-ritratto.
Iacomucci senza toccare pennelli e colori rifà di nuovo per noi il Giudizio universale, ridà forma nuova all'affresco, riporta in luce la vera Arte, capace di contenere tutta l'energia rinnovatrice del nuovo e possibile rinacimento spirituale. 
Nell’aprile del 2000 presenta il suo libro "Il mito del Giudizio universale" (Mamma editori) alla Ex Chiesa Santa Rita dei Poverelli a Roma.  
Iacomucci Carlo

Carlo  Iacomucci è nato a Urbino nel 1949, vive e opera a Macerata- Italia  < www.carloiacomucci.it <  per contatti:  carloiacomucci@libero.it ---( --Tel. 320.0361833 )Nella sua città natale riceve la prima formazione artistica presso l’Istituto Statale d’Arte meglio conosciuto come “Scuola del Libro”. Negli anni 1969 e 70 vive a Roma dove, frequenta stamperie d’arte, studi e ambienti artistici; matura quindi la passione per l’incisione e, in modo particolare, per l’acquaforte. L’interesse per l’incisione è tale da indurlo ad iscriversi al Corso Internazionale della Tecnica dell’Incisione Calcografica tenuto a Urbino dal Prof. Walter Piacesi. La necessità di approfondire lo stimola a frequentare poi la sezione di pittura dell’Accademia di Belle Arti ad Urbino. Nel 1973 dopo due anni di frequenza, lascia l’Accademia di Urbino perché è chiamato ad insegnare Anatomia Disegnata presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Dal 1974 al 1985 opera a Varese dove insegna Figura Disegnata presso il locale Liceo Artistico Statale. Fa parte dell’Associazione Liberi Artisti della Provincia di Varese e scambia utili esperienze con altri artisti che gli permettono di approfondire il suo impegno artistico, e contemporaneamente partecipa a numerose mostre ottenendo riconoscimenti che lo spingono ad intensificare la sua ricerca sia nel campo pittorico che in quello dell’incisione. Il legame mai spezzato con la terra d’origine lo spinge a rientrare nelle Marche. Dal 1985 al 2008 è titolare della cattedra per l’insegnamento di Discipline Pittoriche (Disegno dal Vero ed Educazione Visiva) presso l’Istituto Statale d’Arte di Macerata.

•Conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento di Discipline Pittoriche a Milano, rilasciata dalla Sovrintendenza       Scolastica Regionale della Lombardia.

•Conferimento premio “Leonardo Da Vinci” per meriti artistici-culturali per le Arti Visive a Roma.

•Ha ideato e curato con alcuni suoi allievi un libro d’arte di immagini e poesie a tiratura limitata dal titolo “La Terza “E” con un saggio del prof. Dante Cecchi, per l’Istituto  Statale d’Arte  di Macerata.

•È stato nominato “Socio Onorario” del Centro Intellettuale della Provincia di Buenos Aires sede di Quilmes.

Ha progettato e coordinato con alcune sue allieve dell'Istituto St. d'Arte di Macerata un murales sul lavoro dell’uomo per il quartiere Le Grazie di Recanati.

Nel 1986 viene nominato membro ordinario dell’Accademia Georgica di Treia (MC) (Membro del Magistrato Accademico come censore per le arti dall’86 al 1997 ).

•Ha progettato due vetrate didattiche-artistiche per l'Istituto Liceo Lingui­stico“Bambin Gesù” di San Severino Marche.

•Ha progettato e coordinato con alcune sue allieve dell'Istituto d'Arte di Macerata un murales “l’Eucarestia” presso l’Abbazia di S.Maria in Selva di Treia.

•Ha ricevuto il premio Marc’Aurelio per la sezione delle Arti Visive a  Roma.

•Ha ideato e curato con alcuni suoi allievi dell’Istituto Statale d’Arte di Macerata un lavoro immagine in video dal titolo: “Già-cchè ci siamo disegniamo”.

•Ha ricevuto il Premio del Centenario “Giuseppe Garibaldi” per le arti visive, Sala Promoteca in Campidoglio a Roma.

•Ha realizzato una cartella-edizione d’arte limitata per l’Unicef di Macerata “Presenze Costanti” contenente un’acquaforte originale dal titolo “L’Opera e L’Aquilone” con un testo critico di Lucio Del Gobbo.

•Ha ricevuto il Premio Internazionale San Valentino d’Oro per la sezione delle Arti Visive come “Messaggio d’Amore” a  Terni.

•Il TG3-Rai Marche gli ha dedicato un servizio-intervista dal giornalista Giuseppe Camilletti “La Pittura, l’Incisione e la didattica di Carlo Iacomucci”.

•Nell’ambito scolastico promuove e curato un lavoro interdisciplinare: una cartella-edizione d’arte dal titolo “1° Quaderno d’Arte” contenente 5 acqueforti realizzate da colleghi e studenti per 5 poesie, Edizioni ISA.

•È stato inserito nel “Repertorio degli Incisori Italiani” Centro Culturale “Le Cappuccine” - Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne e presentazione del 1° volume di artisti incisori censiti sul territorio nazionale a Bagnacavallo.

•Durante la sua permanenza a Varese  come professore di Discipline Pittoriche presso il locale Liceo Atistico Statale  la Rai Tre di Milano realizza un servizio-intervista di Anna Maria Gandini nel 1983, sulla sua attività didattica e artistica-culturale, in particolar modo sulla tecnica dell’acquaforte e puntasecca.

•Alcune sue incisioni entrano a far parte della prestigiosa Civica Raccolta delle Stampe “Achille Bertarelli” del Castello Sforzesco  di Milano.

•Ha realizzato una cartella-edizione d’arte pregiata a tiratura limitata  contenente un’acquaforte originale dal titolo “Georgica Treiensis” con testo critico dello storico dell’arte Prof. Vittorio Sgarbi “Iacomucci e Treia, il Sogno e il Segno”.

•È stato inserito con un profilo biografico nell’Edizione Internazionale Whos’ Who in Italy Edition Sutter’s International, sede di Bresso Milano.

•È stato pubblicato un Libro d’Arte  a tiratura limitata sulle incisioni eseguite dal 1971 al 2000 dal titolo: “Un Nuovo e Sempre Antico Paesaggio dell’Anima” a cura di Floriano De Santi, con testi antologici di Vittorio Sgarbi e Pietro Zampetti, edito dalla Fondazione “Il Pellicano Edizioni” Trasanni di Urbino.

•Ha inciso 4 acqueforti  per un libro d’arte  , Edizioni QuattroVenti di Urbino.         

•In occasione della IX Edizione 2003 della Rassegna di Grafica “Omaggio a Luigi Bartolini” riceve dal Comune di Cupramontana il riconoscimento come: “Incisore marchigiano distintosi per particolare qualità” e per l’occasione viene allestita una mostra personale d’incisioni presso il Palazzo Leoni a cura di Armando Ginesi e con un testo critico di Floriano De Santi.

•Su invito ha realizzato un’opera originale dal titolo”Il Paese dei Balocchi” per la Galleria d’Arte Contemporanea Scuola Capannini dedicata a Pinocchio, a cura del­l’Istituto Comprensivo Statale San Francesco “Io, gli artisti e ... Pinocchio”  di Jesi.

•Dall’Accademia Dei Catenati di Macerata è stato nominato membro ordinario per meriti artistici e didattici.

Ha realizzato dodici immagini più la copertina per il libro d’arte “Le Colline il Mare” poesie del Prof. Gian Mario Maulo, con un saggio critico del Prof. Evio Hermas Ercoli, con il contributo dei Comuni di Macerata e di Civitanovamarche - Edizioni Simple.

E' presente con alcune illustrazioni al Centro di Docu­men­tazione dell’Illu­strazione Contemporanea Comune di Bronzolo (BZ)

• È stato uno dei fondatori della Galleria D’Arte Contemporanea (scuola di formazione) della Fondazione “Il Pellicano” deiTrasanni di Urbino.

•L'Agencia Central  in Brasile ha realizzato due francobolli personalizzati ripresi da due opere dal titolo “Dolce Ricordo” e “Armonie” abbinati alla serie “Mata (Foresta) Atlàntica,  Fauna y Flora”, e un terzo francobollo stampato a Brasilia ripreso sempre da un’opera dal titolo”Poetica natura” abbinato alla serie “Festividades”.

•Collabora con un lavoro per : “L’Albero e la Storia-Galleria d’Arte Permanente a Scuola” a cura della Prof.ssa Maria Grazia Bertarelli con testi critici di Armando Ginesi e Giancarlo Bassotti, Istituto Comprensivo “G. Rossini” - San Marcello (AN).

•Realizza delle opere  illustrative di  vedute di Macerata ai tempi di P. Matteo Ricci del 1500  per la mostra “Europa am Hofe der Ming” del Gesuita Maceratese , a cura del Prof. Filippo Mignini allestita presso il Museum Für Ostasiatische Kunst Staatliche Museen di Berlino nel 2005.

(Alcune di queste illustrazioni di Iacomucci sono state anche riprodotte nel prezioso libro-catalogo tradotto in lingua tedesca, edito da Mazzotta di Milano stampato per l’occasione).

Impellizzeri Francesco
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Infante Carmela
Via Avezzana, ($ S.Maria Capua Vetere CE
0823844777 - 0823659056
Carmelainfante@yahoo.it
IRPINO Alfonso Cipollini
Vallata, 18.11931
?

Pittore, scultore, ceramista, e incisore di raffinatezza rara.
Iurilli Igino
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Katsuki Eri
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Kattinis Julianos
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Pittore greco naturalizzato italiano, è nato a Damasco nel 1934 da famiglia greca ateniese.
Ha studiato arte a Damasco, Gerusalemme, Beirut, Cairo, Parigi, Atene, Monaco di Baviera e Roma, dove si è diplomato all'Accademia Nazionale di Belle Arti AA-BB nel 1964.
Artista di fama internazionale, presente alla XXXII Biennale Internazionale di Venezia nel 1964, ha realizzato 250 mostre in Italia ed all'estero in prestigiose Gallerie e Musei, fra cui il Museo di Palazzo Braschi a Roma (1972), il Palazzo delle Esposizioni del Pireo-Atene (1977), Museo d'Arte d/Gener. Ital.del 900 G. Bargellini (2003).
Ha inoltre realizzato grandi opere di affreschi e murali in Italia ed all'estero.
Dal 1970 vive ed opera a Roma, viale Castrense, 21 Tel. 06-7014716
Espone alla Grafica Campioli nel 1983 - 1985 - 1987 - 1996 - 2009






Kaufmann Patrick
 
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI


Espone alla Grafica Campioli nel 2005
Kazuioski Kamio
Giappone
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Kokocinsky Alessandro
Porto Recanati, 1948 
Kounellis Jannis
Atene 1936
Krische Johannes
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Kuzio Thomas
Espone alla Grafica Campioli nel 1994
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
La Barbera Mario
Solarino 20.5.1954

Via Acherusio, 32 RM
0686207463 - 3386265466 - 3382071815
La Ricca Rosella (fotografo)
Monterotondo
Espone alla Grafica Campioli nel 1983
La Selva Sebiano
Espone alla Grafica Campioli nel 1995
Labate Beatrice Bea
Via Valseriana, 19 RM
068171601 - 3336354428
Leinardi Ermanno
Pontedera 8.6.1933
Leonardi Piero (fotografo)
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Monterotondo, 1957
Espone alla Grafica Campioli nel 1981 - 1983 - 1988 - 1989 - 2003 - 2005 - 2006
Leonardi Jordi (Fotografo)
Monterotondo
Espone alla Grafica Campioli 2006
Leonardi Silvana
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Leoncillo Leonardo
Spoleto, 1915
Roma, 1968
Leonetti Eugenio
Andria (Bari) 14.3.1957
t. 3299875173
sito web   www.eugenioleonetti.com
e-mail   leonettieugenio@tiscali.it
Leong James

U.S.A.
Espone alla Grafica Campioli nel 1996

Levi Carlo
Torino 29.11.1902
Roma 4.1.1975
Liberatore Bruno


Disp. bronzetti vari.
Licata Riccardo
Torino 20.12.1929
Licini Osvaldo
Monte Vidon Corrado 22.3.1894 - 11.11.1958
Ligabue Antonio
Zurigo 12.12.1889
Gualtieri 27.5.1965
Lilloni Umberto
Milano 1.3.1898 - 16.6.1980
Lim Lim
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Lipari Ciro
Nasce a Palermo nel 1928. E' a Roma alla fine degli anni '60. Determinante è stato l'incontro con Guido La Regina con il quale inizia una solidale collaborazione che gli servirà di seguito a sviluppare opere concepite autonomamente con una tecnica altamente raffinata. Muore a Roma nel 2007.
Espone alla Graficaa Campioli nel 2005
disponibile:
catalogo
Livadiotti Massimo
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Lober Jost
Espone alla Grafica Campioli nel 1995
Lolli Vito
Espone alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Lombardo Ernesto
E' nato a Tripi (Messina) diplomatosi all'Istituto Statale d'Arte di Palermo, dopo una prima giovanile esperienza artistica in Messina, verso la fine degli anni '60 si trasferisce al nord, prima a Milano, poi ad Albissola. Collabora e partecipa a numerose mostre collettive, premi e rassegne d0arte a carattere nazionale ed internazionale con sempre crescenti, lusinghieri consensi di critica. Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'Estero. Attualmente vive e lavora a Roma in Via Augusto Riboty, 18.
Lunetta Mario (poeta)
Presenta alla Grafica Campioli  "Scacco al Re" di Vanni Rinaldi nel 1988 e "Lettera Morta" nel 2002
Lupo Antonio
Lizzano (Ta) 28.7.1940
Via Nazario Sauro, 15     74020 Lizzano
099955271
3880602271
web     antoniolupo.webege.com
e-mail    antoniolupo@alice.it
Galleria Antonio Lupo  Via N.Sauro 15 Lizzano  telefax 0999552271
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z
Maccari Mino
Siena 24.11.1898 - Roma 16.06.1989
Espone alla Grafica Campioli nel 1986 - 1997
disponibile:
monografia da consultare
Maddalena Simona
Roma 20.10.1976

Via Muzio Scevola, 121 RM
067810960 - 3476595394
Madera Francesco Gennaro
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Toritto (Bari), 1941
Espone alla Grafica Campioli nel 1984 - 1996
Disp. incisioni varie 35x50 - acrilici 50x50 e 50x70
Mafai Mario
Roma 15.2.1902 - 31.3.1965
Maggi Ruggero
Espone alla Grafica Campioli nel 1996
Magnante Mauro
Rocca di Mezzo 14.1.1949

Via Baveno, 58 Palazzina B/A 14 RM
0661563466 - 3491429251 - 3407700285
Malori Dante
Pittore e scrittore
Latina Studio  V.le Le Corbusier, 45
www.dantemalori.it
dantemalori@virgilio .it
348306380
specializzato in pitture ad olio e scrittore con la rupemutevole di libri di narrativa.
Maltempi Enrico
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Modena, 1961
Espone alla Grafica Campioli nel 2003
Disp. acrilici 50x50, 10x10 ed altro
Mancini (Poeta) Angelo
Manzoni Piero
Soncino 3.7.1933
Milano 6.2.1963
Manzù Giacomo

Bergamo 22.12.1908 - id. 17.01.91
Espone alla Grafica Campioli nel 1981

Mapelli Giovanni
Via parco 2/b
San Mariano (PG)
3335604058
Marazzi Fabio
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 2003 - 2004 - 2005 - 2007 - 2007

Fabio Marazzi nasce a Roma il 27/07/53. Fotografa dal 1982 e da allora non ha mai smesso di studiare e praticare la fotografia portando avanti di pari passo la ricerca personale e l’aspetto professionale.Lavora nel settore dell’alimentazione biologica di cui cura gli aspetti commerciali, di immagine e comunicazione. E’ anche specializzato nel reportage sugli artisti.

6-31 marzo 2001:  "4 ELEMENTI" mostra collettiva presso la libreria-galleria Amblar di Ravenna, opere della mosaicista Stefania Aureli e foto su di lei e il suo lavoro.

Novembre 2002:  esce il libro "COLOR BELLEZZA" del pittore Bruno Ceccobelli, ed.Jaca books, con un inserto contenente 20 foto prese dal reportage sull\'artista, presentato alla Sibernagl Undergallery a Milano in occasione della mostra "Quadri belli di Cecco".

27 settembre-24 ottobre 2003:  "PORTA DEL SOGNO" mostra personale alla galleria d\'arte Grafica Campioli di Monterotondo (Rm).

7-13 febbraio 2004:  "LA VITA E\' UN SOGNO" mostra personale nello spazio espositivo della libreria Odradek in Via dei Banchi Vecchi a Roma, curata da Francesca Vitale.

3-13 luglio 2004:  "I GIORNI DELL\'OMEGA" collettiva all\'antica Locanda Martorelli di Ariccia, patrocinata dal comune di Ariccia, con lo scultore Emilio Anselmi e il fotografo Piero Leonardi.

13 novembre-dicembre 2004:  "PROVE DI MEMORIA" personale alla galleria d\'arte Grafica Campioli, patrocinata dal comune di Monterotondo, con l\'apporto critico di Sangiuliano.

12 gennaio-24 marzo 2005:  "INSIDE CAMERA" (IMPRESSIONI PERMANENTI)" collettiva alla galleria d\'arte Grafica Campioli con le immagini di altri 8 fotografi tra cui Alfredo Libero Ferretti e Luigi Ghirri.

Marzo 2005:  viene edito il libro "TRE MALUMORI" ed.Ferv del poeta e critico Sangiuliano che pubblica in copertina l\'esposizione multipla "Il Balcone Volante".

19-25 maggio 2007:  "ANTOLOGICA 2002-2007" al Centro d\'Arte La Bitta a Roma.

6 ottobre-9 novembre 2007:  personale "LA TEMPESTA" alla galleria Grafica Campioli.

22 aprile-9 maggio 2008:  personale "REALTA\' QUOTIDIANA" per FotoGrafia-Festival internazionale di Roma 2008 alla Galleria AOCF58 a Roma.

 

Marchese Salvatore
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Catania 30.5.1947 -
Espone alla Grafica Campioli nel 1990 - 1992 - 1993 - 1997 - 1998
disponibile
olio su cartone  "La Mela" - Olio su cartone "Pinocchio" - olio  su tela 35x50 "Arlequin" - olio su tela 35x50 "Il gatto"
cataloghi e monografia da consultare
Marchionni Elvio
E' nato a Spello (PG) nel 1944 dove vive e lavora.
Mariani Marcello
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

L'Aquila: 1938

La sua prima mostra risale al 1954 presso il circolo UCI di L'Aquila alla quale fanno seguito molte altre, prestigiosissime,  allestite in Italia e all'estero.
disponibile:
Tecniche miste su carta - dimensioni cm. 30x40 e 50x70 (E. 300,00-400,00), dimensione  cm. 90x120 "Il violino rosso" (E. 2.400,00)

cataloghi da consultare

 
Marcello Mariani nasce a L’Aquila dove vive e lavora, nel settembre del 1938.
La sua prima mostra personale risale al 1954 presso il circolo UCI dell’Aquila. E’ allievo di Fulvio Muzi. Compie studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli ed inizia in questa città, presso il teatro San Carlo, i suoi primi lavori di scenografia.
Dal 1960 al 1962 viaggia in Europa, conosce artisti berlinesi e tiene una mostra personale ad Amburgo presso la galleria Adler.
A Parigi conosce Sartre e gli esistenzialisti.
Rientrato in Italia si avvicina all’ambiente romano, conosce Manzoni, Rotella, Lisi, Rauschenberg. Inizia all’Aquila ad insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte.
Tiene numerose mostre con artisti aquilani (Di Fabio, De Carolis, Marinucci, Mantovanelli, Gagliardi, ecetera).
Durante tutti gli anni ’60 e ’70 si dedica in modo profondo alla pittura informale, sull’influenza del maestro Alberto Burri, che frequenta in occasione delle mostre internazionali d’arte contemporanea “ALTERNATIVE ATTUALI” curate da Enrico Crispolti all’Aquila (1962; 1963; 1965; 1968).

Marcello Mariani e Joseph Beuys
Marcello Mariani con Joseph Beuys in un incontro a L'Aquila.
Dipinge insieme a P. Sadun in uno studio comune nel centro storico della città. Sono frequenti i suoi incontri con C. Bene e M. Ceroli. Fontana e Burri influiscono in modo determinante sulla ricerca pittorica e umana del giovane artista.
Egli sviluppa una visione sempre più poetica e anarchica del mondo.
L’avversione ad una società mercato e ad un’etica consumista, pervaderà tutta la sua produzione pittorica successiva.
Non a caso nel 1974 conosce J. Beuys che rafforzerà la sua convinzione ad una “terza via” umana e sociale al di fuori del capitalismo e del comunismo.
E’ del 1974 la mostra collettiva con Accardi, Consagra e Guttuso presso la galleria “Il fante di quadri” a Civitavecchia.
Nel 1979 inizia il ciclo di viaggi in Oriente e in Australia che culminerà con due diverse mostre personali nel 1979 e nel 1980 a Melbourne.
In Australia viene affascinato dalla cultuta tribale aborigena. Tornato in Italia arricchisce la sua pittura informale di tracce materiche più calde, di superfici quasi murarie, come simboli originarie di una condizione poetica ed umana universale. Sono questi gli anni della sua amicizia con Tullio Catalano e dei suoi frequenti incontri con Marinucci, Crispolti e Gasbarrini, che presenteranno alcune sue mostre personali e collettive.Sono degli anni dal ’90 al 2000 le numerose esposizioni (AD USUM FABRICAE 1995 e 1996; TRASALIMENTI 1999 e 2000; ALITALIA PER L’ARTE 1999" con artisti quali: Pistoletto, Merz, Mauri, Catalano, Pisani, Paolini, Nagasawa, Bagnoli, Baruchello, Kosuth, Di Blasio, Spalletti, Castellani, Kounellis, Messina, Fabro, Nannicola, Accardi, Ceroli, Del Greco, Accatino, Dorazio, Nunzio, Arnaldo Pomodoro, Giò Pomodoro, Pace, Tardia, Baj, eccetera.
Nel 1997 Vito Apuleo presenta a L’Aquila la mostra personale “ARCHETIPI”, con lavori dal 1971 al 1995. Il catalogo omomimo contiene inoltre scritti di Oliviero La Stella e foto di Jonny Ricci che più volte ha lavorato insieme a Marcello Mariani. Nel giugno del 1998 tiene una personale a Melbourne presso la BRERA GALLERIES” di Vincenzo Basile.
Nel 2006 inaugura una grandiosa mostra personale "I Colori del Sacro" a cura di Silvia Pegoraro (testi in catalogo On. Ottaviano Del Turco di Silvia Pegoraro e del Prof. Carlo Chenis). Interverranno durante la manifestazione con recenzioni ed interviste: Sergio Zavoli, Oliviero La Stella, Francesco Rivera ed il maestro Sergio Rendine (che terrà un grande concerto inaugurale nella chiesa-museo)
Nel 2007 è invitato a partecipare a Castelbasso con i grandi maestri informali del secolo ad una rassegna completa sull'arte informale europea ed americana, con un opera del 1960 (Spazialità Cellulare). La grande antologica: "Nel Segno della Materia, pittura informale europea e americana", annovera i più grandi pittori del '900: Burri, Fontana, Vedova, Marca-Relli, Pollock, Kline, Fautrier, Wols, Afro, Appel, Baj, Tapies, Boille, Soulages, Hartung, etc.
Le sue opere si trovano presso importanti collezioni d'arte contemporanea pubbliche e private, sia in Italia che all'estero.
Ottiene ripetutamente consensi di critica e pubblico.
Scrivono di lui giornali nazionali ed internazionali (Il Messaggero, The Age, Il Tempo, The Herald Sun, D’Ars Agency, Il Mezzogiorno, Il Segno, News Arte Contemporanea, Avvenire, L'Avanti, ilmanifesto, Liberazione, Arte Mondadori, etc.)

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Mariani Giuliano
Espone alla Grafica Campioli nel 2002
Mariani Carlo Maria
Roma 25.7.1931
Marigliani Antonella
Roma 23.12.1965

Via Andretta,74 Rm
067194313 - fax 0670384236 - 3357375143
Marini Marino
Pistoia 27.2.1901
Viareggio 6.8.1980
Marino Anna
Roma 24.10.1944

Via Felice Grossi Gondi, 45 RM
0686322114 - 3478345253
Marjan Kravos "Wrom"


Disp: Incisioni 50x70
Martinez Carmelo
SEGNALATO DALLA GRAFICA CAMPIOLI

Espone alla Grafica Campioli nel 1989
disponibile:
cataloghi vari (ad esaurimento)
Martini Angela
Udine 29.8.1972
Via Fabio Numerio 46 RM
067887454 - 3280170263
Marzi Giorgia
Nasce a Roma nel 1980. Fin da giovanissima è attratta dal fascino della musica e delle arti visive. Dopo la maturità classica si iscrive ai corsi dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, consegue brillantemente il diploma con una delle tesi sull'analisi comparativa tra Alice nel Paese delle Meraviglioe di Carrol e Pinocchio di Collodi e comincia un'assidua frequentazione degli studi dei maestri Sandro Trotti e Gian Paolo Berto. Il suo percorso artistico, che la porta ad esporre a Roma ed in altre città d'Italia in diverse mostre personali e collettive, è caratterizzato da un'innata vena illustrativa, una continua ricerca espressiva del segno ed uno straordinario talento ritrattistico.
Marzilli Franco
Roma 14.12.1934
Maselli Titina

Roma 1924
Disp. serigrafia cm. 50x70
Mastroianni Umberto
Fontana di Liri 21.9.1910 -  Roma 24.2.1998
Matia M.
Espongono alla Grafica Campioli nel 1995 - 1996
Mattioli Carlo
Modena 8.5.1911
Parma 13.7.1994
Mattoni Giovanni
Roma 20.8.1950

Via Matilde Serao, 43 RM
Mazzetti di Pietralata Emanuela
Roma 12.9.1950

Via Orti di Acilia, 15 RM
0652363010 - 3358428287
Meloni Paola
Roma, 23.7.1951
Via Pausania, 2 b<